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Al filo del tessile, manca l’ago della politica

testata_TESSILE_649x142Innovazione, creatività, gestione aziendale accorta e attenzione al prodotto. Queste in estrema sintesi, le caratteristiche che accomunano le piccole aziende artigiane intervistate nel nostro tour tra le “meraviglie del tessile”. Partiti dalla grande tradizione cotoniera bustocca con la tintoria Maino, siamo arrivati alle etichette tessute della Decatex di Cairate, passando per calzifici, tessiture e ricamifici sparsi sul territorio.

Un viaggio attraverso realtà produttive in grado di esprimere eccellenze assolute, pur mantenendo dimensioni ridotte e di attrarre aziende leader, multinazionali della moda e clienti esteri affamati di Made in Italy. Così pur avvalendoci di un campione ristretto, a fronte delle 737  imprese con meno di 50 addetti, 389 quelle artigiane dalla nostra provincia (per un totale di 5202 occupati), abbiamo potuto constatare alcune caratteristiche che accomunano queste piccole realtà; nel bene e nel male.
Se da una parte infatti la dipendenza verso pochi clienti, o i tempi ancora troppo lunghi nel pagamento delle fatture si rivelano elementi di debolezza, dall’altra la capacità di verticalizzare i processi produttivi, gli investimenti in macchinari e tecnologie e il desiderio di esplorare nuovi mercati, dimostrano una notevole vitalità per un settore che l’anno passato, solo nella nostra provincia, ha esportato 934 milioni di euro con un aumento dell’1,3% sul 2014.

Ma cosa serve alle imprese del tessile?
I nostri imprenditori lamentano una disattenzione delle istituzioni nei loro confronti e un carico fiscale e burocratico troppo oneroso. Eccessivo è poi il costo dell’energia che per imprese che hanno cicli produttivi lunghi come quello del tessile si traducono in bollette da migliaia di euro al mese, mentre carenti sono, a detta delle aziende, gli investimenti delle autorità in formazione tecnico scientifiche, necessaria per garantire continuità a un settore che deve puntare su ricerca e innovazione di prodotto per competere sui mercati globali. Una competizione che oggi si nutre, come detto, del grande patrimonio di conoscenze e maestranze che agli occhi del mondo mantengono intatto l’appeal del Made in Italy.

In questo senso più di un’impresa ha sottolineato a Confartigianato Varese il ritorno di clienti importanti dopo anni di delocalizzazioni e trasferimenti produttivi, segnale che la qualità dei nostri artigiani rimane un punto di riferimento indiscusso e riconosciuto.
Altro spunto di riflessione è il tentativo da parte dei più piccoli di sviluppare prodotti e linee di accessori propri da lanciare sul mercato e la capacità di intercettare nuove nicchie settoriali a cui proporsi anche senza avvalersi di agenti di commercio e intermediari (in questo senso internet si rivela un alleato sempre più indispensabile per i piccoli). Indicativo in questo senso il caso della Decatex e delle etichette tessute realizzate per il settore vino e cosmesi. Urgente e comune a tutti i nostri artigiani rimane poi la richiesta della piena deducibilità degli investimenti e la richiesta di continuità per quanto riguarda gli incentivi promossi negli ultimi due anni dal governo Renzi.

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