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Quanto pesa davvero la Grecia nell’Eurozona?

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Le conseguenze del voto greco al referendum indetto ieri, domenica 5 luglio, evidenziano lo squilibrio nell’ambito degli accordi di cambio sulla valuta comune derivante dalla vulnerabilità di una piccola economia; in questa prospettiva l’Ufficio studi di Confartigianato Imprese ha esaminato alcuni dati relativi al posizionamento dell’economia ellenica nell’ambito dell’Eurozona.

Sulla base delle previsioni 2015 del Fondo Monetario Internazionale si osserva che nel 2015 la Grecia, con i suoi 10.982.000 abitanti, rappresenta il 3,3% delle popolazione dell’Eurozona e la sua economia pesa, a prezzi correnti, solo l’1,8% del Pil dell’Uem; in termini relativi il rapporto tra l’economia greca e quella dell’Eurozona equivale al rapporto tra Abruzzo (con l’1,9% del Pil nazionale) e l’Italia.

Il debito pubblico, in percentuale del Pil, è il più elevato dell’intera Eurozona; in valore assoluto il debito greco si colloca al 5° posto. La Grecia è al 9° posto in Uem per incidenza sul Pil delle entrate fiscali e al 10° posto per spesa pubblica; come già esaminato in precedenti analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato, la spesa pubblica greca presenta squilibri evidenti che rendono necessarie riforme capace di armonizzare il rapporto tra pubblico e privato.

Un’uscita dell’euro determinerebbe pesanti conseguenze sull’economia greca, come tratteggiato in un recente report dalla Banca centrale greca; il default del debito associato ad una uscita dalla zona euro determinerebbe una crisi di difficile gestione con elevati rischi per il sistema bancario e la stabilità finanziaria, caratterizzata da una escalation di inflazione e disoccupazione, da una profonda recessione e una riduzione dei livelli di reddito. La minore domanda e il deprezzamento della valuta interna determinerebbe una ampia contrazione delle importazioni.

I maggiori Paesi fornitori della Grecia sono la Russia, che rappresenta il 17,8% delle importazioni greche dei beni e servizi nel 2014, e la Germania con il 17,7%; seguono l’Iraq con il 14,4%, l’Italia con il 14,1% e la Cina con il 9,2%.
L’Italia è il primo Paese esportatore in Grecia nei settori di Micro e Piccola Impresa (MPI) – si tratta degli otto settori dove l’occupazione nelle MPI è superiore al 60% del totale – con il 14,5% del totale dell’import greco in questi comparti, seguita dalla Germania con il 13,5%, l’Olanda con il 10,7%, la Francia con l’8,5% e la Cina con il 7,9%.

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Nel 2014 le esportazioni manifatturiere dell’Italia verso la Grecia ammontano a 3.645 milioni di euro, pari al 2,4% del made in Italy venduto nell’Eurozona, e le importazioni di manufatti dalla Grecia valgono 1.798 milioni di euro, con un saldo positivo dell’interscambio per 1.847 milioni. La regione con la maggior esposizione sul mercato greco è l’Emilia-Romagna con esportazioni manifatturiere che valgono lo 0,39% del Pil regionale; valori sopra alla media nazionale (0,23%) anche per la Puglia con lo 0,37%, Veneto con 0,31%, Marche con 0,29%, Friuli-Venezia Giulia con 0,28%, Lombardia con 0,27% e Toscana con lo 0,25%.

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