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Stampa 3D dei metalli, la meccanica si interroga

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“Il processo di Direct Metal Printing (DMP) della 3D Systems realizza parti complesse in metallo completamente dense, chimicamente pure da dati CAD 3D, attraverso la fusione di polvere fine con un raggio laser, strato dopo strato, raggiungendo la migliore qualità, dettagli, precisione e ripetibilità sul mercato”. Il succo della tecnologia presentata ieri sera, martedì 26 luglio, a Faberlab sta tutto in questa frase.
Un concentrato di fattori che hanno attirato nel laboratorio artigiano di Tradate, aziende e professionisti incuriositi dalle potenzialità del brevetto dell’azienda americana 3D Systems che si ripromette di semplificare i processi produttivi delle imprese, in particolare di quelle meccaniche e di accelerare il time to market, ottimizzando i rapporti con fornitori e clienti.

Una vera rivoluzione dunque in cui qualità, precisione, finitura, affidabilità, ripetibilità, riduzione al minimo dei limiti geometrici e un’ampia scelta di materiali, sono i protagonisti presentati da Marco Marcuccio, sales manager di CMF Marelli, azienda che importa i macchinari di 3D Systems leader nel settore e Marco Tormena, channel manager di 3D Systems; relatori della serata.

Avvalendosi di video e modelli stampati, i due hanno illustrato a una platea estremamente preparata i vantaggi in termini di alleggerimento dei pezzi, di ottimizzazione degli stessi e dei settori maggiormente interessati da questa tipologia di stampa 3D: automotive, areonautica, medicale oltre a un’infinità di applicazioni pratiche: dalle protesi dentali, agli impianti ortopedici, fino ai componenti per stampi e a quelli aerospaziali, oltre alla creazione diretta di utensili, inserti e stampi di soffiaggio.

Leggi le slide presentate dai relatori, clicca qui

 

Una tecnologia estremamente interessante in un territorio come il nostro, votato alla meccanica di precisione e che promette miracoli in termini di riduzione dei tempi di sviluppo, produzione, costi e utilizzo di materia prima. A patto di avvalersi delle competenze giuste e soprattutto  di un’attenta analisi sulla sostenibilità nel caso in cui si decida l’investimento in questo tipo di macchinari.
E proprio in questo solco si insinua la domanda se abbia ancora senso – per le tante MPI attente a queste tecnologie – ragionare individualmente, o quanto piuttosto unirsi nello sforzo comune di un’innovazione diffusa e condivisa.

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