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Iva trimestrale, salassi per le aziende: «Conti assurdi, danni all’economia»

Il peso delle tasse pesa sulle impreseI giochi del Fisco sono fatti e lasciano l’amaro in bocca, soprattutto per le partite Iva: «La comunicazione trimestrale è una batosta burocratica che non ci spieghiamo e che rischia di costare per l’ennesima volta troppo cara: qualcuno, mi domando, ha calcolato l’effettivo impatto di queste decisioni?» denuncia il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli. Dopo settimane di pressing, emendamenti, annunci, smentite e battaglie scandite a suon di calcoli e raccolte firme, mercoledì la Camera ha approvato la conversione in legge del decreto fiscale 196/2016 collegato alla manovra di bilancio dello Stato con 272 voti favorevoli, 137 contrari e due astenuti.

Una sorta di pietra (quasi) tombale sul testo che mette nero su bianco le novità fiscali del prossimo anno dopo la decisione del Governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento uscito dalle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio e sulle relative coperture, pari a 4,4 miliardi di euro, garantite alla manovra.

L’ultimo passo è ora il via libera del Senato, che dovrà accelerare per garantire la conversione in legge del decreto entro il prossimo 23 dicembre e l’entrata in vigore della rivoluzione delle tasse dal primo gennaio. Buone notizie sul fronte Equitalia, con la conferma dell’estensione del numero di rate (da quattro a cinque), dei ruoli rottamabili (restano inclusi quelli del 2016) e delle sanzioni. Meno buone, invece, le novità sul fronte Iva, che si conferma la nota più dolente – in termini di carico burocratico – per le imprese.

Dal 2017 scatterà infatti l’obbligo di comunicazione trimestrale telematica delle fatture emesse e ricevute (spesometro) oltre che dei dati relativi alle liquidazioni periodiche, mandando in soffitta le attuali comunicazioni annuali ma anche l’iniziale ipotesi di un regime-cuscinetto con comunicazioni semestrali.

Ed è solo parziale la consolazione che arriva alle imprese attraverso l’introduzione di un credito di imposta pari a cento euro per chi emetterà fatturazione elettronica e di altrettanti cento una tantum per l’adeguamento tecnologico.

Secondo le previsioni, di fatto, il conto di un provvedimento studiato per ridurre l’evasione, e recuperare due miliardi di euro nel solo anno che sta per iniziare, sarà salatissimo. E tutto in capo alle partite Iva (aziende artigiane, commercianti e professionisti): otto nuovi adempimenti burocratico-fiscali e 480 euro di costi aggiuntivi nel 2017 (720 dal 2018) per ciascuna impresa. Un salasso che Confprofessioni Lazio ha quantificato in dieci miliardi per il triennio 2017-2020. A parziale consolazione resta la concessione di effettuare il primo invio entro il 25 luglio per consentire l’adeguamento dei software. «Fatichiamo a comprendere fino in fondo le scelte del Governo che, anziché distinguersi per riduzione del carico burocratico e modernizzazione delle procedure, impone alle imprese – soprattutto quelle di dimensioni più piccole – ulteriori oneri e costi, con conseguenti pesantissime perdite di tempo» rileva Galli. Un colpo durissimo per chi, da tempo, chiede di poter fare impresa con regole chiare, semplici, competitive e assimilabili a quelle dei più avanzati Paesi europei.

«Prima di varare provvedimenti di questo genere, che rischiano di mettere ulteriori bastoni tra le ruote della ripresa, lo Stato – inteso in tutte le sue declinazioni – dovrebbe valutare con maggiore attenzione il rapporto costi-benefici, sottoponendolo al vaglio di chi ogni giorno è costretto a misurarsi con il mercato, imbrigliato dagli ancora troppo vincolanti lacci e lacciuoli della burocrazia» prosegue Galli.

Bizantinismi che, per l’ennesima volta, ricadono sulle Pmi, riportando di attualità l’importanza di un confronto più diretto con chi le rappresenta, anche sui territori. «Richieste e obblighi alle aziende non mancano, ma quali risposte dà Roma alle richieste di maggiore efficacia amministrativa e trasparenza sui costi della macchina statale che, legittimamente, arrivano dalle imprese?» si domanda Galli, rimandando al sondaggio ancora in corso per valutare a quanto ammontino oggi i ritardi dei pagamenti delle Pubblica amministrazione nei confronti delle attività produttive della provincia di Varese.

Un SONDAGGIO al quale è possibile rispondere in pochi minuti cliccando qui e che, nelle prossime ore, arriverà direttamente nella posta elettronica delle aziende varesine attraverso la nuova newsletter Imprese e Territorio.

Ma il capitolo Iva non si esaurisce con la rivoluzione dei trimestri e il decreto fiscale. È di questi giorni infatti la notizia che l’Agenzia delle Entrate ha inviato sessantamila lettere di compliance relative alle dichiarazioni 2015, sia tramite cassetto fiscale che via Pec. Le anomalie rilevate potranno essere corrette con apposita giustificazione o con il versamento di quanto dovuto (compreso di interessi e sanzioni per un importo di 27,78 euro) entro il 29 dicembre. Per chi non rispetterà la scadenza, la multa lieviterà a 250 euro.

Il servizio fiscale di Confartigianato Imprese Varese resta a disposizione di chiunque voglia ulteriori informazioni, supporto operativo e consigli in merito alle novità Iva legate al decreto fiscale 193/2016.

Michela Cancian
michela.cancian@asarva.org
Telefono: 0332/25.62.88

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