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La spinta agli investimenti mette al centro l’impresa

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Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, nel libro “Un paese non è un’azienda” (Garzanti), afferma che chi ha mostrato ottime capacità nella gestione di un’azienda non è quasi mai in grado di dare buoni consigli sulla gestione di un Paese. La convinzione di Krugman poggia su questo assunto: le strategie imprenditoriali fanno riferimento a un mondo aperto, le grandi politiche nazionali, invece, a un mondo chiuso.
Nella Legge di Stabilità 2016 questi due mondi, seppur diversi, hanno dimostrato di appartenere entrambi alla stessa galassia, quella della crescita. È ormai fuor di dubbio che la manovra del Governo risponda a una logica espansiva che mette al centro le imprese, ma dopo la nuova Sabatini (la legge per l’agevolazione nell’acquisto di beni strumentali da parte delle imprese) prevedere un super ammortamento per stimolare l’acquisto di beni strumentali e incrementare gli investimenti non era affatto scontato, per lo meno non in una Europa votata all’austerity.

La formula è semplice: spendi 100 per comprare macchinari o nuove tecnologie e ne ammortizzi 140. Anche al più sprovveduto degli imprenditori appare chiaro che la maggiorazione del 40% del costo fiscalmente ammesso in deduzione come ammortamento è un’offerta difficile da rifiutare, soprattutto perché prevista una tantum. Un’agevolazione applicabile sia agli acquisti diretti sia alle locazioni finanziarie (leasing), con esclusione per chi noleggia, purché perfezionati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016. Un termine perentorio, come dire: «Questo è il momento, non aspettare».
Questo provvedimento è la prosecuzione di un percorso in sostegno alla ripresa che ha avuto come prologo la creazione di condizioni agevolate per il finanziamento e come positivo epilogo il riconoscimento di un ritorno fiscale. Un uno-due in grado di mettere a tappeto i dubbi e la sfiducia post recessione, tra l’altro in una fase storica contraddistinta dalla caduta dei tassi di interesse e del prezzo del petrolio.
In un Paese dove oltre l’80% della popolazione è proprietaria di un immobile, Imu e Tasi sono stati i simboli di un fisco a strascico che ha messo a rischio la biodiversità imprenditoriale italiana.

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