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Alcotech: l’orgoglio artigiano di una “sartoria meccanica”

AlcotechAlcoTech di Alessandra Colombo: start-up di impresa con giovani al comando, perché Alessandra ha 38 anni <e il marito – dice – pochi di più>. L’acronimo nasce dalle iniziali dell’imprenditrice, ma è quel “Tech” ad incuriosire: <Siamo solo in tre, quindi piccoli-piccoli. Tutto è importante per una realtà come la nostra, ma la ricerca e la massima efficienza dei prodotti occupano sempre i nostri pensieri. Un’azienda fatta di persone: quasi un laboratorio>.

Cosa le piace del suo lavoro?

Si tratta di “orgoglio artigiano”. Ed è anche per questo che, nonostante mille difficoltà, insistiamo su una produzione completamente Made in Italy. La soddisfazione più grande nasce dal fatto di poter dare forma alle proprie idee.

Ciò che esce dalla nostra azienda è come se uscisse da una boutique.

Difficile legare l’immagine della meccanica alla sartoria: come ci riesce?

A fare la differenza tra imprese è proprio il prodotto “su misura”. Noi non “firmiamo” i nostri prodotti, come fanno gli stilisti, ma rispetto alla grande distribuzione siamo una vera sartoria. E ci svincoliamo dalle multinazionali, spesso costrette dal marketing a fare anche ciò che non piace.

Cosa si fa alla AlcoTech?

Curiamo estetica e sostanza nella produzione di sistemi idraulici – tubi freno e tubi ammortizzatori – per moto (nostro core-business) e auto (in misura minore). Con un nostro marchio produciamo sospensioni. La clientela è composta da team del motociclismo, da preparatori professionisti e anche da privati.

Attività imprenditoriale giovane…

Non abbiamo ancora compiuto un anno, ma una cosa l’ho già capita: a chi fa impresa oggi si dovrebbe consegnare un premio al coraggio. La crisi preoccupa, è vero, ma ancor peggio è il fatto di dover resistere giorno dopo giorno ai cavilli istituzionali, burocratici e bancari italiani. Arrendersi, però, non è un verbo che fa per noi. Un anno di impresa, ma dodici di alta professionalità e know-how: puntiamo su questo.

Quali pensa debbano essere le qualità di un buon imprenditore?

Coraggiosa lungimiranza e mai lasciarsi ostacolare. Chi decide di essere imprenditore deve pensare ad un progetto strategico nel lungo periodo. Nel nostro settore – una nicchia particolare – sposiamo logiche diverse: è fondamentale essere molto flessibili, ma nello stesso tempo si devono possedere le competenze di una multinazionale. Per fare la differenza necessitano competenze particolari anche su piccola scala.

Il vostro rapporto con i clienti?

Lo stesso che può avere un sarto con i suoi: una volta provato il prodotto, difficilmente il cliente ci abbandona. Le sue esigenze più passionali, la risposta alla prestazione richiesta, la sicurezza, la performance dei prodotti: il rapporto con il cliente è individuale e particolare. Di base proponiamo la nostra linea, ma se ci viene richiesto possiamo customizzare i prodotti secondo il gusto e le prestazioni tecniche. Insomma, un servizio “One to One>”.

Quindi, la nicchia per allontanare la crisi?

Esaltare l’entità e l’identificazione del prodotto è un fatto commerciale, ma anche di contenuti. Quando c’è troppa omologazione, essere sé stessi ripaga. Infatti lavoriamo molto con l’Italia e abbiamo già acquisito alcuni contatti interessanti con l’estero. Comunque, privilegiamo i mercati europei: meglio non esagerare.

Come si conquista una fetta di mercato?

Nel nostro caso è fondamentale il passaparola. Se un buon preparatore si trova bene con noi, lo fa sapere agli altri. Nel nostro lavoro la fiducia è tutto. Poi, seppur di nicchia, culliamo i nostri desideri di ampliamento e investimenti. Però con oculatezza.

I punti di forza della sua attività?

Tutti i particolari sono estremamente curati e sono il frutto di una ricerca svolta anche con il Politecnico di Milano. Poi: la progettazione che si lega all’innovazione, i fornitori esclusivamente nazionali (non andiamo oltre il Veneto), una qualità altissima. Costiamo un po’ di più rispetto ad altri, ma il controllo diretto su qualsiasi pezzo utilizzato garantisce maggiore sicurezza.

I punti di debolezza?

Siamo come Davide contro Golia, perché per i “piccoli” non esistono vere politiche industriali. Norme assurde (penso alla valutazione dello stress in azienda: siamo solo in tre e dobbiamo ricorrere ad un consulente), sistema poco incentivante, contributi scarsi.

Tutto questo si supera con il…cuore?

Senza dedizione non si fa niente. Poi, si deve essere innamorati del proprio lavoro: fare tutto ciò che si deve, non lasciare nulla al caso e seguire i processi dalla A alla Z. Perché la qualità la si fa passo dopo passo: da un lato senza trascurare l’immagine e dall’altro prendendo in seria considerazione l’analisi dei costi. Ci sono cose che prescindono dalla dimensione dell’impresa.

E il futuro?

Non vorrei cambiasse troppo questa nostra micro dimensione, ma un po’ più di forza non guasterebbe. Insomma, un “piccolo” ben corazzato.


ALCOTECH DI ALESSANDRA COLOMBO
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