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Le dieci regole per innovare a VersioneBeta

Da Apple a Zara, ecco chi vince sul mercato

busto arsizio - corso formazione beta

Ugo Mendes Donelli

Come innovare ma, soprattutto, per chi? L’innovazione può essere un affare? E, soprattutto, come conciliare “innovazione” con “soluzione”? Il viaggio nelle domande che hanno una risposta è iniziato sabato 24 settembre a Busto Arsizio con Ugo Mendes Donelli, primo relatore del neonato master per imprenditori organizzato da VersioneBeta, la palestra della formazione di Confartigianato Imprese Varese.

Un viaggio che promette di arrivare, al termine di sette incontri organizzati sempre nelle giornate di sabato, a fornire dati concreti per “Guardare al futuro” con l’ottica dell’imprenditore. Ovvero con i fatti.
Ed è con i fatti, con le storie di chi ci ha provato ed è riuscito, che Ugo Mendes Donelli ha declinato i “dieci tipi di innovazione possibile”.

Con una premessa: l’innovazione è la creazione di una nuova offerta attuabile, prevede la conoscenza delle esigenze del cliente, l’analisi dello scenario, delle tendenze in atto e una valutazione il più possibile cinica delle proprie capacità. Come dire: inutile pensare all’impossibile. Meglio chiedersi: come dare risposte nuove a vecchi problemi? E’ un po’ come immaginare la comunicazione “senza fili” mentre si è attaccati alla cornetta di un telefono fisso. Oppure il forno a microonde mentre si aspetta per ore che si concluda una cottura in quello tradizionale.

Certo, agli oltre venti imprenditori riuniti al master, e alle imprese in generale, @Hogowiz (cercatelo, Mendes Donelli lo troverete così su Twitter) ha messo in chiaro un concetto: per innovare bisogna sì affrontare i problemi rilevati per le persone, ma occorre avere la consapevolezza che questi problemi sono tutt’altro che facili da risolvere (se così non fosse, il mercato sarebbe già stato sommerso dalle soluzioni). Dunque, no ai compromessi, tanto studio e risposte dall’interfaccia semplice anche quando il problema cui pongono rimedio è di rara complessità. E, a conclusione di tutto, comunicazioni a misura di target: il linguaggio è importante, ognuno ha le sue esigenze e, anche quando lo spot viaggia attraverso i social o via WhatsApp, è bene ricordare che chi lo riceve è una persona, con le sue aspettative e le sue richieste. L’esempio di Apple insegna, ricorda Mendes Donelli. Quando ha scelto di aprire gli store, lo ha fatto dicendo agli utenti: qui non si viene per comprare, ma per “stare”, per vivere l’esperienza della Mela. Risultato, nel negozio che non vuole essere un negozio si fanno affari d’oro.

Attenzione poi al fattore rischio: innovando c’è da mettere in conto che bisognerà assumersene una certa dose. L’importante è che sia la dose più bassa possibile. Ed è possibile anche andare contro la marea, purché non ci si ritrovi controcorrente da soli. Prendiamo il caso Zara. Mentre tutti gli stilisti mandano in passerella “sogni” e poche collezioni all’anno, Amancio Ortega – figlio di un ferroviere, oggi alla testa di un colosso della moda low cost – sforna settimanalmente nuove proposte con l’occhio ben puntato sulle strade, perché quello che si vede è quello che, di sicuro, l’acquirente vuole.
Il master, le cui iscrizioni riapriranno nel mese di gennaio, proseguirà sabato prossimo con “Il racconto di impresa oggi” di Andrea Boscaro. Subito dopo, nuove pillole di futuro possibile.

 

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