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Berto Salotti: raccontarsi, apprendere, stupire

Filippo Berto della Berto Salotti di Meda

Filippo Berto della Berto Salotti di Meda

Un’azienda che da sempre crede in quello che fa. Perché, come dichiara Filippo Berto, alla testa della Berto Salotti di Meda, <pensiamo sia giusto poter lavorare in modo diverso. Pensare il lavoro, distribuire i nostri prodotti e raccontare la nostra realtà con strumenti nuovi. Per questo motivo, da quando la rete ci ha offerto altri strumenti di comunicazione e interazione, soddisfiamo un’esigenza primordiale che viene dal cuore: raccontarci. Ci piace spiegare il perché di un divano o di un letto e offriamo il nostro punto di vista su ciò che ci accade intorno>.

Quando nasce Berto Salotti e come si è trasformata negli anni?

E’ stata fondata nel 1974 dai fratelli Berto, Fioravante e Carlo: tappezzieri conto terzi per aziende del settore e architetti famosi dell’epoca. Negli anni ‘80 si decide per la prima virata cambiando la committenza (ci si rivolge ai negozianti) e dando il via ad una collezione propria; negli anni ’90, vendita diretta verso i clienti finali attraverso le fiere del settore. Nel 2000 si prosegue con punti vendita gestiti direttamente e si sfruttano le potenzialità di internet. Strumento che dal 2000, ad oggi, ha quintuplicato il nostro volume di affari. Il numero di dipendenti e collaboratori – straordinari – è salito a venti. Lo scorso anno, inoltre, siamo stati coinvolti in un esperimento di rete con artigiani, designer e un Fab Lab a Milano – un tecnificio – per prodotti ibridati che fossero diversi dalle nostre modalità produttive tradizionali.

La Brianza è un territorio di “reti”: è questo il suo segreto?

Berto Salotti vive e lavora in un luogo ricco di storie e relazioni tra le aziende del distretto: Meda ha 22mila abitanti e circa 800 imprese che si occupano di arredamento. E’ questo il segreto: la ricchezza di un territorio è anche la ricchezza delle sue imprese.

Il lavoro artigiano non è sufficientemente conosciuto?

Quello che fanno tanti miei colleghi è straordinario. Non si deve dare per scontato che le persone, oggi, riescano a capire o a valorizzare ciò che vedono o ascoltano. Spesso le storie imprenditoriali hanno una dimensione anche commerciale limitata e la voce di questi protagonisti della nostra economia é ristretta. Allora è necessario raccontare la propria storia e quello che si fa e come lo si fa.

Come lo è la storia di Berto Salotti?

E’ la storia di una famiglia, come tante altre, che si è dedicata completamente all’arte della tappezzeria. Dalla fondazione negli anni Settanta, e fino a oggi, la famiglia Berto ha sempre fatto del proprio meglio per realizzare prodotti di qualità e per assecondare le esigenze di clienti sempre più esigenti. Da qui la nostra specializzazione nelle produzione su misura.

Filippo Berto non manca mai di valorizzare il ruolo dell’impresa artigiana. Lo fa anche con “Design-Apart”, progetto che lo vede impegnato a realizzare un “living showroom” con il quale esaltare il meglio dell’impresa artigiana italiana a Manhattan. Di cosa si tratta?

Arrediamo un loft americano con prodotti italiani. Prodotti che non solo si possono ammirare, ma anche vivere. Il mondo è ricchissimo di persone che amano i prodotti italiani e le storie delle nostre imprese. Sono affascinati dal come si produce nel nostro Paese e da come si pensano e si realizzano i nostri prodotti. La forza degli imprenditori italiani è stata il motore per l’innovazione di questo Paese e la leva che ha permesso di migliorare continuamente ciò che si è prodotto in questo secolo. E’ l’imprenditore – di qualsiasi dimensione – a dover cogliere l’importanza di proporsi in modo diverso anche nei confronti della distribuzione e attraverso la rete.

Quali sono i vantaggi che una piccola impresa può ottenere da “Design-Apart”?

Se si gira il mondo ci si accorge che nelle grandi metropoli, come New York, sono molte le attività che mettono al centro il mestiere artigiano. Si assiste ad un cambiamento di paradigma nelle abitudini del consumatore, ora non solo attento all’estetica e al prezzo ma anche al senso di vita che comunica un prodotto. Queste “spinte” del mercato avvantaggiano le imprese artigiane che hanno esperienze da raccontare e tanti saperi da condividere.

Il progetto “Design-Apart” va in questa direzione?

Stefano Micelli e Diego Paccagnella hanno avuto l’idea di innovare la distribuzione del Made in Italy, coinvolgendo Berto Salotti e altre 15 imprese italiane artigiane: tutte producono su misura. Eccoci allora a Manhattan per arredare un appartamento per un committente molto esigente. Un progetto che ci vede vivere e abitare per un anno questo appartamento seguendo l’Italian-style. Al termine del 2013 riconsegneremo le chiavi al committente e andremo in un altro “living showroom”.

Cosa comunica questo progetto?

