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I buyer tedeschi a caccia del Made in Italy

Imprese_2_620Alcuni buyer tedeschi e un gruppo di piccole imprese si sono incontrati questa mattina, nella sede di Confartigianato Varese, per conoscersi, proporsi, chiudere – se possibile – un accordo commerciale. Perché se il mercato casalingo, per le sofferenze della crisi economica, soffre e non offre sbocchi, quello tedesco resta uno fra i maggiori punti di riferimento. Un “mercato nel quale non è facile entrare”, dicono i piccoli imprenditori che già sperimentano le collaborazioni con la Germania, ma “con il quale ci si può portare a casa qualche soddisfazione”.
Ma cosa cercano le imprese tedesche agli imprenditori italiani? Un collaboratore della società tedesca Celanese non ha dubbi quando dice “prezzi migliori rispetto ai subfornitori tedeschi”. Questi, però, da soli non bastano: “Le imprese italiane hanno tutte le capacità per produrre con qualità e in quantità, quindi hanno anche la forza per potersi sostituire ad alcuni fornitori tedeschi e permettere, alle aziende tedesche, di pensare ad una internazionalizzazione anche nel campo della subfornitura. Rispetto alla Cina l’Italia ha un passo in più: è un mercato più vicino alla Germania e la qualità è senza dubbio migliore”. Insomma, il Made in Italy è un valore aggiunto al quale i tedeschi non vogliono rinunciare, ma oggi – purtroppo – non funziona solo quello.

Valsol, F.A. di Alcamo Franco, F.E.M. Lombardini e Cosmel lavorano già per l’estero.

La Valsol, da quarant’anni nel settore della metalmeccanica per c/terzi, si è certificata da un anno ISO/9001: “E’ un risultato che vorremmo spenderci anche sul mercato tedesco, perché alla produzione c/terzi ora stiamo affiancando anche prodotti nostri per poterli commercializzare direttamente. La Germania è un mercato interessante e affidabile ed è per questo che ai buyer abbiamo presentato tutto ciò che facciamo per il settore petrolchimico, Oil & Gas, navale, farmaceutico e alimentare. Ultimamente ci stiamo specializzando anche nella costruzione di stampi per plastica e pressofusione”.

F.A di Alcamo Franco lavora non solo con i tedeschi – “in realtà una piccola parte del nostro fatturato sull’estero” – ma anche con Repubblica Ceca, Svizzera, Australia, Stati Uniti. “Siamo nel settore dell’ascensoristica e impianti di raffreddamento e curiamo tutti i processi: taglio, piega, saldatura, montaggio, anche cablaggio. E’ questo che abbiamo proposto ai buyer: la nostra professionalità, il nostro know-how e tutta la nostra esperienza sui mercati esteri. Siamo flessibili, e pensiamo che questo – oggi – sia un valore”.

La Cosmel collabora con la Germania da tempo e il 90% del suo fatturato è sull’estero. Due anni fa ha addirittura evaso una commessa particolare per il settore dell’automotive tedesco. “Non è facile lavorare con loro – dicono gli imprenditori della Cosmel – ma la qualità italiana riesce anche a soddisfare le richieste più severe basate su controlli scrupolosi e tolleranze strettissime. L’esperienza di oggi è stata valida, ma ci auguriamo ce ne siano altre con maggior tempo a disposizione. D’altronde, per chi lavora come noi nel settore della meccanica l’estero rappresenta occasioni importanti: il mercato italiano, ormai, è quasi del tutto ingessato”.

Della stessa idea la F.E.M. Lombardini, sempre più interessata all’estero: “Oggi ci sono stati i tedeschi ma se arrivassero i russi, gli spagnoli o gli arabi non avremmo difficoltà a prendere altri appuntamenti qui in Confartigianato”. Lavori di carpenteria c/ terzi su disegni del cliente con prodotti particolari che vanno dalle cappe d’aspirazione ai copripiscina telescopici: “I buyer tedeschi hanno qualche timore sui tempi di consegna, perché a loro interessa il Made in Italy ma anche la velocità di produzione e consegna di un certo quantitativo di componenti. Noi abbiamo chiesto un’opportunità: ci mettano alla prova!”.

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