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Apprendistato: un valore per l’impresa

tiraboschi_3Michele Tiraboschi, giuslavorista e direttore del Centro Studi “Marco Biagi”, sarà il relatore del convegno “Il mercato del lavoro: cosa deve cambiare per le imprese” organizzato da Confartigianato Imprese Varese in occasione del rinnovo dei gruppi di settore. In questa intervista spiega come l’apprendistato si possa rilanciare seguendo la via della semplificazione e mantenendo intatto il suo valore.

Come sta cambiando il mercato del lavoro per le piccole e medie imprese?
Il mercato del lavoro sta cambiando molto in fretta, e le piccole e medie imprese non sono escluse da questo rapido processo. In particolare le piccole e medie imprese sono le prime che percepiscono come il modello della subordinazione non sia più rispondente alla realtà del mercato. La mansione non è più la caratteristica che definisce un lavoratore, ma oggi tutto ruota intorno alle sue competenze, e l’impresa (a maggior ragione se piccola) svolge una componente formativa fondamentale. A ciò si aggiunge il fatto che le competenze singole sono fondamentali anche a livello produttivo, infatti il costo del lavoro e la concorrenza rendono necessari investimenti in innovazione per poter restare sul mercato. E l’innovazione va di pari passo con un modello di mercato del lavoro che si incentri sulla persona, sul suo valore e sulle sue competenze, non su una mansione livellata e generica.

Parlando di apprendistato: quali opportunità offre alle imprese, specie quelle di minori dimensioni?
Dal punto di vista degli incentivi all’utilizzo dell’apprendistato, le piccole imprese sono quelle che beneficiano dei maggiori sgravi contributivi. Infatti, a una impresa con meno di 9 dipendenti che assume un apprendista sono applicati sgravi contributivi del 100% per 3 anni. A questi si aggiungono incentivi economici, normativi e fiscali. A ciò si aggiunge l’aspetto fondamentale dell’apprendistato, ossia quello di intraprendere con l’apprendista un vero e proprio percorso formativo all’interno dell’azienda. Questo percorso è avvantaggiato dalla piccola dimensione di una impresa, in quanto è realizzabile uno stretto rapporto tra maestro e allievo, questo a vantaggio di entrambe le parti: l’allievo acquisirà competenze sul campo, l’impresa avrà a disposizione una persona formata da essa e con tutti i requisiti di cui ha bisogno per la propria attività.

Il contratto di apprendistato ha subito molte modifiche negli anni: le imprese conoscono questo strumento, lo utilizzano?
I dati del recente monitoraggio sui risultati della Riforma Fornero, mostrano come poche imprese attivino percorsi di apprendistato. Sicuramente c’è una scarsa conoscenza dell’istituto, ma allo stesso tempo lo scarso interesse di molti ambienti sindacali e le costanti polemiche mediatiche sul suo funzionamento, sono spesso un disincentivo al suo utilizzo. Da questo punto di vista è importante diffondere le buone pratiche di apprendistato, presenti su tutto il territorio nazionale. Noi del centro studi ADAPT stiamo cercando di fare questo servizio attraverso il sito www.fareapprendistato.it e, allo stesso tempo, attraverso l’utilizzo dell’apprendistato di ricerca ed alta formazione come contratto per i nostri ricercatori.

Spesso sentiamo dire, dagli stessi imprenditori, che l’apprendistato è complesso, faticoso da applicare: secondo lei nel tempo è migliorato, come potrebbe ancora migliorare per facilitare le imprese nel suo utilizzo?
Sicuramente l’apprendistato è migliorabile, soprattutto dal punto di vista degli adempimenti burocratici, ma il vero nodo è capire il valore che questo contratto ha per l’impresa. Spesso si enfatizzano gli aspetti tecnico-burocratici, sicuramente importanti, senza sottolineare i vantaggi che una impresa ha nel formare un apprendista. Per questo le recenti novità varate dal Governo Renzi, se sembrano a prima vista seguire la strada della semplificazione, rischiano di cancellare il vero valore dell’apprendistato, che non è un mero rapporto bilaterale tra un lavoratore e una impresa e che funziona solo in presenza di un sistema, il “sistema” dell’apprendistato coerente con i fabbisogni professionali dei territori e dei settori produttivi. Il rischio è degradare l’apprendistato in mero contratto di inserimento, comodo per le grandi imprese e i consulenti del lavoro, ma ben lontano dalla tradizione dei settori in cui è nato e sviluppato come l’artigianato, che bene indicano come nella relazione tra Maestro e allievo risieda il successo formativo di questo percorso utile per incrementare la qualità e produttività del lavoro.

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