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Le imprese corrono, ma la burocrazia le frena: le testimonianze

tempo_burocraziaIl tempo non basta mai e 24 ore sono poche: ma gli imprenditori cosa ne pensano? Glielo chiediamo con il sondaggio “Come gestisci il tuo tempo in azienda?“. A proposito, per chi vuole capire come il risparmio di tempo si può tradurre in un aumento di produttività il 15 dicembre a Busto Arsizio ci sarà il workshop di Gianluca Tescione.

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Ma se non riusciamo a risparmiare tempo, cosa possiamo fare? Giovanni Magni, a capo dello storico e omonimo marchio di moto, non ha dubbi: «Il tempo è una condanna: l’ultimo giro in moto, non per lavoro ma solo per divertirmi, l’ho fatto quindici anni fa». Nel mezzo c’è stato un bel po’ di lavoro «non programmato, perché – incalza Magni – prima della crisi lavoravi tanto ma producevi anche tanto. Oggi per realizzare gli stessi pezzi di vent’anni fa, uso il doppio del tempo». Nonostante Magni spinga a manetta, oggi si va più di freno che di frizione: «Il ritmo è sempre quello: si corre, ci si affanna, i fornitori li acchiappi all’ultimo minuto. Insomma, siamo tutti un po’ frenati da questo nuovo modo di lavorare che non ti permette più di fare quello che vorresti veramente fare». La pista è diventata più scivolosa e per tagliare il traguardo si fa molta più fatica. Ma ci si adegua, perché il mondo delle competizioni continua ad affascinare.

Sembra strano, ma distinguere tra urgenze e priorità ormai è quasi impossibile. Ester Ribolzi, della Torneria Automatica Ribolzi, vive d’urgenza. E’ una neo-mamma, «fortunatamente posso conciliare famiglia e lavoro», dice Ester, ma ormai va tutto di fretta. Capire come si deve fare è complicato: «Anni fa gli ordini occupavano la produzione per due o tre mesi, sapevi che si doveva lavorare su quelli e ci si programmava. Oggi ti svegli al mattino e va fatto tutto e subito». Ester introduce un tema che sarà il leit-motiv di tutti gli imprenditori: la burocrazia. Se vogliamo parlare di come si butti il tempo, ecco gli esempi classici: le code agli sportelli degli enti locali, le richieste delle autorizzazioni, altre code per i timbri, i documenti da riempire, le buste da spedire. Per non parlare poi di chi lavora oltreconfine: il rapporto con le autorità doganali, in termini di tempo, è particolarmente oneroso.

Marco Pontarolo della Gammatec, con una frase ci spiega come è cambiato il mondo: «I due mesi per una consegna oggi si sono trasformati in quattro settimane; le risposte ad un problema che davi in tre giorni oggi le devi dare in tre ore: si lavora peggio». Ovviamente sulla qualità non si discute: la stessa di sempre? «Impossibile: la qualità deve essere il doppio rispetto a quella di cinque anni fa».

Il tempo corre, a volte si entra nel panico, lo stress aumenta. E i problemi non si contano. Ecco cosa dice Pietro Zuretti, della Zuretti Luigi: «Urgenze ne gestisco cinquantadue al giorno, anche se dipende dal momento. In una piccola impresa, i problemi del cliente e il suo livello di urgenza diventano i tuoi. E a dire il vero, noi lavoriamo proprio per risolvere i problemi delle grandi aziende». Fino a qui ci siamo, ma il tempo è un problema sì o no? «Lo è, ma alla Zuretti viviamo facendo programmi, cambiandoli e adattandoli a quello che serve. Il fatto è che si è sviluppata una concezione sbagliata della velocità. Diciamo che rispetto a qualche anno fa si devono prendere più decisioni in minor tempo».

Alla Min-Tor sanno che «quando c’è un’urgenza non arriva mai da sola, e allora si tende a programmare – dice Tiziano Stella. Il rischio è che le urgenze si accavallino, perché da un lato c’è la produzione e dall’altro tutto l’aspetto burocratico. Fino al 15 del mese ci sono le scadenze fiscali, poi tutto il resto». Il tempo è una condanna? Stella va controcorrente: «Sicuramente tutto è più veloce, ma abbiamo anche i mezzi per essere più veloci. E il tempo libero è aumentato: al basket, da spettatore e giocatore, non rinuncio. Sedici anni fa qui in azienda non avevamo neppure la mail (inviare un disegno tecnico con il fax era un’impresa), mentre il preventivo che si preparava in un mese, oggi si fa entro la giornata». Burocrazia a parte, alla Min-Tor tendono a gestire il tempo in modo diverso: «Analizziamo tutti i problemi in modo preciso ma non prendiamo decisioni in modo affrettato. Anzi, a volte ci dormiamo sopra per una notte. Poi si risparmia tempo se ci si forma continuamente in modo diretto (con i corsi) e indiretto (semplicemente confrontandosi con i colleghi). Perché qui alla Min-Tor va bene la gestione in remoto, ma il contatto con le persone ci piace ancora. E non pensiamo sia una perdita di tempo».

Ricordiamolo ancora, allora. Chi vuole imparare a risparmiare tempo, fa ancora in tempo a iscriversi al corso con il mental coach Gianluca Tescione in programma il 15 dicembre a Busto Arsizio.

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