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Imu, l’impennata fiscale

Dopo la “campagna IMU” condotta dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Varese con la sua “Agenzia delle Uscite” – con “lettera aperta” ai sindaci dei comuni della provincia di Varese su media e quotidiani on-line e sondaggi diretti agli amministratori pubblici dei territori di Varese, Gallarate, Tradate, Busto Arsizio, Saronno e Luino – prosegue l’analisi della Imposta Municipale Unica.
L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, a livello nazionale, affronta il tema con un’elaborazione statistica su 722 comuni, in quattro regioni italiane, dove si concentrano oltre 950 mila imprese, il 23,2% delle imprese del Centro-Nord. Qui l’aliquota sugli immobili produttivi è al 9,4%, di solo 1,2 punti inferiore al livello massimo possibile.

Le aliquote
La tassazione immobiliare locale sulle imprese è in media più alta in provincia di Brescia, dove l’aliquota media IMU sulle nove categorie catastali relative agli immobili produttivi è pari al 10,1%; segue Milano con il 10,0%. A Varese siamo all’8,9%. Se applicata all’universo degli immobili produttivi, tale aliquota porterebbe il prelievo a 13,3 miliardi di euro, ben 2,5 miliardi in più rispetto a quelli previsti ad aliquota base.

Dall’ici alla tassa rifiuti: l’impennata fiscale
Rappresenta la principale entrata tributaria dei Comuni: secondo il quadro di entrate delle Amministrazioni comunali desunte dai certificati del rendiconto di bilancio relativo all’esercizio 2010, l’Ici rappresenta il 44,0% delle entrate tributarie comunali, seguita dalla Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani che pesa per il 25,2% e dall’Addizionale Irpef che pesa per il 13,1%. Il passaggio da ICI a IMU fa impennare la pressione fiscale locale sugli immobili dallo 0,6% all’1,4% del PIL. Nel 2012 le entrate crescevano al ritmo di 47.238 euro al minuto.
L’IMU accelera la dinamica delle entrate dei Comuni: +24,9% in dieci anni. Con l’acconto IMU è cresciuto del 112,9% il gettito della tassazione immobiliare nei primi dieci mesi del 2012.

Quanto si spende in italia
La spesa media per abitante è maggiore nelle regioni del Mezzogiorno con 141 euro per persona, superiore del 24,1% rispetto ai 113 euro registrati nel Centro Nord.
La Provincia Autonoma di Trento ha registrato la maggior spesa pro-capite pari a 207 euro, mentre la spesa minore si è evidenziata in Puglia (90 euro pro-capite) e Lazio (97 euro pro-capite). La Lombardia  è a 104 euro pro-capite).

L’inefficienza dei comuni
Una specifica analisi condotta dalla SOSE, ed effettuata per il Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa, ha analizzato la spesa per beni e servizi effettuata dai comuni italiani, indicando che nel 2011 mediamente i Comuni italiani registrano un tasso di inefficienza della spesa del 23,4%; tale indicatore è calcolato come rapporto tra la riduzione di spesa potenziale e la spesa totale effettuata da ciascun ente considerato.
Il risparmio stimato con tale metodologia arriva a 7.791 milioni, pari a 128 euro per abitante.

La proposta
La riduzione della spesa dei comuni, finalizzata alla riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, potrebbe realizzarsi in due mosse:

  • Azzerando l’eccesso di personale dettato dalla burocrazia dei Comuni si potrebbe quasi dimezzare (-42,3%) l’IMU sulla prima casa,
  • I 7,7 miliardi di eccesso di spesa dei Comuni potrebbero finanziare la riduzione del 58,8% dell’IMU sugli immobili di impresa, portando l’aliquota sugli immobili al 3,9%, pressoché al minimo previsto dal Decreto “SalvaItalia”.
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