Area riservata ai Soci
Dimenticato la Password?

Donne: poche parole e tanti fatti
Donne Impresa Irene Cotis, presidente del Gruppo Donne di Confartigianato Varese, racconta la sua esperienza e parla di discriminazione

Irene Cotis è stata eletta presidente del Gruppo Donne di Confartigianato Varese nel gennaio 2010, ma vive il sistema associativo da quando suo padre, quarant’anni fa, fondò l’impresa oggi gestita da lei e dal fratello. Afferma di <essere un’artigiana sempre alla ricerca della concretezza e non una politica. Amo i fatti, non le parole>. E’ anche per questo che dal Gruppo Donne vorrebbe ottenere ciò che sino ad ora, la politica, non ha voluto riconoscere a tutte quelle imprenditrici che si impegnano per la tutela della figura della donna all’interno della società. Utopia? Forse. Eppure Irene Cotis, impegnata nella gestione amministrativa ed economica di un’azienda leader nel settore installazione impianti, non cede.

Non è fuori luogo parlare di discriminazione?
Le donne continuano a vivere problemi specifici che ormai sembrano caratterizzare “l’essere donna”. Problemi spesso generati da pregiudizi e preconcetti. Purtroppo nei confronti della donna, ancora nel XXI secolo (ma accadeva nel Medioevo…), c’è poca credibilità. A renderci la vita difficile: conciliazione tra famiglia e lavoro, nessun aiuto da parte delle istituzioni e un maschilismo che non mostra alcun arresto. Si discrimina, ancora. Pensi solo alla maternità!
Parliamone…
Sembra che la maternità sia una colpa, invece è un problema del tutto femminile e del tutto italiano.

Perché?
Manca tutto ciò che potrebbe aiutare un’imprenditrice a prendersi il suo tempo, a costruirsi una carriera, ad affrontare le sfide del lavoro. Mancano strutture adeguate per i bambini, il telelavoro è spesso impraticabile, la flessibilità nell’orario ancora un miraggio. L’Italia è orfana di un pensiero funzionale legato all’imprenditoria, e così facendo non stimola la crescita economica. L’Inps non concede benefit alle donne-madri-lavoratrici. Il Governo non pensa, responsabilmente, a come cambiare questo Stato Sociale a vantaggio della comunità. In Italia sembra ancora tabù parlare di un Welfare a misura d’uomo e che sposi il concetto del “pagare le tasse per quanto si riceve in servizi”.

Cosa suggerisce?
Si dovrebbe cambiare la testa a molti. In ottobre ho partecipato alla XII Convention Nazionale Donne Impresa al Centro Congressi Capranica a Roma. La politica ci ha snobbato, e chi ha deciso di intervenire non ha dato un buon esempio. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha avuto il coraggio di affermare: <Il miracolo italiano deve continuare>. Ma lui, con “miracolo italiano” intende il sacrificio delle donne nel dividersi tra lavoro e famiglia senza alcuna minima considerazione. Invece noi, del Gruppo Donne, pensiamo secondo un’ottica di compartecipazione. E’ impensabile che la partita si debba giocare sempre su due campi distinti, maschi e femmine. Solo l’integrazione porta al compimento di un disegno più grande.

Quindi?
Serve un patto tra le parti economiche, politiche e sociali per conciliare i tempi. Come scriveva il Corriere Della sera del 10 novembre, l’Italia deve ormai passare “dall’assistenzialismo alla migliore organizzazione dei tempi della famiglia, dalla riflessione sul tema ai progetti concreti”. Il Gruppo Donne ci crede, ma se nei Paesi del Nord Europa il futuro sembra già passato, in Italia il presente somiglia al passato.

Cosa accade in azienda?
Per quanto mi riguarda sono stata fortunata, perché lavoro nell’impresa di famiglia e nessuno, neppure nell’intenzione, ha mai voluto discriminarmi. Ma quando devo impartire direttive ai dipendenti maschi, vedesse quanto gli “scoccia”. Il fastidio si avverte.

E per quanto riguarda il Gruppo Donne?
Nel complesso, sembra manchi una veduta strategica comune. Eppure, il Gruppo Donne è importante solo per il fatto di essere composto da donne. Ma questo è un problema, sa?

Chi, o cosa, blocca il cambiamento?
L’Italia è stata paragonata al Giappone per quanto riguarda il potere maschile all’interno dell’impresa e della società. Quando si cerca un leader femminile si spera possegga caratteristiche maschili nella gestione del potere e nelle relazioni con gli altri. Non si riesce a concepire il fatto che un leader donna ha le sue personali motivazioni già per il fatto di non essere un uomo. Perché dover rinunciare alla propria femminilità o alla propria sensibilità?

Come intende superare questa complessità?
Mi rendo conto che il problema è complesso, ma penso si debba cominciare da progetti fattibili, punti di riferimento raggiungibili, prese di posizione che si misurino con la realtà e nella realtà. Non poniamoci obiettivi lontani e troppo dispendiosi. Piuttosto, premiamo le idee che sanno andare al nocciolo del discorso e che ci mantengono con i piedi per terra.

Un Gruppo Donne con compiti sociali?
Mi rendo conto che molti ci hanno provato prima di me, ma non posso più convivere con questa incertezza: gli scogli sociali, in questa nostra epoca, sono numerosi e non sempre c’è la buona volontà per poteli superare. La maternità, per esempio, colpisce duro la donna nel doppio ruolo di casalinga e imprenditrice, di moglie e madre. Eppure non esiste alcuna tutela, da un lato perché non esistono strutture ad hoc con le quali interloquire e dall’altro perché i nostri politici non ammettono di non volersi impegnare in questa battaglia.





Venerdi 26 Novembre 2010

facebook twitter youtube

Scadenziario

<

Maggio '13

>

L

M

M

G

V

S

D

 

 

01

02

03

04

05

06

07

08

09

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

21

22

23

24

25

26

27

28

29

30

31