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MP: dalle chiavi di casa all’America’s cup

In una anonima zona industriale di Cardano al Campo, come tante ce ne sono nel paese delle “cento città”, un modesto capannone ospita un’azienda che si è costruita un nome nel settore della meccanica. È l’officina Pravato, un’impresa gestita da tre fratelli, Giancarlo, Silvano e Ivano, che ha fatto della precisione e dell’affidabilità il proprio marchio di fabbrica. Un marchio utilizzato anche dai team dell’America’s Cup.

Signor Giancarlo, quando è nata la vostra azienda?
«Per raccontare la storia della Mp bisogna fare una piccola premessa. Nel 1960 la nostra famiglia si trasferisce dal Veneto, precisamente da Asigliano Veneto in provincia di Vicenza, a Gallarate. Qui nostro cugino aveva avviato una piccola officina meccanica specializzata in tornitura e fresatura…».

Gli anni del grande boom. Quindi vi siete messi in società con vostro cugino?
«Sì, anche se è arrivata la chiamata per il servizio militare a romperci le uova nel paniere. Dopo essere stato chiamato per svolgere il mio dovere, siamo stati costretti a sciogliere la società. Ci siamo divisi ecco. Poi nel 1970 assieme ai miei due fratelli, Silvano e Ivano, abbiamo fondato quella che ancora oggi è la Meccanica Pravato».

Quarant’anni di storia. Siete dei decani della meccanica. Signor Silvano può raccontarci l’evoluzione della  vostra azienda?
«Be’ in tutti questi anni abbiamo attraversato varie trasformazioni. All’inizio facevamo esclusivamente lavorazione conto terzi per aziende del territorio poi, nel 1980 abbiamo saputo cogliere un’occasione importante e da lì non ci siamo più fermati».

Cioé?
«Siamo riusciti a conquistare una commessa per una grande azienda francese che fabbricava chiavi, e per circa 20 anni abbiamo fornito loro le macchine per la duplicazione….».

Scusi, la interrompo. Quindi lei ha progettato e costruito macchine per la duplicazione di chiavi?
«Esattamente».

Ma è ingegnere?
«No, ma mi considero un creativo».

Ha detto che ha rifornito l’azienda francese per 20 anni, quindi fino agli inizi del nuovo millennio, poi cosa è successo?
«È successo che l’azienda francese è stata acquistata da un concorrente americano e noi siamo rimasti a bocca asciutta».

Una bella botta.
«Già, consideri che all’epoca eravamo in 17. Oggi siamo in undici, compresi i tre fratelli».

Come avete reagito?
«Abbiamo dovuto riprendere a lavorare conto terzi, ma nel frattempo non siamo stati fermi. Abbiamo progettato altre macchine, sempre per la duplicazione di chiavi, e una l’abbiamo presentata a un cliente tedesco trovato attraverso una ricerca su internet. La macchina era la Euroline e il cliente un’azienda con un’esperienza centenaria nella fabbricazione di chiavi e macchine per duplicare».

E..?
«I tedeschi per un paio di mesi sono scomparsi poi, quando ormai avevamo perso le speranze, ecco che richiamano, ordinandoci un buon numero di macchine».

Oggi lavorate principalmente per loro?
«Diciamo che con loro realizziamo circa il 30 per cento del nostro fatturato. I nostri accordi con i tedeschi che, le assicuro sono cordialissimi e sentiti, prevedono che possiamo vendere queste macchine sul mercato italiano, ma per l’estero loro hanno l’esclusiva».

Quante macchine realizzate per i vostri clienti tedeschi?
«Circa 300 all’anno». Non me ne voglia nessuno, ma in sostanza fate lo stesso lavoro dei cinesi o dei romeni, per i grandi marchi dell’abbigliamento…Giancarlo: «I tedeschi sono venditori formidabili. L’azienda con cui lavoriamo ha 17 rappresentati commerciali ed esportano in tutto il mondo. Hanno strutture e competenze che per noi sono irraggiungibili».

Non solo per voi. Quindi i tedeschi non producono nulla. Si limitano a vendere le vostre macchine, riconoscendovi una qualità superiore alla loro…
«La Boerkey è un colosso. Non vende solo le nostre macchine, ma vende milioni di chiavi e lucchetti ed altro in tutto il mondo. Diciamo che ha riconosciuto in noi una collaborazione valida dal punto di vista tecnico e ingegneristico».

In tutti questi anni, vi siete mai chiesti perché gli italiani non riescono dove riescono i tedeschi?
Silvano: «Sa, è vero che noi abbiamo il Made in Italy, ma anche il Made in Germany non scherza. Nel settore della meccanica di precisione è forse il brand più conosciuto al mondo. Senza contare la rete commerciale che sono stati in grado di organizzare anche grazie alle competenze che acquisiscono fin da giovani. Io ho dovuto farmi un mazzo così per imparare prima il francese, poi il tedesco».

Mi dicevate che il 30 per cento del fatturato è realizzato con i tedeschi, e il resto?
«Be’ dobbiamo dire che il mercato di queste macchine è in calo e per questo abbiamo dovuto tornare a occuparci di lavorazioni conto terzi, che occupa un altro 30 – 35 per cento del fatturato».

E la restante parte?
«Lavoriamo per un’azienda che produce componenti per le imbarcazioni da competizioni»…

Prego?
«Sì. Ha presente l’America’s cup?»

Certo. Ma come mai un’azienda di Cardano al Campo realizza componenti per barche da gara?
«Ora le spiego. Un bel giorno ci è arrivata una richiesta di preventivo da un’azienda americana con sede in provincia di Como. Chiedevano il prezzo per dei piccoli pezzi che nel giro di qualche tempo abbiamo realizzato, come sempre, con la massima professionalità. Dopo questa prima partita gli ordini sono aumentati fino a che l’azienda non ha deciso di convocarmi nella sede comasca».

Ma voi sapevate cosa stavate realizzando?
«No. E non ci interessava nemmeno, a noi interessa solo fare il nostro lavoro al meglio. Be’, le dicevo, vado nella sede dell’azienda e lì conosco gli ingegneri che mi chiedono alcuni consigli su come realizzare alcuni componenti quali: verricelli, colonne in carbonio, alberi, ingrnaggi, piastre e un sacco di altri pezzi. Tutti destinati ad allestire le barche a vela da gara per l’America’s Cup».

Caspita, una bella soddisfazione.
«Sì, ma le dico quella di lavorare al meglio delle nostre capacità è sempre stata la nostra missione. Per questo ci abbiamo messo tanta passione e investito continuamente in macchinari all’avanguardia e personale preparato».

Recentemente avete fatto assunzioni?
«Sì, abbiamo assunto un giovane che era disoccupato. Ora ha un contratto a tempo indeterminato, come tutti i nostri dipendenti».

Cosa vi aspettate dal futuro?
«È dura, perché abbiamo già tutti una certa età, comunque ho un figlio che lavora in azienda e se son rose fioriranno».


M.P. PRAVATO
Via Vesuvio, 21,
21010 – Cardano al campo VA
Tel. 0331 261453
www.mppravato.it

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