Mi ha fatto pensare, ancora una volta, a quanto sia importante – per gli imprenditori – lavorare insieme, stringere relazioni e amicizie e affrontare le sfide insieme. Poi, mettere forza e disciplina per investire nella comunicazione: é fondamentale impegnarsi nel far vedere quanto si è bravi e portare a galla il valore di ciò che si fa. In ultimo, anche se è una riflessione scontata, continuare a puntare al meglio per quanto riguarda la qualità e l’innovazione nei propri prodotti.

Ricerca e innovazione sono punti saldi anche nell’attività di una piccola impresa?

La fortuna delle piccole imprese è che non hanno mai smesso di fare ricerca, perché quotidianamente devono risolvere problemi piccoli e grandi. Il bello è che la ricerca, nel lavoro artigiano, è distribuita all’interno di un distretto: decine e decine di imprese della filiera del mobile, qui in Brianza, lavorano in rete. L’innovazione, quindi, è continuamente distribuita in ciascun elemento della catena. Innovare non ci spaventa, anzi è un valore aggiunto al nostro lavoro.

Quali sono gli sforzi ai quali è chiamata una piccola impresa?

La forza di volontà: non si deve mai mollare. Lo sforzo è quello di affrontare un “sistema Paese” che non è fatto a misura di impresa. Non è facile, in Italia, svegliarsi ogni mattina con la voglia di prendere in mano i propri attrezzi e andare a lavorare: negli altri Paesi europei, le cose vanno diversamente. Questa forza di volontà, unita alla passione, è il nostro punto forte: senza questi valori è tutto difficile. In una piccola impresa, si lavora poi in modo diverso rispetto le altre realtà imprenditoriali e si fa leva su un grado di sostenibilità e su equilibri, anche umani, importanti. Lavorare in una piccola impresa significa vivere il territorio nel quale si opera, e fare bene il proprio mestiere significa “mettere in ciò che si fa sempre qualcosa di nostro”. Sono le imprese a fare la differenza; le famiglie che lavorano per dare qualcosa di diverso. Questo grado di umanità è predominante e rende uniche le nostre storie: è così che le vogliamo comunicare.

“Design-Apart” mette insieme lavoro artigiano, maker, nuove tecnologie. Cosa unisce designer e artigiani?

“Design-Apart” è una sintesi di diverse professionalità perché presenta lo stile di vita italiano in modo diverso nel mondo. La sintesi tra le esigenze di un committente che chiede un arredamento specifico e con certe caratteristiche, quelle dei designer e quelle delle imprese che sono chiamate a realizzare il progetto. L’offerta rispetto al mondo nasce dalle nostra capacità di esaltare lo stile di vita italiano.

In questo momento sei seduto sul famoso “DivanoXManagua”, progetto di co-creazione di Berto Salotti con la collaborazione degli studenti del corso per tappezzieri della Scuola Terragni AFOL di Meda e Terre des Hommes. Obiettivo, sostenere un progetto formativo a Managua. Il “sofa più social” della produzione italiana – così è stato definito – per portare i ragazzi in laboratorio e farli lavorare?

“Un divano per Managua” nasce da un’idea di mio padre, che ha sempre creduto nell’importanza di tramandare alle nuove generazioni il sapere creato e diffuso all’interno dell’azienda. La scuola per tappezzieri di Meda ha circa cento anni di storia, e ha deciso di incontrare Berto Salotti nel luogo del “fare”: il laboratorio. Qui gli studenti hanno preso confidenza con l’inizio e la fine di un progetto. Penso proprio che continueremo su questa strada.

Come è organizzata la giornata di Filippo Berto imprenditore?

La organizzo per poter arrivare alla fine dell’anno guardando il bilancio senza troppa apprensione. Sono fortunato, è vero, ma ogni giorno devo lavorare – insieme ai miei collaboratori – per colpire l’obiettivo prefissato: dall’idea alla consegna del prodotto. Obiettivo che varia perché cambia il mercato, perché decidiamo di porci risultati più ambiziosi, perché cambiano le condizioni esterne. E’ una vita problematica, eppure mi piace tantissimo.

Non si finisce mai di imparare: è per questo che il 3 ottobre vai a Roma, per la Maker Faire, a conoscere il “piccolo americano” Joey Hudy?

Un artigiano come me non si deve mai fermare. Sono molto interessato a conoscere tutto ciò che accade in questo mondo particolare e ad entrare in contatto con le persone che grazie al loro impegno riescono ad emergere e a realizzarsi.
E’ il caso di Joey Hudy, il quattordicenne che si è costruito da solo il “cannone spara Marshmallow”. Vado a Roma per incontrarlo, perché la sua storia somiglia alla mia: alla base c’è sempre una forte motivazione.

Il piccolo imprenditore ha imparato a parlare l’inglese: dovrà imparare anche il cinese?

Il mercato cinese è in assoluto quello più interessante anche per le nostre produzioni. Va visto con gli occhi giusti: rischi e occasioni non mancano. Imparare il cinese potrebbe essere una grande opportunità.


BERTO SALOTTI
Via Piave, 18
20821 – Meda (MB)
Tel. +39 03621851425
servizio.clienti@bertosalotti.it
www.bertosalotti.it

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