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Perché le imprese italiane non vendono online?

Che l’Italia fosse indietro sui temi del digitale è cosa nota, ma i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato sul divario che separa il Paese dagli altri membri dell’Unione a 28 offrono lo spunto per una riflessione ulteriore.
Nel rapporto Confartigianato (leggi qui la versione integrale) lo spunto iniziale lo offre la “curva” sulla produttività delle imprese italiane. Negli ultimi 10 anni (2003-2013) i dati Ocse rivelano che la produttività nel nostro Paese è rimasta sostanzialmente stazionaria (+0,6%), a fronte di una crescita media del 9,3% (vedi grafico sotto).

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Un andamento che, secondo l’Ufficio Studi, è inversamente proporzionale alla maggiore interazione online delle imprese estere. Infatti mentre i nostri competitors investono su e-commerce e nuove tecnologie (banda larga inclusa) l’Italia è, insieme alla Bulgaria, ultima in Europa per quota di imprese che hanno effettuato vendite online: solo il 5% del totale a fronte del 14% dei 28 Paesi dell’Unione Europea, quasi tre volte, quindi, il livello italiano. In cima alla classifica, come si vede nel grafico qui in basso, Danimarca, Repubblica Ceca e Svezia, seguite da Irlanda e Germania.
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La situazione migliora leggermente per quanto riguarda le imprese che effettuano acquisti online. Circa il 15% delle nostre aziende fa acquisti sul web a fronte del 18% della media dell’Unione a 28. Anche qui in cima alla classifica troviamo Repubblica Ceca e Irlanda.
Se poi consideriamo le imprese di piccole dimensioni, in Italia il commercio elettronico – in acquisto e vendita – viene praticato dal 25,1% delle imprese con 3-9 addetti. Sono le regioni settentrionali che presentano le quote più alte: al primo posto la Valle d’Aosta con il 40,0%, segue il Trentino-Alto Adige con il 33,7%, il Piemonte con il 29,4% e la Lombardia con il 29,2%. I valori più bassi si osservano in Basilicata (18,7%), Puglia (18,4%), Calabria (17,3%) e Molise (13,1%). Nel dettaglio del commercio elettronico, l’opportunità di vendere online è sfruttata solo dal 5,1% delle microimprese attive sul territorio italiano, mentre una percentuale più elevata, pari al 23,4%, acquista sul web.

Ma perché preferiamo comprare invece di vendere? Sempre secondo l’analisi compiuta da Confartigianato, le imprese organizzano e configurano le proprie attività di vendita in funzione del profilo della clientela. Il più basso utilizzo del canale online da parte delle imprese si lega al più basso utilizzo di Internet da parte dei clienti. Tenuto conto dell’elevato peso del mercato locale – il 57,8% delle imprese con almeno 3 addetti (oltre 600mila unità) svolge la propria attività esclusivamente su un mercato locale – si osserva una elevata correlazione tra la quota di imprese che effettuano vendite online e la percentuale della popolazione che utilizza Internet.

La minore intensità dell’utilizzo del canale online da parte delle imprese italiane si spiega anche con altri fattori strutturali che condizionano negativamente lo sviluppo dell’e-commerce; in particolare si segnala che in Italia la diffusione della carta di credito è più bassa della media dell’Eurozona e che i tempi per il procedimento giudiziario di tutela del contratto commerciale online in Italia è di 1.185 giorni, il 120% della media di 540 giorni dei Paesi avanzati.
“Nello specifico – si legge nel rapporto – della quota di utenti Internet che ha usato questo canale per acquisti, l’Italia è terzultima in Europa con il 35% a fronte del 63% in media europea. Solo Bulgaria e Romania, rispettivamente con il 28% e il 17%, hanno quote più basse del nostro Paese”.

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