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Attenti alla Cina

Shangai, Pechino, Tuanjin: è questo il “Paese che pensa alle imprese con un’attenzione particolare che in Italia non c’è più”. A dirlo è Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese e presente in Cina, a fine ottobre, con altre venti aziende varesine. Business e relazioni sono le parole chiave di questa missione che ha colpito Galli con “un’economia dove c’è grande interesse per tutte le attività del fare anche in termini culturali. In Cina si pensa allo sviluppo, mentre in Italia mancano ormai le condizioni per poter produrre. Insomma, di fronte alla prospettiva tutta italiana di non poter più lavorare e di perdere le competenze acquisite con grande fatica, si riflette”.

La Cina, “piattaforma” per le imprese
Molta della produzione cinese è ormai orientata ai mercati emergenti, e anche alcune imprese italiane (piccole e grandi) utilizzano il Paese come base per aggredire altri mercati. “In Italia si mantiene l’ingegneria utile per la strategia aziendale, mentre l’assemblaggio dei prodotti (anche se di minore valore aggiunto rispetto l’Italia) si fa là. La Cina è attraente, perché in questo Paese manca la filiera della subfornitura di produzione e servizi. E’ un mondo gigantesco che continua a crescere: a Tuanjin, città di otto milioni di abitanti, operano 160 imprese italiane”.

Competenze italiane cercansi
E’ questo ciò che vuole la Cina: “Si cercano competenze, qualità del Made in Italy, capacità professionali che solo noi possiamo dare. In Italia le filiere si stanno spezzando, mentre in Cina le ricostituiscono e le valorizzano. Insomma, danno valore a ciò che gli italiani sanno fare”.

Il manifatturiero al “centro”
Al centro di tutto, in Cina, si pone il manifatturiero perché lo si considera come strumento di sviluppo economico e sociale. “E’ un salto culturale importante perché denota lungimiranza: in Italia il manifatturiero è considerato quasi un disvalore e il clima culturale è sfavorevole; in Cina sta accadendo il contrario”.

Servizi per le imprese
A Shangai e Pechino gli imprenditori sono soddisfatti delle relazioni con l’ICE perché si lavora a “dimensione di impresa” per mantenere solido il sistema imprenditoriale. Inoltre, in Cina “si mettono a disposizione delle imprese strutture competitive: a Tuanjin si sta allestendo un’area di 162 Km. quadrati dove alla filiera imprenditoriale si affianca quella culturale con università e centri per la formazione di tecnici e manager. Ad una piccola impresa si offre l’opportunità di affittare capannoni di diversa metratura, mentre se hai le risorse puoi progettare in Italia la tua impresa e realizzarla in Cina. In un anno, dall’avvio del progetto, sei già in grado di produrre”.

“Il mondo si sta muovendo ad una velocità impressionante, e i modelli imprenditoriali e culturali sviluppati in Cina potrebbero essere un punto di riferimento anche per noi. Perché in Cina sono veloci nel capire e affrontare i cambiamenti, a rendersi protagonisti di queste trasformazioni e scommettono sui giovani: lo dobbiamo fare anche noi, ma qui in Italia”, conclude il presidente Galli.

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