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Syncro Group e la plastica che riempie il vuoto

syncro1-250x136Da Busto Arsizio a Beirut passando da Rio, Tokyo e Berlino. Non ha nemmeno 7 anni la Syncro Group di Gabriele Caccia ma già vende macchine per l’imballaggio e l’estrusione di materie plastiche in tutto il mondo

Nel distretto della plastica varesino da quasi otto anni un’azienda di Busto Arsizio si sta ritagliando sempre più spazio, sia in Italia che all’estero. È la Syncro Group, impresa fondata da Gabriele Caccia che oggi produce e vende macchine per l’imballaggio e l’estrusione di materie plastiche in mezzo mondo impiegando circa 150 persone tra Sacconago e il resto del mondo.

Signor Caccia, partiamo dall’inizio. Cosa producete qui a Sacconago?

«Qui realizziamo impianti che andranno nelle imprese che lavorano materia plastiche, ma la Syncro Group è composta da quattro società principali: due, qui a Busto Arsizio che si occupano di tutta la parte che riguarda la gestione e l’automazione delle macchine per l’imballaggio e per l’estrusione della materia plastiche, poi ne abbiamo una a Modena e una in Inghilterra».

Qual è la storia che sta dietro alla Syncro?

«Diciamo che sono un figlio d’arte e dopo la laurea in ingegneria gestionale ho iniziato a lavorare nel settore, poi un bel giorno ho deciso, insieme a un collega, di provare l’avventura e da zero abbiamo aperto la ditta. Oggi siamo circa 150 persone in giro per il mondo e la Syncro è presente in Brasile, Cina, Stati Uniti, Germania, Giappone e recentissimamente in Libano, a Beirut, dove abbiamo aperto un piccolo ufficio».

Cosa rende le vostre macchine così “interessanti” per il mercato?

«Credo che sia un insieme di fattori. Seguiamo il cliente dalla A alla Z. Poi senza dubbio la parte software dei nostri macchinari, al pari di quella meccanica e pneumatica, è un aspetto che ci rende molto innovativi e appetibili. Basti pensare che lo scorso anno abbiamo brevettato 7 nuovi sistemi».

Questa forza deriva dai vostri collaboratori?

«In Syncro abbiamo un ufficio tecnico molto corposo, con circa una decina tra ingegneri e personale tecnico specializzato. Tutto quello che disegniamo e progettiamo viene poi realizzato dai nostri sub-fornitori locali che sono attentamente selezionati, infine i nostri dipendenti pensano all’assemblaggio finale e al collaudo. Quindi direi di sì, ogni collaboratore è fondamentale per il risultato finale del lavoro. Io li definisco: le nostre eccellenze».

Come siete riusciti a ritagliarvi il vostro spazio nel mondo?

«Diciamo che il nostro segreto è essere presenti sul mercato. Saperlo ascoltare e avere la capacità di anticiparlo, innovando. Ogni anno seguiamo una dozzina di fiere in tutto il mondo. È un impegno oneroso per la nostra azienda ma allo stesso tempo vitale. Ero a Dubai settimana scorsa, la prossima sarò Mosca e a marzo negli Stati Uniti. Poi quest’anno in concomitanza di Expo ci sarà un’importante fiera a Milano e saremo presenti anche lì. È uno sforzo, ma questo ci aiuta a essere competitivi all’estero. Anche grazie a questo l’anno scorso abbiamo realizzato il 96% del nostro fatturato fuori dai confini nazionali».

Oltre all’innovazione cosa chiedono le aziende estere a quelle italiane?

«Le faccio un esempio che può aiutarla a capire. Alcuni nostri grossi clienti americani e tedeschi ci chiedono ogni anno la fluttuazione dei dipendenti».

Prego?

«Le variazioni del personale all’interno dell’azienda. Quanti se ne sono andati, quanti ne abbiamo assunti, etc. Ecco nel nostro caso mai nessuno si è licenziato o è stato mandato a casa e questo è sintomo di solidità aziendale e del fatto che le persone che lavorano qui trovano degli stimoli continui».

Quanti siete qui a Sacconago?

«Una quarantina di dipendenti, di cui un quarto laureato, e il nostro obbiettivo è quello di farli sentire a casa anche sul luogo di lavoro. In una piccola azienda creare un ambiente famigliare è fondamentale per il suo benessere».

Mi accennava dei dieci dipendenti laureati, come li selezionate e che ruolo ha la ricerca e sviluppo nella sua azienda?

«Due anni fa abbiamo iniziato a richiedere al Politecnico di Milano le liste dei neolaureati in ingegneria informatica, elettronica e meccanica. La nostra esigenza è quella di trovare ragazzi con competenze di base per farli crescere in azienda, anche con stage semestrali. Per quanto riguarda R&S (ricerca e sviluppo ndr.) in questi anni abbiamo fatto un grosso lavoro di sviluppo sugli imballaggi alimentari e brevettato un sistema che va a misurare il numero degli strati di politelene, pa e evoh (materiali plastici ndr.) per consentire ai nostri clienti di verificare effettivamente la qualità dei prodotti che vanno ad immettere sul mercato. Abbiamo anche brevettato una macchina per produrre rotoli, simili al domopak per intenderci, ma senza il cartone sul quale si avvolge il materiale».

Niente male. Ha mai usufruito delle detrazioni per quel che riguarda la ricerca e lo sviluppo?

«Guardi, a oggi non ho mai avuto usufruito di una detrazione, una agevolazione o una mano da parte statale….».

Senta la vostra è una realtà aziendale solida, un domani pensate di potervi quotare nel listino della borsa italiana dedicata ai “piccoli”?

«Non è un obbiettivo primario, ma sicuramente quando avremmo raggiunti alcuni obbiettivi potrebbe essere utile. Oggi uno dei problemi delle imprese è proprio avere liquidità e il discorso della quotazione, come quello dell’emissione di minibond, potrebbe essere interessante».

Lavorate nel settore delle materie plastiche, che ripercussioni ha avuto la cosiddetta guerra del petrolio tra paesi Opec e Stati Uniti, sulla vostra attività?

«Noi abbiamo la fortuna di essere abbastanza capillari. Fino all’altro ieri andavamo alla grande in Arabia Saudita, oggi andiamo altrettanto bene negli Usa. Siamo presenti su entrambi i mercati e questo ci consente di non farci spaventare troppo».

Syncro Group
Viale dell’Industria, 42
21052 Busto Arsizio (Va)
info@syncro-group.it

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