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Mec Service: A.A.A. Cercasi partner in solidarietà

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Michela, Enrica e Giovanna titolari
della Mec Service di Sumirago

Nell’imprenditoria, il tessile sembra essere un mondo a parte: tanto consumato dalla crisi e dalle tendenze congiunturali quanto ricettivo, entusiasta e spesso reattivo nei confronti delle difficoltà economiche. La Mec Service di Sumirago da più di dieci anni rappresenta una realtà sulla quale scommettere. A maggior ragione alla luce di quelle risposte che il Tessile-Abbigliamento può fornire a coloro che vogliono una qualità della vita migliore. Anzi, uguale – sin dove è possibile – a chi non soffre di alcun handicap>, dichiara Michela, contitolare dell’impresa con le sorelle Enrica e Giovanna.

Un nuovo progetto “solidale”?

Si tratta di idee, esperienza, professionalità e specializzazione al servizio di un prodotto che pensiamo possa essere vincente: abbigliamento per disabili con marchio FreeShore. Ormai é già tutto pronto: progetti, tempi e modi di realizzazione, prezzi. Soprattutto, campionari in grado di soddisfare la complessità dei problemi causati dalla disabilità. “Vestire i bisogni” è un nostro pensiero fisso.

Un pensiero che si vuole realizzare, ma…?

Non abbiamo ancora incontrato chi si è detto veramente interessato al progetto. Non pretendiamo che il tutto si possa realizzare dall’oggi al domani, ma non possiamo credere che prodotti innovativi con un’alta componente sociale non possano essere degni di interesse. Così, eccoci qui a cercare un partner in affari.

Parliamo della linea FreeShore: di cosa si tratta?

Partiamo dalla consapevolezza che il punto di vista degli utenti è fondamentale per la crescita di un’impresa. E poi, le soluzioni nel campo dell’abbigliamento permettono una sperimentazione a tutto campo particolarmente interessante. Legare la creatività alla tecnologia – addirittura a costi contenuti – è una sfida nella quale vorremmo coinvolgere più parti.

Anche perché non si tratta di un capriccio…

La linea nasce circa due anni fa, quando mia sorella Enrica ebbe un incidente: un fissatore esterno al braccio destro l’ha costretta, per alcuni mesi, ad un’invalidità che le ha causato notevoli difficoltà quotidiane: maglia, pigiama, bottoni. E allora abbiamo pensato a diversi tipi di allacciature e al fatto che allungare o accorciare alcune parti del capo permette, a chi soffre di disabilità temporanee o permanenti, di potersi gestire liberamente e in piena autonomia. Dopo la guarigione, poi, ogni abito può essere riadattato al cambiamento di silhouette del cliente.

Nessuno lo aveva mai fatto?

No, perché nel campo della moda non sono mai esistiti capi studiati e proposti come “ausili”, ossia fatti per soddisfare le necessità dell’individuo e migliorare la sua qualità di vita. Semplicemente, si modificavano gli abiti del disabile per adattarli alle nuove esigenze.

 

Voi, invece, ci siete riuscite. Quanti sono i prodotti?

Tanti! Allacciati sul fianco o davanti, pantaloni in cotone stone-wash con zip nascoste, camicie da donna con maniche di diversa larghezza l’una dall’altra, camicie più lunghe sul davanti per chi passa la maggior parte del tempo seduto su di una carrozzina, felpe totalmente apribili per facilitarne l’indossatura, tute aperte per chi ha subito interventi agli arti. Abbiamo cercato di prendere in considerazioni qualsiasi situazioni umana. La linea FreeShore è stata realizzata per coniugare il fashion alla disabilità e la moda al comfort.

Capi testati?

Tutti sono stati ideati, testati e brevettati per soddisfare le esigenze relative alle diverse abilità motorie.

Una cura che vi ha portato all’Expo Sanità 2010: come è andata?

Direi bene! Abbiamo incontrato persone straordinarie che ci hanno motivato chiedendoci di proseguire nel nostro impegno, perché gli i capi alla moda piacciono a tutti. Soprattutto se sono anche belli, dall’ottima vestibilità e pratici.


MEC SERVICE
Via Ugo Foscolo, 15
20020 – Vanzaghello
Tel. 0331 270206
info@freeshore.it
www.freeshore.it

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