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Vendere con Internet ma non solo su Internet

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Con 15 milioni di italiani che comprano in Rete e con una “bilancia dei pagamenti” che vede le aziende italiane vendere meno online di quanto gli italiani effettivamente acquistino ricorrendo pertanto a siti stranieri, è chiaro che la sfida del tessuto imprenditoriale italiano deve porsi il tema del commercio elettronico quale canale distributivo e più ancora quale canale di informazione verso i potenziali clienti.

Di e-commerce si è pertanto parlato al Faberlab di Tradate insieme alla Confartigianato di Varese l’11 febbraio insieme a molte PMI del territorio (leggi la notizia, clicca qui), ma non ancor più si è parlato di “digital commerce” ovvero di uso della Rete per generare sì transazioni, ma anche contatti commerciali da gestire in modalità tradizionali e di vendita attraverso l’infrastruttura offerta dai marketplace come Amazon che sempre più sono un terreno di test per una vendita online vera e propria.

Uno dei grandi limiti che la Rete, sul piano commerciale, ha infatti da sempre dovuto fronteggiare nel nostro Paese è l’essere identificata con il commercio elettronico in senso stretto quasi che il digitale sia solo un canale transattivo e non soprattutto un canale informativo. Questa visione del tutto riduttiva ha prodotto da un lato un freno alla crescita dell’e-commerce come opportunità per le imprese a causa del timore di suscitare un conflitto di canale con gli altri soggetti di distribuzione della filiera e dall’altro un freno allo sviluppo stesso del marketing digitale a supporto dei punti vendita, dei distributori e degli altri anelli della catena del valore.

In realtà però il commercio elettronico può assumere molte forme che è interessante tenere sempre presenti…

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Continua a leggere l’articolo di Andrea Boscaro su Imprese e Territorio
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