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Energia: Confartigianato ricorre al Tar contro le agevolazioni per le grandi aziende

Saranno ancora i piccoli consumatori – imprese e cittadini – a pagare gli sconti sul costo dell’energia delle grandi aziende energivore che in Italia sono 2.986 e rappresentano solo lo 0,07% di tutte le imprese del Paese.

Tra il secondo semestre 2013 e il 2014, infatti, la bolletta elettrica delle piccole imprese e delle famiglie costerà 900 milioni di euro in più. Una vera e propria stangata per effetto del Decreto ministeriale 5 aprile 2013, attuato con la Delibera 641/2013 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Confartigianato Imprese ha immediatamente presentato ricorso al Tar della Lombardia per annullare la delibera dell’Authority per l’energia, con l’obiettivo di far dichiarare l’illegittimità dell’agevolazione concessa alle aziende energivore. Il ricorso non vuole allargare la platea dei soggetti beneficiari dell’agevolazione ma, al contrario, mira ad alleggerire le bollette di tutte le piccole imprese che sono i soggetti su cui grava principalmente l’onere di questa agevolazione.

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Confartigianato Imprese chiede che:

  • Si applichi il Protocollo di Kioto: chi consuma più energia deve pagare di più.
  • Il Governo Renzi mantenga la promessa di ridurre del 10% del costo dell’energia, pari a 1,5 miliardi, per le piccole imprese.
  • Si eliminino le attuali sperequazioni su fisco e oneri di sistema in bolletta che penalizzano le piccole imprese rispetto alle grandi aziende.
  • Si attuino interventi selettivi sulle piccole imprese che non godono di sconti e agevolazioni.
  • Si utilizzi la leva fiscale per migliorare efficienza e uso razionale delle risorse.
  • Si finanzino le politiche industriali con la fiscalità generale e non con le bollette di Pmi e famiglie.

Paradossalmente, a dispetto del principio “Chi inquina paga” del Protocollo di Kyoto, ad essere maggiormente penalizzati sono ancora una volta proprio i piccoli consumatori a vantaggio dei grandi. Infatti, un’impresa che consuma:

  • 10 volte di più di una piccola impresa, con un consumo di 504.000 KWh/anno, ha un onere fiscale 21 volte inferiore.
  • 20 volte di più di una piccola impresa, ha un onere fiscale inferiore del 30%.
  • 40 volte di più di una piccola azienda, subisce un onere fiscale inferiore del 65% rispetto alla piccola impresa.

A partire dal secondo semestre 2013, per effetto del Decreto ministeriale 5 aprile 2013 attuato con la Delibera 641/2013 dell’Autorità per l’energia, nella bolletta delle Pmi è comparsa una nuova voce di costo tra gli oneri generali di sistema: è la cosiddetta componente Ae, destinata a finanziare le agevolazioni a favore di poche grandi industrie. Il risultato è un aumento del 16,1% degli oneri generali di sistema nella bolletta elettrica delle Pmi nel 2014, pari a 600 milioni in più, cui si aggiungono 300 milioni di rincari per il secondo semestre 2013. Una piccola impresa tipo deve quindi sborsare 684 euro in più l’anno. Complessivamente, per le piccole imprese gli oneri generali di sistema in bolletta, tra il 2012 e il 2014, sono aumentati dell’84,1%. Ad aprile 2014, una piccola impresa tipo arriva a pagare una bolletta elettrica annua di 14.408 euro, di cui il 35,3% è determinato dagli oneri generali di sistema e il 6,1% da oneri fiscali.

Gli sconti alle grandi imprese energivore previste dal Decreto Ministeriale 5 aprile 2013 non sono previsti per 97.963 piccole imprese, che occupano 445.438 addetti, ad alto consumo di energia elettrica. Tra queste, 33.699 imprese sono artigiane, pari all’11,9% dell’artigianato manifatturiero, che contano 137.181 addetti, pari al 13,3% dell’occupazione artigiana manifatturiera. Le imprese artigiane manifatturiere energivore lombarde sono il 5,1% del totale delle imprese artigiane italiane.

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