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Chi perde tempo spreca gli affari. Ecco gli errori da evitare in azienda

Wasting time concept: alarm clocks in the trash bin

Il tempo andato non si recupera. E questo, per un’impresa, è una perdita economica spesso irrecuperabile. Quanto tempo si spreca in azienda? Quali sono i lavori che rubano tante, troppe ore ad imprenditore e dipendenti? Come si possono ottimizzare i processi e le attività per aumentare i risultati? “Risparmiare tempo e aumentare la produttività” è il titolo dell’evento organizzato da Versione Beta che si terrà il 15 dicembre alle ore 18, in via Francesco Baracca 5 a Busto Arsizio. Tanti, validi consigli con i mental coach (professionisti che aiutano le aziende a gestire meglio il loro tempo) Gianluca Tescione e Giorgio Grella.

Quando si dice che il tempo è denaro non è solo per una questione di saggezza popolare: parola di Gianluca Tescione, mental coach che sulla gestione del tempo ha le idee molto chiare e le riassume così: «Il problema più grande per molte persone sul lavoro è che non sono loro a possedere un’agenda, ma è l’agenda che possiede loro». In poche parole, quello che viene proposto, è un ribaltamento di prospettiva in cui il primo passo è proprio cominciare a pensare e poi ad agire in modo differente.

Il nostro peggior nemico quando ci troviamo nella condizione di sentirci schiacciati dalla mancanza di tempo? «Sicuramente oggi il peggior nemico – spiega Tescione – è la cattiva abitudine di aprire sempre nuovi micro cicli sul lavoro. Mentre stiamo facendo un lavoro ne cominciamo un altro, convinti che sia più urgente, e poi magari ne iniziamo un terzo ancora più pressante per noi in quel frangente. Ci troviamo così alla fine con tante finestre aperte, senza averne chiusa nessuna: questi micro cicli ci fanno disperdere energie mentali e anche fisiche causando stress e affaticamento. Quando si lavora in questo modo si finisce per lavorare male ed essere inefficienti. Quindi la cattiva gestione del tempo diventa anche una questione economica. Buttare via del tempo per inefficienza equivale a buttare via denaro, e questo gli imprenditori devono averlo ben in mente».

Le conseguenze della mancata gestione del tempo? I riflessi sono importanti anche sulla sfera privata della vita di ciascuno, sulle relazioni familiari e affettive per non parlare della salute. «Quello che salta – continua Tescione – è un po’ tutto l’ecosistema e l’equilibrio». Basti pensare che la cattiva gestione del tempo sul lavoro compromette anche il nostro tempo libero e il tempo che dedichiamo agli affetti, alla persona cara, ai figli. «L’idea di non poter sottrarre tempo agli impegni di lavoro per stare con le persone amate è sbagliata, eppure è quella che prevale soprattutto tra gli imprenditori. Sono proprio le persone che lavorano in proprio a fare più fatica nel prendere del tempo per sé. Ma se la sfera affettiva viene sacrificata si finisce per lavorare anche peggio. E da tutto ciò deriva anche un peggioramento dello stato di salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel giro di una quindicina di anni, si è abbassata l’età a rischio per le malattie cardio vascolari correlate allo stress passando dai 50 ai 40 anni. E in parte ciò dipende proprio dai ritmi di vita frenetici».

Che fare di fronte a ciò? «Ci sono strumenti – spiega Tescione – che possono essere usati per imparare a gestire il proprio tempo. Si va dalla to do list alla cosiddetta matrice di Eisenhower, che ci aiuta a mettere ordine tra cose importanti e urgenti. E poi c’è lo schema spazio tempo per organizzare la nostra settimana ed infine lo uno strumento di controllo definito in sigla Pdca (Plan Do Check Act)».  Strumenti che possono essere fatti propri con alcune accortezze e che possono davvero migliorare efficienza e qualità del lavoro e della vita. Ma la rivoluzione del tempo, in contesti comunque complessi e pieni di interazioni, come possono essere anche aziende di piccole e medie dimensioni, può funzionare? «Quello che ho visto finora sul campo – dice Tescione – seguendo l’attivazione del cambiamento in alcune realtà aziendali è confortante: quando la spinta a cambiare la propria gestione del tempo arriva dall’alto si riesce ad ottenere il coinvolgimento anche dei lavoratori e, con un po’ di pazienza e costanza, le cose migliorano per tutti».

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