Meglio chiarirci da subito: mai si potrà avere una legge che tuteli e valorizzi il Made in Italy se l’Unione Europea non lo vorrà. Le battaglie raccolte in questa guida – battaglie del sistema Confartigianato, in prima battuta - durano da cinque anni e di queste la politica si è appropriata. Ora lo affermiamo con serenità: il “Made In” non dev’essere una questione politica, ma economica.
Una questione di buonsenso, di ragionevolezza, di passione. Il “Made In” è un marchio che, da un lato rappresenta la tradizione (il manifatturiero italiano) e dall’altro permette al consumatore di riconoscere un bene che è la sintesi più riuscita di qualità, creatività, originalità e personalizzazione.
Questa non è politica, ma storia.
Da tempo la nostra Associazione si è fatta carico di un impegno: rendere obbligatoria la tracciabilità nelle filiere del settore Moda per poter garantire alle nostre imprese uno sviluppo costante nel tempo, una riconoscibilità nel mondo non inficiata dalla contraffazione, una totale fiducia nell’Europa.
Potremmo discutere a lungo dell’urgenza di una Legge sul “Made In” in grado di assicurare alle nostre imprese, ed ai loro prodotti, una salvaguardia a trecentosessanta gradi, ma se la proposta di legge di Reguzzoni-Versace non otterrà la “benedizione” della Commissione Europea (alla quale il testo, per di più, non è stato sottoposto neppure per conoscenza ed ottenere un parere in merito), temiamo che la battaglia non avrà fine.
L’Europa non può sottrarsi al compito di porre al centro delle sue scelte il futuro dell’IMPRESA. Di chi lavora nella legalità e nella sicurezza. Di chi rispetta le leggi e le applica anche in momenti di enormi criticità.
Proprio per questo nelle ultime pagine abbiamo riservato una ”vetrina” speciale a quelle imprese, nostre associate, che fanno del “Made In” il loro marchio di fabbrica.
Perchè il “prodotto italiano” è una bandiera di cui andare fieri: quanto quella europea.