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Canton Ticino: dopo la Lia si apre il fronte del referendum

Dopo la Lia, l'attenzione si sposta sulle urne

Dopo la Lia, l’attenzione si sposta sulle urne

Ultime ore per le imprese varesine e varesotte del settore casa che, per continuare a lavorare in Canton Ticino, hanno deciso di presentare domanda di iscrizione all’Albo Lia. Affinché le pratiche possano essere seguite correttamente, e per rispettare la scadenza fissata dalle autorità cantonali per il primo ottobre, consigliamo infatti di contattare entro oggi i nostri uffici e di avviare subito l’iter (Matteo Campari, tel. 0332/25.62.90 – matteo.campari@asarva.org).

E, per un capitolo che si avvicina alla chiusura, restano tanti i fronti aperti nelle relazioni tra Italia, e provincia di Varese in particolare, e Confederazione. A cominciare dal referendum del prossimo 25 settembre in tema di immigrazione e frontalierato, che seguiremo da vicino e sul quale continueremo ad aggiornarvi. Sostenuto da Udc e Lega Ticinesi, il quesito punta a una politica di «protezione dei lavoratori dal dumping salariale», alla precedenza a livello occupazionale – a parità di qualifica – nei confronti di chi vive sul territorio elvetico e al rifiuto a decisioni discriminatorie «di sostituzione della manodopera indigena con quella straniera». Di seguito la presa di posizione del governatore di Regione Lombardia, Roberto Maroni.

«Rispettiamo il referendum, perché è l’espressione del popolo sovrano, ma invito a maneggiare con cura questa situazione. E’ infatti importante ciò che accadrà dopo – ha messo in chiaro il presidente lombardo – perché i frontalieri sono una questione che riguarda la Regione Lombardia, la Svizzera, 60mila persone, quindi 60mila famiglie e su questo non si può scherzare. Con i governatori del Ticino e dei Grigioni siamo in contatto costante, credo sia anche nel
loro interesse non ‘fare danni’, perché si tratta di persone che vanno in Svizzera a lavorare, non in vacanza, quindi questo è utile anche all’economia dei Cantoni svizzeri».

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