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L’Iri cambia le tasse degli artigiani. Ma attenzione: non per tutti è un guadagno

tasse_620x343Le notizie positive, per le imprese artigiane, sono tre: la legge di Bilancio per il 2017 varata sabato 15 ottobre dal Consiglio dei Ministri, ha recepito tre proposte avanzate da Confartigianato relativamente alla fiscalità delle aziende del settore. Al netto di quelli che saranno gli eventuali emendamenti parlamentari e dei successivi decreti attuativi, ad oggi quel che si deve registrare è un passo in avanti rispetto al recente passato.

Tre, come si diceva, i punti sui quali prestare la massima attenzione: l’introduzione dell’Iri, una nuova forma di tassazione per artigiani, professionisti e lavoratori autonomi; la tassazione per cassa del reddito d’impresa dei soggetti in contabilità semplificata (il che, tradotto, significa niente più esborsi per imposte su proventi non ancora incassati); la revisione degli studi di settori, che dall’entrata a regime andranno a indicare l’indice di affidabilità dell’impresa dando accesso, quando il tasso di affidabilità risulterà elevato, all’esclusione di alcuni tipi di accertamento e a una riduzione del periodo di accertabilità.

Tre “rivoluzioni” che, da oggi, guarderemo da vicino per cercare di capirne meccanismi e convenienze. Per fornire una guida il più possibile semplice e completa alle nostre imprese e per far arrivare alle orecchie della politica la voce di chi, da domani, a questi provvedimenti sarà assoggettato. Da dove partire? Abbiamo scelto, per il nostro #specialebilancio2017, di tentare un focus e alcune simulazioni per entrare nel merito della nuova Imposta sul reddito dell’imprenditore.

Cos’è l’Iri
L’Iri dovrebbe sostituire l’aliquota Irpef che, ad oggi, varia dal 23 al 43%. Sarà applicata ad artigiani, lavoratori autonomi e professionisti e consentirà uno sdoppiamento della tassazione sul reddito.

Cosa cambierà
Grazie all’Iri al 24%, le imprese potranno applicare una tassazione minore sui redditi che verranno lasciati in azienda, nella speranza di incentivare gli investimenti, di favorire la capitalizzazione delle imprese e la loro crescita. Confartigianato ha più volte sottolineato l’importanza di lasciare all’imprenditore la possibilità di scegliere tra l’attuale tassazione e l’Iri poiché, stando alle prime simulazioni, non per tutti risulterebbe conveniente.

I vantaggi

  • Uniformità di tassazione del reddito indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto;
  • Scissione tra reddito dell’impresa e reddito dell’imprenditore, con annesso sgravio dei redditi reinvestiti in azienda;
  • Mantenimento di una tassazione uguale a quella degli altri redditi da lavoro sulla parte di reddito che l’imprenditore sceglierà di non reinvestire in azienda.

LA SIMULAZIONE (a cura del Servizio Fiscale di Confartigianato Varese)

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Sulla scorta di quanto sinora diffuso dai canali di stampa e delle analisi di Confartigianato, abbiamo tentato una simulazione del possibile impatto della nuova imposta sul reddito dell’impresa su tre differenti tipologie di imprese artigiane. In tutti e tre i casi, abbiamo ipotizzato che l’imprenditore abbia scelto di reinvestire per intero gli utili in azienda. Due dei tre casi si riferiscono a imprenditori con reddito relativamente alto. Il secondo, come si vede, ha invece un reddito decisamente inferiore e, in caso di applicazione dell’Iri, risulterebbe fortemente penalizzato.

Vantaggi anche sostanziosi, invece, per gli altri due artigiani, uno dei quali percettore anche di reddito da pensione.

Che cosa ne deduciamo? Tanto per cominciare, ribadiamo l’importanza del fattore discrezionalità. Iri, insomma, non come obbligo ma come opportunità. Poi suggeriamo, sin d’ora, alle imprese di effettuare con gli esperti delle simulazioni prima di scegliere a quale modalità di tassazione aderire.

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