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Grexit, cosa rischiano le imprese italiane?

Eurozone Finance Ministers Demand Greater Scrutiny Of Greek Budget Cuts

Continua l’incertezza sul futuro della Grecia e su quello dell’Europa. Le ripercussioni immediate della crisi generata in seguito all’esito del referendum di domenica 5 luglio non si sono fatte attendere e ieri i titoli bancari quotati a Piazza Affari hanno registrato forti perdite, facendo alzare l’asticella d’allarme sulla possibilità di un contagio della crisi ellenica sui paesi più indebitati dell’area euro. A fermare la corsa al rialzo dello spread è la maxi operazione di acquisto di titoli di Stato voluta dalla Bce di Mario Draghi, ma cosa ci attende nelle prossime ore? Lo abbiamo chiesto a Carlo Milani (in foto in basso a destra), economista del Centro Europa Ricerche e redattore del sito di informazione finanziaria del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano, www.finriskalert.it.

13596396724_4c85ac73f1_hBanche chiuse e liquidità fino al termine della settimana. La Grecia ha già un piede fuori dall’Euro e c’è chi pensa a un piano di aiuti umanitari da attuare nelle prossime ore. Qual è la sua opinione, che destino attende il paese?
«Sono ottimista e confido ancora sul fatto che tra i politici europei prevalga il buonsenso rispetto agli egoismi nazionali di brevissimo termine. Mi aspetto, quindi, che un accordo tra i creditori e la Grecia venga trovato, in caso contrario nell’arco di un paio di settimane la Grecia potrebbe essere spinta a uscire dall’euro con conseguenze molto gravi. Il sistema finanziario andrebbe al collasso e anche le poche grandi aziende nazionali, specializzate principalmente nell’industria cantieristica navale, avrebbero notevoli difficoltà a far fronte ai debiti contratti in euro, che diverrebbe una valuta estera. La Banca Centrale si vedrebbe costretta a stampare nuova moneta per pagare pensioni e stipendi e per ricapitalizzare le banche domestiche. Tutto questo, aggiunto al maggior costo necessario per importare prodotti energetici e altri beni di prima necessità, determinerebbe fortissime spinte inflazionistiche».

Le borse stanno registrando perdite pesanti e l’effetto contagio sembra già avviato. Quanto rischia realmente l’Italia?
«Al momento il contagio appare molto contenuto. I mercati hanno soltanto cominciato a prezzare la possibilità della Grexit, ovvero dell’uscita della Grecia dell’euro, ma a mio avviso la maggior parte degli operatori si aspetta ancora il raggiungimento di un accordo. Se così non fosse per i restanti 18 paesi dell’Area euro comincerebbe un periodo di fortissime turbolenze. Per i mercati sarebbe infatti chiaro che la moneta europea altro non è che uno dei tanti regimi di tasso di cambio fisso destinato prima o poi a dissolversi. Mario Draghi, presidente della BCE, dopo aver dichiarato che l’euro è indissolubile, non avrebbe più la credibilità per fermare gli attacchi speculativi. Tra i primi paesi colpiti ci saranno probabilmente le “prede” più piccole, ovvero Cipro, Slovenia e Portogallo, ma poi ben presto la speculazione internazionale comincerebbe a guardare anche a Spagna e Italia.  Pensiamo a questo: se l’Europa è disposta a far fallire un paese che rappresenta appena il 2% del Pil dell’Area euro con un debito di poco più di 300 miliardi di euro, cosa potrebbe fare per evitare il collasso di un’economia, come quella italiana, che pesa per circa il 16% del Pil dell’eurozona e con un debito pari a 2.200 miliardi di euro?».

Secondo i dati Ice le imprese italiane esportano beni per 3 miliardi e mezzo di euro, cosa succede da adesso in poi? Le Pmi dovranno cercare nuovi mercati? E chi ha degli insoluti verso i propri clienti greci deve prepararsi al peggio?
«Anche se si troverà un accordo ci saranno probabilmente degli strascichi. Dopo ben 10 giorni con la liquidità bloccata, con l’impossibilità per i greci di prelevare più di 60 euro al giorno dagli sportelli automatici delle banche, il settore produttivo greco ha subito un altro duro colpo che andava assolutamente evitato. Nel malaugurato caso in cui falliscano tutti i tentativi per trovare un compromesso la Grecia sarebbe tagliata fuori dai mercati internazionali per diversi mesi. Pochi infatti accetterebbero di essere pagati nelle nuove dracme, il cui valore sarebbe fortemente svalutato e incerto. Probabilmente solo nazioni del calibro di Russia e Cina accetterebbero questo azzardo, ma solo in cambio di una maggior presenza economica, politica e militare nell’area, con riflessi geopolitici difficilmente valutabili ad oggi e alla base delle pressioni statunitensi affinché venga trovata una soluzione alla crisi. Per le imprese italiane che hanno crediti (in euro) verso la clientela greca sarebbe molto difficile recuperare per intero quanto vantato».

Nelle ultime ore sono circolate voci di un piano di investimenti sul modello del “Piano Marshall” per ridare fiato all’economia greca. È una strada percorribile a fronte dei 350 miliardi di euro di debito cumulato in questi anni dal paese ellenico?
«Se invece di parlare esclusivamente di “austerity” si fosse discusso di come sostenere la domanda interna, dopo lo scoppio della crisi finanziaria, l’Europa non si ritroverebbe ancora con 23 milioni di disoccupati contro i 7 milioni degli Usa. Purtroppo il piano Juncker, che ha messo sul piatto solo qualche miliardo di euro (che raggiungono i 350 miliardi solo grazie alla leva finanziaria), è chiaramente insufficiente se si considera che i destinatari di questi investimenti sono tutti i 28 paesi dell’Unione».

Venerdì scorso è stato approvata alla Camera la direttiva europea sul “bail in” sui conti correnti italiani in caso di crisi del settore bancario. Quanto è concreto l’incubo di un prelievo forzoso sui nostri conti correnti?
«Ritengo la partecipazione alle perdite bancarie da parte dei creditori un principio sacrosanto che se fosse stato attuato negli anni 2000 avrebbe evitato gli atteggiamenti speculativi e disinvolti di molti banchieri europei. Per i correntisti va ricordato che entro i 100mila euro non si potranno subire perdite, quindi la quasi totalità dei titolari di conto corrente è preservata da questo rischio. Rimane la possibilità di incorrere in perdite per quei risparmiatori che abbiano investito in azioni e obbligazioni di banche che in futuro incorreranno in dissesti finanziari. Ciò dovrebbe indurre le famiglie italiane a ponderare con più attenzione le scelte d’investimento, informandosi di più e meglio».

Quali suggerimenti per chi è esposto sui mercati azionari?
«Nei prossimi giorni e settimane i mercati saranno soggetti a una forte volatilità. In questo contesto un piccolo azionista dovrebbe valutare con attenzione se l’azienda in cui si è investito ha fondamentali solidi, che le permetteranno di avere prospettive di crescita nel medio-lungo termine. Solo logiche di investimento con un profilo temporale più lungo andrebbero mantenute. Se invece si è fatta solo una “scommessa” per ottenere guadagni a breve termine bisognerebbe tenere in considerazione anche la possibilità di chiudere le posizioni, pur se in perdita, al fine di evitare perdite ancor più grandi».

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