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In Italia le tasse crescono più del Pil

A qualche ora dall’annuncio della “rivoluzione copernicana” del governo Renzi, il centro studi di Confartigianato evidenzia come l’Italia sia il paese europeo che ha vissuto nell’ultimo decennio il più alto stress fiscale su famiglie e imprese. Alla più restrittiva politica di bilancio nel nostro Paese ha contribuito, in modo predominante, la crescita della pressione fiscale: nell’arco dell’ultimo decennio l’Italia è il Paese europeo che ha registrato la più alta crescita della pressione fiscale (+4,2 punti percentuali di PIL di tax burden, che al valore della pressione fiscale aggiunge il prelievo per imposte indirette dell’Unione europea).

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Tra il 2005 e il 2015 il Pil nominale (cioè il Prodotto Interno Lordo nel suo valore espresso in moneta attuale ndr.) è cresciuto di 144,3 miliardi (+9,7%), mentre le entrate fiscali sono salite di 145,2 miliardi (+22,7%). In parallelo la spesa primaria corrente è salita di 134,9 miliardi (+23,8%), la spesa per interessi di 2,8 miliardi (+4,2%) mentre la spesa in conto capitale (cioè la spesa per investimenti ndr.) è scesa di 12,7 miliardi (-18,4%).

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In parallelo alla crescita delle entrate fiscali, è cresciuta la pressione fiscale burocratica. Tra aprile 2008 e dicembre 2014 sono state approvate 752 norme fiscali, di cui 98 semplificano (13,0% del totale), 186 sono sostanzialmente neutre dal punto di vista dell’impatto burocratico (24,7%) e 468 presentano un impatto burocratico sulle imprese (62,2%): poco meno di due norme fiscali su tre promulgate aumentano i costi burocratici per le imprese. Le politiche della semplificazione in questi ultimi sei anni hanno mostrato il “passo del gambero”: per una norma fiscale che semplifica quasi cinque (4,7) complicano la vita delle imprese, conclude l’analisi di Confartigianato.

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