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Peroni Ruggero e il mondo che cambia

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Peroni Ruggero

All’età di vent’anni, Ruggero Peroni è assunto alla Bticino; cinque anni dopo è caporeparto, il più giovane dipendente con questo ruolo, su 3000 assunti. Gestisce, in quegli anni Settanta, 60 collaboratori. Nel 1979, il salto: apre la “Peroni Ruggero”: “Ditta individuale con una segretaria part-time (perché a tempo pieno non me la potevo permettere) ma con una buona conoscenza delle lingue”. Perché Ruggero Peroni, sull’estero, ha sempre scommesso. Il titolo di una tesi sulla sua impresa, sintetizza la sua carica imprenditoriale fatta di rischio, lungimiranza, professionalità e formazione tecnico-culturale: ”L’evoluzione del sistema informativo in azienda tra opportunità e caos: il caso Peroni Ruggero”.

Opportunità e caos con una scommessa ancora aperta: quella sull’export. Perché?
Sono convinto che senza questa mia vocazione all’export, la Peroni avrebbe chiuso in poco tempo. Allora come oggi, un imprenditore deve muoversi. Non puoi sperare che gli ordini cadano dal cielo. E’ per questo che nella Peroni – 25 dipendenti e un fatturato di circa 4 milioni di euro all’anno (con oscillazioni, in più o in meno, del 10%) – lavorano continuamente 4 figure commerciali: io, mio figlio Cristiano, un mio collaboratore (con noi da più di dodici anni) e una collaboratrice. Poi, ci sono i cosiddetti procacciatori d’affari in Portogallo, Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Turchia.

E la Svizzera: ci andrebbe con una sua impresa?
Non ci credo. Voglio essere e fare l’imprenditore in Italia. Guardi, da noi chi ha un’impresa è veramente un eroe: per 45.000 euro di stipendi pagati, ne sborso altri 45.000 per il versamento dei contributi. E questo escluso tredicesime, ferie, ecc. Venti giorni fa ero in Albania in un’impresa di 15.000 mq. su tre piani; nel piano terra lavoravano 1.000 persone per 200 euro al mese: non si può più parlare neppure di concorrenza.

Cosa suggerisce?
Gli imprenditori devono combattere, anche se a loro si chiedono i maggiori sacrifici. Ciò che serve è assicurare a tutti loro di poter lavorare con serenità, continuità e linearità. In Italia, purtroppo, per chi fa impresa mancano i parametri giusti.

La Peroni resiste e cresce: quale è il valore aggiunto della sua impresa?
Innovazione, progettazione, tecnologia: diamo valore aggiunto a ciò che costruiamo. Poi, rapporto costante con il cliente, formazione dei tecnici dei Paesi esteri, installazione sul luogo, assistenza on-demand al cliente, servizio tecnico, prontezza e velocità. Quattro brevetti mondiali ed uno che, probabilmente, depositeremo a breve per l’automazione delle macchine per shopper.

Macchine speciali, quelle della Peroni?
Macchine speciali perché quelle normali esistono già. Macchine per il settore cartotecnico sviluppate da un team al nostro interno formato da 3 ingegneri e 1 disegnatore tecnico. Si tratta di linee incollatrici, ribordatrici ed etichettatrici; linee profilatrici per la produzione di cartelle con meccanismo a leva; linee per la produzione di cartelle con meccanismi ad anelli; linee per la produzione di cartelle con elastico e valigette con bottoni automatici; linee fettucciatrici e per cartelle sospese. Insomma, tutto quello che serve per uffici, scuole e attività nelle quali c’è l’esigenza di raccogliere e archiviare. Per una macchina di una certa semplicità – dalla progettazione alla spedizione al cliente – ci vuole circa 1 mese di lavoro; per altre si arriva fino ai 9 mesi.

Come è cambiato il mercato in questi ultimi anni?
Trentatre anni fa, il mercato italiano assorbiva il 100% della nostra produzione. Anni dopo ci si è spostati sul mercato europeo, mentre oggi il 90% del fatturato della Peroni è su tutto il mondo. I ¾ di questo 90% va alla Cina, Russia, Sud America, Nord Africa. Tra alcuni giorni consegneremo alcune macchine in Algeria, mentre altre hanno già raggiunto il Marocco.

Come si scoprono e si affrontano i nuovi mercati?
Fiere, fiere e ancora fiere. Da quando è stata fondata, la Peroni non ha mai mancato una fiera di riferimento per il settore. Per esempio quella che si tiene ogni 4 anni a Duesseldorf: 15 giorni in Germania, 1 settimana per trasportare le macchine e assemblarle e un’altra ancora per smontare e fare ritorno. La vita dell’imprenditore, a volte, è devastante. Oggi, i Paesi in via di sviluppo si stanno automatizzando perché il costo del lavoro sta salendo: è nelle fiere che si prendono i contatti, si tessono rapporti importanti, si coltivano quelle conoscenze che serviranno sempre nella vita. La fiera di Duesseldorf, a livello mondiale, mi ha sempre dato buoni frutti sul lungo termine.

Cosa manca, alla piccola impresa, per essere competitiva?
Credo nelle reti di impresa e tra le persone, perché la socialità deve essere alla base di chi fa impresa. Pensi a realtà come l’Emilia Romagna: dove c’è stata concentrazione di tanti imprenditori sotto un’unica guida, si sono realizzati prodotti pregevoli. In Lombardia, invece, gli imprenditori hanno sempre pensato ad uno sviluppo singolo senza porsi, forse, il problema che lavorare bene da soli è una cosa; lavorare bene con gli altri, è un’altra. E può servire a tutti. Per il resto, non ho voglia di parlare ancora di fisco o burocrazia.

Parla di una sorta comunità imprenditoriale?
E’ importante che un’impresa si incontri con altre per confrontarsi, raccontare ciò che fa, magari sviluppare nuovi progetti. Ma questo si può fare se c’è una guida: il ruolo di un’Associazione come Confartigianato è anche questo. L’Associazione come punto di riferimento per portare avanti le idee degli imprenditori.


PERONI RUGGERO
Via Corsica 31
21100 – Varese
Tel. 0332 264142
Fax 0332 265943
info@peroniruggero.it
www.peroniruggero.com

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