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Mauro Colombo – Direttore Generale Confartigianato Imprese Varese

Mauro Colombo Direttore Generale di Confartigianato Imprese arese

Mauro Colombo – Direttore Generale
Confartigianato Imprese Varese

Cosa è emerso da quest’inchiesta?

Una serie di scenari dai quali Confartigianato Imprese Varese non si può sottrarre. Siamo partiti pensando che il cuore del problema fosse il rapporto banche-imprese e man mano ci siamo addentrati in questa indagine, abbiamo scoperto invece che il problema è più esteso, riguarda una filiera di soggetti che lavorano attorno alla finanza. Quindi non soltanto le banche e le imprese ma anche gli investitori istituzionali e investitori privati (che in Italia sono carenti nei confronti del mercato delle imprese); poi un ruolo del pubblico e delle associazioni.
Riteniamo di aver capito questo: mettere in condizione le imprese di ottenere le risorse finanziarie necessarie per la loro crescita e sviluppo, vuol dire mettere mano a ognuno di questi tasselli che abbiamo scoperto sono necessari l’uno all’altro.

L’inchiesta ha messo in evidenza anche l’esigenza di strumenti alternativi al credito bancario. Confartigianato, forse, ha trovato una soluzione: di cosa si tratta?

Uno dei tasselli di cui parlavamo prima è un diverso modo di gestire la finanza da parte di qualunque tipo d’impresa: piccola, media o grande che sia. Stiamo uscendo – ne eravamo certi, ma ne abbiamo avuto la conferma proprio con questa inchiesta – da un periodo storico in cui fare finanza, per le aziende, significa utilizzare il capitale a debito, quindi il finanziamento erogato direttamente dal sistema bancario. Ecco, questo sistema non è più sostenibile perché ha avvantaggiato un po’ tutti: questo dobbiamo dirlo. Ha avvantaggiato il sistema bancario, con la dipendenza eccessiva da parte delle imprese verso questo gli istituti di credito, e ha avvantaggiato, o caratterizzato, la fase di crescita (anche veloce) dell’economia e del tessuto economico italiano degli ultimi anni. Tutto questo, per, ha creato anche qualche anomalia: la dipendenza eccessiva, la definizione “bancocentrica” è corretta, da parte delle imprese e una sottovalutazione dell’importanza dell’elemento della patrimonializzazione, del capitale a rischio all’interno delle aziende, anche piccole.

Come si sta muovendo Confartigianato Varese?

Dobbiamo lavorare per far capire a tutte le imprese l’importanza di creare, oltre al capitale debito, anche un capitale di rischio. Quindi utilizzare sì la banca, ma anche altre forme di finanziamento, proprie quando disponibili, o di terzi, che non siano bancarie.
Per fare questo ci vogliono la volontà e la consapevolezza di avviarsi su questo percorso, ma le imprese devono anche dotarsi di strumenti, non sofisticati, ma adeguati alla loro dimensione che permettano di conoscere il loro fabbisogno finanziario. E permettano di regolare il rapporto con i propri clienti, con i propri fornitori, compensare le differenze sui termini di pagamento e di incasso, valutare bene il proprio fabbisogno futuro, esporre correttamente e in maniera trasparente queste informazioni al proprio intermediario bancario da una parte e dall’altra ad un eventuale investitore.

Come lo possono fare le imprese?

Non da sole, perché lo sforzo è notevole. Dall’altra parte però esigiamo che soprattutto il sistema bancario acquisisca le competenze, le professionalità e il linguaggio per comprendere le ragioni dell’impresa. Non vogliamo un sistema basato né sulla fiducia non formalizzata, come accadeva o come è sempre accaduto nel passato, ma documentata e oggettiva. E non vogliamo neppure una valutazione del merito di credito puramente basata sui numeri e sui dati. C’è un progetto d’azienda, un investimento che eventualmente l’imprenditore vuole fare: ecco, questo deve essere valutato per quello che è e per le sue potenzialità. Banche e imprese sono destinate a crescere tutte e due insieme, parallelamente. Una senza l’altra non hanno ragione di essere.

E’ qui che entra in gioco Credit Pass?

A Crediti Pass abbiamo dato un forte impulso e abbiamo investito risorse, impegno ed energia per poter assistere le imprese a dotarsi di questi strumenti alternativi. Il nostro fine non è solo quello di svolgere un’attività di consulenza ma anche di assistenza, affiancamento, accompagnamento, scambio, crescita reciproca con i nostri imprenditori per capire come si possano sviluppare questi strumenti. Allora, mettiamo loro nelle giuste condizioni di governare meglio la finanza anche di una piccola impresa, rappresentarsi meglio nei confronti dei loro intermediari, banche o altri soggetti, e quindi di poter avere qualche probabilità in più di accedere alle risorse di cui hanno bisogno.

Per un’associazione di categoria si aprono nuove sfide, non soltanto nel campo del credito. Il futuro come sarà?

Come Confartigianato Varese veniamo da un’esperienza storica unica, direi non irripetibile ma certo eccezionale, che è quella dei Confidi. E una cosa ha caratterizzato quest’esperienza: il loro valore mutualistico; iil fatto che le imprese hanno deciso di mettersi insieme, ognuno con un piccolo contributo per creare le condizioni che potessero aiutare tante altre imprese.
Questo è lo spirito che noi dobbiamo preservare, perpetuare nel futuro, ed è un valore che le associazioni hanno e – possiamo dirlo – che nessun altro in questo momento è in grado di replicare.

Come hanno operato sino ad ora i confidi?

Hanno fatto leva sul capitale finanziario, che permette la crescita delle imprese e la soddisfazione del loro fabbisogno finanziario per mezzo dei finanziamenti. Adesso, noi, dobbiamo evolvere e non abbandonare questi strumenti. Dobbiamo cercare forme o nuove modalità con le quali costruire i presupposti per cui le aziende, anche di piccole dimensioni, possano attirare investitori o capitali per garantire loro un’eventuale crescita. Esperienze di questo genere non ne esistono; non si parte dal niente. Recentemente negli Stati Uniti e in Inghilterra, con una volontà precisa dei rispettivi governi, sono stati costruiti due strumenti diversi ma simili nelle finalità. Fondi pubblico/privati dove, con un’adeguata politica fiscale, si sono create le condizioni per remunerare quel capitale privato che ha ritenuto conveniente partecipare alla crescita e allo sviluppo anche delle piccole imprese. Tutto questo si potrebbe aggiungere alla nostra esperienza italiana, eventualmente con la garanzia dei nostri consorzi Fidi.

Sono questi gli strumenti alternativi al sistema bancario?

Possiamo sperimentare non con strumenti che siano in assoluto alternativi al sistema bancario (questo non è assolutamente sostenibile), ma con strumenti che invece si accompagnino al sistema bancario e, in qualche modo, creino le condizioni di sostenibilità che oggi non ci sono più. La preoccupazione c’è, perché questo è un progetto importante, credo un atto di responsabilità che dobbiamo assumerci come associazione per il futuro. L’impegno è massimo, ma non è detto che possa essere in grado di produrre effetti immediati. Oggi, però, si avverte l’urgenza di creare questi nuovi strumenti; c’è il bisogno di dare risposte immediate alle imprese per non creare condizioni peggiori in cui eventualmente operare. Cioè un mondo in cui non esistono più le imprese, o comunque ne rimarrebbero così poche perché prosciugate da qualsiasi possibilità di creare i presupposti per la loro crescita.

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