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Crediti alle imprese: gli insoluti aumentano!
I sondaggi di Confartigianato Varese Lo dice un campione di 500 imprenditori intervistati da Confartigianato Varese

Crediti insoluti delle imprese verso i propri clienti: un fenomeno in crescita.

Confartigianato Imprese lo ha denunciato anche in occasione della sua Assemblea nazionale, a Roma nel mese di giugno. Se da un lato il valore stimato dei crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione, a livello nazionale, arriva a quota 60 miliardi di euro, dall’altro i crediti insoluti tra aziende private è a quota 40 miliardi.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Varese, ha chiesto ad un campione di 500 imprenditori se in questi ultimi due mesi i crediti insoluti sono aumentati. E se i decreti ingiuntivi sono ancora gli strumenti più adatti per cercare di recuperare ciò che è dovuto. Il 90% degli intervistati ha dichiarato che <l’aumento, negli ultimi mesi, c’è stato>. Ed è notevole, perché almeno il 30% del campione si è trovato a <dover fare i conti anche con l’insolvenza dei clienti migliori: che avevano sempre pagato e ai quali si fatturava di più>. Il 7%, invece, si “mette in salvo” perché da tempo ha deciso di <aprire rapporti d’affari solo dopo indagini bancarie sui clienti: oggi i rischi sono già troppi, meglio evitarne qualcuno>. Il restante 3%, invece, afferma che <gli insoluti non sono aumentati, ma continuano ad esserci>.

Una fra le principali cause dell’insoluto, dice il campione, <la si trova nella limitata capacità delle banche di assorbire il costo del credito> attraverso una strategia innovativa di gestione del credito problematico. Ma anche nella diminuzione dei finanziamenti alle imprese: tra il novembre 2011 e l’aprile 2012, prosegue l’Ufficio Studi di Confartigianato, si è registrato un calo di ben 26.750 milioni di euro.
Le piccole aziende sono state le più penalizzate con una diminuzione nell’erogazione da parte degli istituti di credito del 4%. In provincia di Varese, invece, le erogazioni da parte delle banche sono scese del 5%. Eppure, nonostante il calo di risorse creditizie, l’artigianato crea maggiore ricchezza rispetto ad altre tipologie aziendali: per produrre 100 euro di valore aggiunto utilizza soltanto 31 euro di credito, mentre le imprese non artigiane hanno bisogno di 126 euro per realizzare 100 euro di valore aggiunto.

Per quanto riguarda i decreti ingiuntivi, il 99% delle 500 imprese intervistate dice che <non servono. Quando si decide di ricorrere legalmente i processi sono troppo lunghi e si devono impegnare altre risorse economiche che difficilmente potranno essere recuperate>. Alcuni sottolineano che <se avessimo fatto ricorso ai decreti aggiuntivi, ad oggi saremmo tutti chiusi. Se un cliente non può pagarti, c’è ben poco da fare. Il problema, però, si ritorce su se stesso: non si incassano i crediti e sulle somme non incassate si pagano sempre tasse ed Iva>. Così, l’1% suggerisce di <cambiare i metodi di pagamento: tutto e subito alla consegna della merce evitando riba, anticipi fatture o pagamenti a lungo termine. Solo così le imprese potrebbero autofinanziarsi evitando la richiesta di fidi>.

Quando si parla di decreti ingiuntivi, si parla di giustizia: così lenta da costare circa 371 euro ad azienda e con ritardi che gravano sulle aziende per un totale di 2,3 miliardi di euro l’anno. Il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media OCSE. Secondo l’analisi di Confartigianato Imprese, gli imprenditori italiani devono attendere in media 1.765 giorni per avere giustizia durante una causa civile. Tali attese arrivano a costare alle imprese 2.331 milioni di euro. Inoltre, per recuperare un credito in Italia sono necessari 1.210 giorni. In Spagna siamo a 515, in Cina a 406, in Inghilterra a 399, in Germania a 394, in Francia a 331 e negli Stati Uniti non si superano i 300.


Mercoledi 8 Agosto 2012

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