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Il coworking è relazione e rende felici

COWORKING_DSC05012Il coworking è condivisione degli spazi in chiave collaborativa. Lo ha spiegato Massimo Carraro al FaberLab di Tradate di fronte ad un pubblico di oltre cinquanta imprese. Perché la condivisione degli spazi può essere un valido strumento per entrare in contatto con persone che la pensano come noi o che, con noi, possono fare business.

Perché il coworking?
Perché per aprire una rete di coworking, o per farci parte, si devono condividere alcuni semplici principi: nessun vincolo temporale, la voglia di fare conoscenze, trovare una soluzione a chi non vuole sentirsi isolato a casa. Oppure, per superare “l’isolamento del freelance” rimarca Massimo Carraro, ospite al FaberLab di Tradate per parlare di “Tutto quello che avreste voluto sapere sul coworking e non avete mai osato chiedere”.

La rete “Cowo”
E’ lui, infatti, a praticare questa esperienza da almeno sette anni: copy nell’agenzia di comunicazione “Monkey Business” di Milano, con la partner Laura Coppola ha fondato la rete “Cowo” nel 2008 e da allora sono transitati nei loro locali più di 20mila persone.
Dalla Silicon Valley all’Europa, dal 2005 il coworking ha visto nascere più di 2.500 spazi; ogni giorno ne nascono 4,5 in tutto il mondo. Cowo, la rete di Carraro, conta ormai 97 spazi in tutta Italia, 27 in Lombardia e 17 solo a Milano.

Leggerezza, convergenza, formazione
Con il coworking si va e si viene dagli spazi, l’ufficio è dove c’è il cliente, si fanno incontrare talenti, professioni e tecniche; si impara in modo diretto e indiretto grazie alla “frequentazione di professionalità diverse e modalità organizzate di divulgazione di quello che si fa”, dice Massimo Carraro.

Il kit abilitante
Il coworking chiede, a chi ne usufruisce, responsabilità e attenzione: la privacy è al centro dei comportamenti, ma per andare sul sicuro Carraro & Co. si sono affidati a studi legali e commercialisti. Chi vuole aprire una rete di questo tipo, non può lasciare nulla al caso. Poi, è importante mettere a disposizione dei “clienti” un kit abilitante fatto di know-how, strumenti operativi, servizi di comunicazione. Il coworking è un servizio ma anche un set di valori: prima di tutto si devono condividere questi.

Mi fa piacere che tu sia qui!
Tutti possono fare coworking: studi professionali, società di servizi, agenzie immobiliari, aziende manifatturiere, asili nido, università, imprese, ordini professionali. Perché il principio base di questa forma di condivisione è “mi fa piacere che tu sia qui!”.

La relazione prima del profitto
Carraro lo ha sottolineato più volte: “Il coworking è creazione del valore; un progetto a due gambe: prima relazionale e, subito dopo, economico. Perché la scelta è quella di essere parte di una community capace di aiutare ciascuno di noi ad integrare la nostra vision professionale”. Coworking non significa soluzione alla crisi, “si lavora solo in modo diverso”, prosegue Massimo.
Come? “Ricordando sempre ciò che ispira questo modello di condivisione: co-opetition e non competition (collaborare è meglio di competere) e l’ispirazione al posto della frustrazione”.

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