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Imprese e banche: come superare le difficoltà

Superare le difficoltà nei rapporti tra imprese e banche, come proposto dal titolo della tavola rotonda all’Università Bocconi di Milano il 10 luglio PMI e banche: come uscire dallo stallo? non sembra impossibile.

Certo, il richiamo alle responsabilità di entrambe le parti c’è stato. Da Giorgio Merletti (presidente di Confartigianato), Alberto Barban (Presidente della Piccola Industria di Confindustria), Monica Cellerino (Regional Manager Lombardia di Unicredit) e Gregorio De Felice (Chief Economist di Intesa Sanpaolo).

D’altronde, come ha sottolineato Dario Di Vico, moderatore dell’incontro, la crisi ha fatto selezione, ed è una selezione non ancora finita.
Lo hanno dimostrato i dati dell’Osservatorio Piccole e Medie Imprese della Sda Bocconi (OPMI) presentato da Federico Visconti.

Il campione di partenza è di 55.709 aziende con fatturato dai 5 ai 50 milioni di euro.

– Dall’inizio della crisi ad oggi, il 15,9% (8.841 imprese) ha smesso di lavorare: il dato è impietoso.
– Nel 2012, una impresa su due ha ridotto il proprio fatturato.
– Dal 2007 al 2012, 1/3 delle Pmi italiane presenta una posizione finanziaria molto negativa.
– Le 46.868 ancora attive al 1° gennaio 2013, rappresentano il 6,1% delle imprese italiane, occupano 2.291 addetti e producono il 39% del Pil italiano.

AZIENDE-INATTIVE

Le aziende più piccole, nonostante una struttura patrimoniale da rafforzare e tagli agli investimenti per ridurre i debiti, sono molto redditizie. E sono casi di successo: presenti soprattutto nel Nord Est, hanno una storia alle spalle di più di dieci anni, un tasso medio di crescita del fatturato del 12,4% e un tasso medio di produttività operativa del 16,2%. Nello stesso tempo, non mancano le imprese da “sostenere”: circa 7.500, infatti, hanno tutti i requisiti per diventare realtà importanti perché presentano una struttura finanziaria molto solida e performance reddituali superiori alla media delle Pmi.

ETA'-PMI

PMI-da-sostenere

Ma che aria tira secondo le previsioni di imprenditori e manager?
La Bocconi ne ha intervistati 320 misurando ottimismo e pessimismo secondo l’indice GES IFO di Monaco secondo il quale l’estremo pessimismo si posiziona a 75, mentre il maggiore ottimismo si esprime con 110.
La Germania, oggi, è ad un indice medio di 104; l’Italia a 96. Se guardiamo alle PMI, l’indice è a 99.
Il risultato del sondaggio, nonostante la situazione economica, è interessante: l’80% dei 320 dice che in Italia “si può fare ancora impresa”, il 50% afferma che rimarranno “stabili”, il 35% investirà nei prossimi anni e il 48% si dice “preoccupato dell’attuale situazione politica”.

Un gruppo di imprese, circa 8.000 sulle 55.000, è forte e conferma la volontà di migliorare di anno in anno le performance economiche: per farlo, però, ci vuole credito e banche che non finanzino solo sulla base di conti economici e commesse (che devono essere solidi e convincenti), ma anche di idee e progetti.

In un momento in cui esiste un problema di riconversione dell’azienda, e si avverte l’esigenza di reagire, gli imprenditori si sono mossi puntando all’innovazione di loro spontanea volontà senza attendere politiche industriali dall’alto.

In questo, il manifatturiero è il comparto che riesce ancora a dare un prodotto ad alto valore aggiunto, nonostante la stretta al credito. E’ qui che si pone il problema di come “ripopolare le imprese” e di come sostenere – anche da parte degli istituti di credito – la moltiplicazione del potenziale di lavoro autonomo che, proprio nella crisi, ha avuto un boom.

Un giovane su quattro, infatti, si inventa il suo lavoro e dimostra di aver interiorizzato il rischio imprenditoriale.

Il rapporto imprese-banche si fa sostanziale e deve essere risolto. Con la consapevolezza di lavorare “insieme per raggiungere lo stesso obiettivo – ha detto Merletti. Nell’era della condivisione, non si può pensare di fare tutto da soli escludendo la collaborazione dal proprio modo di lavorare”. Perché anche per le banche, il tema della crescita e del “dovercela fare” è fondamentale. Lo hanno detto Cellerino e De Felice. Se da un lato gli imprenditori devono imparare a fare sempre meglio gli imprenditori, dall’altro le banche devono fare sempre meglio il loro lavoro. Che, in fondo, è quello di dare credito alle imprese.

Ma come può nascere una vera partnership tra i due mondi?

Ci vogliono prodotti competitivi, un business plan efficace, una visione prospettica del lavoro e conti sani e banche “più comprensive” che possano finanziare ancor più gli investimenti e non solo il circolante. Purtroppo, ha detto la Cellerino, “molte imprese sono pietrificate e non sempre accettano il fato che la loro crescita è anche legata al coraggio di mettersi nelle mani di un manager esterno che sia libero dalle logiche della gestione familiare”.

Le fa eco De Felice, quando sottolinea che “le banche stanno fronteggiando il deterioramento del credito e un cambiamento della regolamentazione pro-ciclica. Banche sane, quindi, ma più prudenti. Dobbiamo agire sull’emergenza, perché aumenta la domanda di credito, ma una domanda che per il sistema bancario non è buona”.

logo-CREDIT-PASSDallo stallo si può uscire con provvedimenti strutturali, partendo dalla ricapitalizzazione delle imprese.

E mettendo a disposizione del mondo imprenditoriale strumenti che facilitino il dialogo come Credit Pass di Confartigianato Imprese Varese, la consulenza finanziaria mirata che facilita l’accesso al credito accompagnando fisicamente in banca l’imprenditore.

 

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