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E un giorno la Bayer scoprì il maglificio Vema

Raffaele Vedani

Raffaele Vedani

La fortuna del maglificio Vema è stata la Bayer. Sì, proprio l’azienda che ha inventato e che produce l’Aspirina. Solo che la Bayer non si occupa soltanto di salute ma anche di materiali innovativi. Ed è per questo che quando, intorno agli anni ’60, la Bayer ha voluto sperimentare tessuti “sintetici” ha cercato maglifici in varie parti d’Italia ed è approdata anche a Varese.

La scelta cadde sul maglificio Vema a cui la Bayer chiese di produrre alcuni capi, eleganti e per signore d’alta classe, in un materiale, diceva lo slogan, “che si lava in lavatrice”.

Il risultato fu eccellente, tanto che i capi furono pubblicizzati sulle più importanti riviste di moda in tutto il mondo e fornitori e clienti si accorsero dell’esistenza di questa azienda varesina.

Da quel momento cominciarono ad arrivare gli ordini, soprattutto dall’estero.

Oggi Vema è conosciuta per la storica boutique in via Volta a Varese e per il nuovo spaccio aziendale a Bizzozero, ma dietro ci sono cinquant’anni di produzione.

«Ha cominciato mio padre nel 1957 – racconta Raffaele Vedani, figlio del fondatore e oggi titolare dell’azienda – Mia nonna aveva una merceria a Bosto, lui aveva studiato all’Accademia di Brera e aveva una passione per la pittura: mio padre aiutava in negozio e un giorno ha deciso di cominciare a giocare con le stoffe…Aveva intrapreso la strada giusta. Lo dimostra il fatto che oggi la nostra azienda non conosce difficoltà».

Un’affermazione sorprendente, considerato che il settore tessile risente di una crisi che nel breve spazio di qualche anno ha messo molte piccole imprese in ginocchio. Ma non è il caso della Vema. «Noi non abbiamo il problema della concorrenza cinese – spiega Vedani – e la ragione è semplice: i nostri capi sono difficili da contraffare. I tessuti sono di alta qualità, in alcuni casi acquistiamo il cotone dall’Egitto e le taglie sono abbondanti, arriviamo fino alla 60, per accontentare il mercato estero con il quale lavoriamo molto».

I capi del maglificio Vema sono “in voga” in tutta Europa: «Li esportiamo in Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Stati Uniti, Canada e Giappone». Taglie abbondanti ma anche “ridotte” per le giapponesine, più basse e più magre delle donne occidentali.

«La Camera di Commercio ci ha premiato per i numeri del nostro export. D’altro canto i nostri clienti hanno dimostrato di apprezzare il prodotto e sono loro, che anno dopo anno, ci garantiscono un fatturato in continua ascesa».

Quattordici dipendenti, quasi tutte donne, l’azienda già a colpo d’occhio rivela un modello “vecchio stampo”, artigiano nel senso più classico del termine: «Le nostre collaboratrici sono cresciute con noi – spiega ancora Raffaele Vedani – sanno come lavoriamo, quanta cura mettiamo nella produzione. Questo ha creato un rapporto di stima e rispetto reciproci. L’aspetto commerciale è arrivato dopo, quando abbiamo capito la necessità di ampliare i rapporti con l’estero».

E quindi sono arrivate le fiere, i viaggi a Parigi per le sfilate di pret à porter.

«Come consigliere del Consorzio Cotone Moda sono molto attento alle esigenze e ai problemi delle aziende di tutta la filiera del settore tessile e abbigliamento. So che cosa significa dover combattere la crisi e la concorrenza e so che uniti si può fare molto. Anche questo me lo ha insegnato mio padre, uno dei fondatori di Provex, consorzio export-import nato per affrontare il mercato estero. La storia è abbastanza curiosa: era andato in America con il suo campionario. Il proprietario di uno dei più grandi magazzini di New York guardò distrattamente i modelli che mio padre aveva portato, ma gli bastarono pochi minuti per entusiasmarsi. In un attimo la stanza fu piena di gente e il grande magazzino si preparò a fare un ordine che mio padre mai e poi mai avrebbe potuto soddisfare. Tornato in Italia chiese aiuto a tutti i colleghi imprenditori. Da quella prima esperienza nacque e si perfezionò Provex». Ed è così che si affronta anche la concorrenza. I cinesi, come si diceva, non rappresentano un problema per la Vema, ma la pericolosa alleanza che si prospetta all’orizzonte tra cinesi e giapponesi sì.

«I nostri abiti non si troveranno mai sulle bancarelle di un mercato e i nostri clienti vogliono prima di tutto la qualità. Certo è che se il mercato giapponese e quello cinese si alleassero potrebbe diventare un problema. La strada giusta, dal mio punto di vista, è studiare questo concorrente, conoscerlo non certo ostacolarlo, impedire o fermare l’importazione. Dobbiamo batterli con la qualità e l’esperienza».

Un gruppo di stiliste studia i gusti e le tendenze e prepara i modelli delle collezioni che si rinnovano ad ogni stagione: «E’ vero, il nostro è un cliente che ama il classico ma non per questo trascura ciò che va di moda. I colori, le stoffe e le combinazioni cambiano in continuazione; i modelli non sempre, quelli restano vicini ai gusti delle donne che amano le nostre scelte».

Poi c’è il prezzo. Un giusto rapporto qualità-costo dei capi che ha contribuito ad allargare il mercato. «Non abbiamo la pretesa di superare concorrenti conosciuti a livello mondiale: siamo e vogliamo restare un’azienda artigiana. Ma ciò non toglie che qualcuno cominci a guardarci con un po’ di preoccupazione». Insomma, l’estero va bene ma anche il mercato in Italia comincia a farsi interessante: le boutique che espongono abiti Vema oggi sono più di 200.

«Numeri che ci consentono di lavorare con tranquillità. Senza dimenticare mai che per altre aziende le cose non vanno così bene. Consorzio Cotone Moda esiste anche per quello, per mettere a disposizione di chi non le ha energia, ricerca e voglia di crescere».


MAGLIFICIO VEMA SRL
Via Ruggero Settimo, 46
21100 – Varese
Telefono 0332 390003
info@maglificiovema.it
www.maglificiovema.it

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