Editoriale A tu per tu con Renato Mannheimer per parlare di crisi, imprenditori “reattivi” e associazionismo
Il tessuto delle micro e piccole imprese, così capillarmente diffuso in Italia e in Lombardia, ha reagito in modo peculiare alla crisi: quali le caratteristiche vincenti del sistema delle MPI italiano e lombardo in particolare? E quali, invece, gli aspetti da implementare per continuare a competere nell’economia del prossimo futuro?
Il mondo delle MPI italiano, e lombardo in particolare, si è dimostrato effettivamente molto attivo e determinato nel reagire alla crisi e nel mettere sul tavolo tutte le proprie risorse. Dal nostro ultimo Osservatorio su un campione di 300 imprese artigiane lombarde, più di un’impresa su due ha adottato una o più misure per fronteggiare la crisi economica, tra cui soprattutto politiche di riduzione dei costi, e che un’impresa su cinque si attiverà ancora nei prossimi mesi. Questa capacità di adattamento ha permesso al sistema artigiano di tenere anche durante la crisi e di riuscire a intraprendere una progressiva ripresa. Ciò viene confermato anche dall’Osservatorio: se infatti, rispetto al 2008, a registrare una perdita di fatturato è stato il 70% delle aziende lombarde, rispetto al maggio 2009 a veder diminuire il proprio fatturato risulta ‘solo’ il 15%. E oltre il 40% degli intervistati, se avesse a disposizione un’inattesa liquidità, intraprenderebbe nuovi investimenti.
L’Osservatorio recentemente presentato da ISPO sulle MPI lombarde vede emergere un gruppo di imprenditori, che rappresentano circa il 20% degli intervistati, che avete definito come “reattivi”: può tracciare un profilo di questo tipo di imprenditore? In quali settori sono più presenti i “reattivi” e quali sono i metodi più utilizzati per fronteggiare la crisi? Qual è la lezione che gli altri imprenditori possono imparare dai “reattivi”?
Abbiamo definito come “reattivi” quegli imprenditori che, di fronte alla crisi, hanno deciso di attivare misure specifiche per la propria azienda e che prevedono anche in futuro di continuare a percorrere questa strada. Se volessimo tracciare un profilo di questo gruppo, potremmo dire che i “reattivi” sono soprattutto imprenditori di età matura, che operano nel settore manifatturiero, che hanno dipendenti e che spesso non lavorano in subfornitura. Per quanto concerne le misure concrete messe in atto dai “reattivi”, l’Osservatorio fa emergere una diversificazione temporale delle strategie adottate da questi imprenditori.
Risultato?
Si scopre che in Lombardia, sino ad oggi, per poter fronteggiare la crisi quasi un imprenditore su due ha adottato politiche di riduzione dei costi. Per il futuro però la maggior parte dei “reattivi” sembra voler cambiare rotta, focalizzandosi sul proprio business, gestendo strategicamente la propria liquidità e investendo in innovazione e ricerca. La lezione che i “reattivi” sembrano aver fatto propria è quindi il vecchio adagio “non sedersi sugli allori”: questi imprenditori hanno infatti compreso la necessità di un’azione mirata e continua, per riuscire a fronteggiare la crisi e i suoi strascichi.
Il difficile scenario economico ha lanciato una sfida anche ai sistemi di rappresentanza delle MPI: superare la frammentazione esistente per meglio rispondere ai nuovi bisogni dei loro associati. Come giudica il percorso intrapreso al tavolo del “Capranica”? Quali dovranno essere i punti di forza delle associazioni del futuro?
La crescente importanza delle MPI sullo scenario italiano dovrebbe essere lo sprone ad abbandonare divergenze e frammentazioni. In questo senso i nostri ultimi dati legittimano, in qualche modo, l’idea sottostante il Patto Capranica, dal momento che quasi 1 artigiano lombardo su 2 pensa che la scarsa rappresentanza della microimpresa italiana sia dovuta in primo luogo al fatto che le associazioni delle imprese più grandi sono più riconosciute dalle istituzioni, e, in secondo luogo, alla troppa frammentazione delle associazioni artigiane. In questo senso possiamo ipotizzare che le associazioni artigiane del futuro sappiano tener conto dell’estrema varietà delle MPI pur riuscendo a salvaguardare una rappresentatività, anche politica, che per essere efficace non potrà che essere unitaria e coordinata.
Essere artigiano oggi e 30 anni fa: come è cambiata la percezione di questa figura nell’opinione pubblica nazionale? E come far conoscere meglio il nostro mondo?
In questi ultimi trent’anni la figura dell’artigiano è certamente mutata nell’immaginario comune. Si è infatti passati dal pensare l’artigiano come un “quasi operaio” al considerarlo un piccolo imprenditore, ovvero una persona valutata ancora poco nella scala sociale, ma di cui si apprezza il ruolo all’interno della società. Ciò è avvenuto anche grazie all’associazionismo di categoria e alle capacità di difendere gli interessi assieme. Questa è la strada su cui proseguire.