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Flavio Debellini – Ubi Banca

Debellini

Flavio Debellini
Direttore territoriale di UBI Banca

Imprese e banche: qualcosa sta cambiando?

Se parliamo di impieghi, posso dire che da un anno a questa parte abbiamo registrato un’inversione di trend su Varese, ma anche il resto della banca ma anche del resto del gruppo sul fronte dell’erogazione dei mutui. Questo significa che c’è un risveglio, un ritorno al considerare la casa come potenziale acquisto. Devo ricordare che dal 2009 alla prima metà del 2013, questa tendenza è sempre andata in calando, quindi è positivo che ci sia un recupero. Per quanto riguarda le erogazioni alle imprese un po’ più strutturate, quelle che si affacciano ai mercati (il corporate per capirci) abbiamo performance molto interessanti. Deludente, per noi è ancora l’erogazione, la richiesta e la domanda della piccola impresa. Forse, in questo caso non si è ancora trasferita quella fiducia che, invece, si intravedeva sui privati e sulle imprese più strutturate.

Ma le imprese investono oppure no?

La quota degli investimenti che è andata cadendo dal 2009 in poi, ha dato segnali di recupero nel recente passato. Ora non è a livelli ottimali, ma da parte delle imprese c’è una ripresa interessante delle erogazioni per investimenti. Ora, se consideriamo che la nostra struttura è per filiere o distretti, e che l’investimento riprende per la grossa impresa, spero che questa tendenza si trasferisca anche sulle imprese di minori dimensioni. Comunque qualche segnale positivo c’è anche in questo senso.

Le banche cosa stanno facendo?

Le banche hanno la necessità di impiegare e le risorse finanziarie ci sono. Vero è che la situazione del “credito problematico” è un problema e quindi il denaro deve essere collocato nel migliore. Una delle chiavi di volta per uscire da questa situazione è avere dei progetti, confrontarsi bene con questi progetti e poi andare a investire insieme, l’impresa e la banca.

Il rapporto tra impresa e banca sta migliorando?

Dal mio punto di vista sì, anche se con risultati che a volte non sono in linea con quelli degli anni passati quando la situazione era positiva e confrontarsi era forse meno importante. Questa crisi, però, ha un merito: ha favorito modelli di confronto che possono portare a risultati molto interessanti e che coinvolgono anche realtà che non erano focalizzate su questi aspetti. L’esperienza di Credit Pass, di Confartigianato Imprese Varese, va in questa direzione: una buona pratica che nasce anche dalla crisi e dalle difficoltà che ci sono state. Parlo del fatto che un’associazione di categoria ha saputo trovare alcune soluzioni nel campo della consulenza per aiutare le imprese e le banche a dialogare meglio e su progetti più concreti e su elementi più oggettivi che possono portare benefici. Aiuta l’imprenditore e la banca a muoversi con maggiore armonia.

Cosa fa Ubi Banca?

Collaboriamo a tutte le iniziative, anche quelle associative, che abbiano come scopo quello di avvicinare e creare un contesto più favorevole per le banche e le imprese. La funzione di catalizzatore dell’associazione di categoria va bene, ma ci sono anche altre iniziative che nascono per volontà e strategia della banca. L’impresa che esporta, per esempio, presenta una minore rischiosità per la banca: per queste imprese il livello di rischiosità è infinitamente più basso e più alto il merito creditizio. Anche le opportunità commerciali di una banca divengono più importanti perché un’impresa che esporta che muove l’indotto, la filiera. E’ per questo che Ubi ha linee specifiche che puntano a capire se le imprese, magari non piccolissime ma comunque piccole, hanno un potenziale di sviluppo all’estero: noi le accompagniamo. Chiaro che l’esportazione non è l’unica soluzione, perché poi occorre che anche all’interno si muova qualcosa. La nostra banca è molto radicata territorialmente, fa parte del terzo gruppo bancario nazionale ed si fa forte di tutta una rete di relazioni internazionali e uffici di rappresentanza che possono accompagnare qualunque impresa in qualunque mercato interessante. Per i nostri clienti – anche i più piccoli: ne abbiamo tantissimi – mettiamo a disposizione queste opportunità.

Come vede il prossimo futuro?

C’è speranza, e i numeri lo confermano: il nostro sistema produttivo ha tenuto proprio perché fondato sulla piccola impresa, che in questi anni ha saputo resistere e reagire. Tutti noi sappiamo che sul nostro territorio provinciale la manifattura ha un ruolo molto importante, ed è grazie a questa se siamo riusciti a mantenere una posizione primaria nel sistema produttivo globale. Le difficoltà sicuramente non sono superate ma posso dire, perché lo vedo nel territorio in cui opero tutti i giorni e dall’andamento della banca, che qualche segnale positivo c’é. Nell’ultimo anno in alcuni ambiti gli impieghi sono cresciuti , e questo per noi è fondamentale. Oggi, in una situazione normalizzata uno dei primi obiettivi delle banche è quello di impiegare, perché la principale forma di reddito di una banca nasce proprio dagli investimenti. Insomma, non siamo in un vicolo cieco. Bisogna lavorare, avere molta fiducia reciproca, aprirsi, collaborare e cercare di confrontarsi il più possibile: ci sono tutte le condizioni affinché la situazione possa migliorare.

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