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Home «Il 2017 sarà l’anno della ripresa. Ma dite addio ai mestieri generalisti»

«Il 2017 sarà l’anno della ripresa. Ma dite addio ai mestieri generalisti»

L'ad di Openjobmetis, Rosario Rasizza«Mai più generalisti: non è questo che chiede il mercato. Specializzatevi e farete la differenza». Parla chiaro, senza girare troppo attorno a una realtà che nella sua consapevolezza d’imprenditore (e nell’esperienza quotidiana) è l’autostrada senza ritorno della “nuova occupazione”.

D’altronde il mondo del lavoro lo conosce bene Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis, l’agenzia per il lavoro con sede a Gallarate che, dal 2015, è la prima e unica realtà del settore sul mercato telematico azionario di Borsa Italiana nel segmento Star.

DIVENTARE I NUMERI UNO
Openjobmetis, in questo senso, è un osservatorio speciale: da 16 anni, intercetta, anticipa e accompagna le tendenze dell’occupazione in Italia. E, di conseguenza, rileva i trend di crescita di un Paese con un altissimo tasso di aspettative: «Il 2017 sarà l’anno del rilancio? Io dico sì perché, se è vero che le imprese che non hanno saputo interpretare i cambiamenti sono state costrette a chiudere i battenti, altrettanto vero è che, chi ha superato l’ostacolo, s’è ormai consolidato. E, anziché oltreconfine, ha iniziato a rimettere i soldi in azienda».

Segnali confortanti che porteranno prevedibilmente gli imprenditori a ricercare professionalità nuove, sempre più adatte ad affrontare la concorrenza e i mercati internazionali. E qui, i nodi dell’occupazione e della formazione, verranno al pettine: «Le professionalità altamente specializzate non avranno problemi, i problemi casomai riguarderanno chi non ha una preparazione specifica – prosegue Rasizza – Ed è a loro che mi rivolgo quando dico che, in campi dove c’è una vastissima offerta di competenze simili, per fare la differenza bisogna diventare il numero uno in qualcosa di molto peculiare. E non bisogna aver paura di cambiare, crescere, spostarsi ed evolvere».

Formazione, scelte rapide, relazioni. E coraggio. Quello che, soprattutto ai giovani, è bene che non manchi. «Per esperienza, posso dire che ci sono due momenti, quello in cui vuoi fare l’imprenditore, ma ancora non lo sei. E quello in cui sei già imprenditore, e vuoi crescere. Ai ragazzi, ai neo diplomati o neo laureati, dico: non cercate subito un lavoro, ma cercate di fare qualcosa di vostro. Io l’ho fatto, e il segreto del mio successo è stata la fame. Mio padre faceva l’operaio ma io no, non volevo, non credevo nel destino di professioni che si tramandano… il figlio del medico che deve fare il medico, il figlio dell’operaio che deve fare l’operaio. E me ne sono costruito uno alternativo…». Iniziando dal basso, e dalla volontà di essere indipendente da una famiglia che faticava a testa alta: «Mamma era stata operata di cuore, ma lavorava. E io facevo qualche lavoretto per recuperare qualche cent».

FAI CAPIRE LA TUA MUSICA: TI SEGUIRANNO
Qualcuno pensava che, dietro a tanto impegno, ci fosse addirittura una vocazione. Ma no, «c’era “soltanto” la volontà di prendere in mano il futuro senza aspettare che qualcuno venisse per servirlo su chissà quale piatto d’argento». L’argenteria, graffiata (o protetta) dalla crisi, oggi come ieri resta nell’armadio di chi la possiede. «Dunque, mai chiudersi in sé stessi: quando hai in mente una musica, falla percepire anche agli altri e vedrai che tutti contribuiranno a suonarla». Così l’argenteria te la fai in casa, con la tua squadra e facendo in modo che racconti ciò che vuoi comunicare.

La forza del gruppo, del capitale umano e della squadra ha fatto la differenza nella vita di Rasizza, uomo e imprenditore: «Devi arrivare per primo e andartene per ultimo, ma non devi pensare di poter fare tutto da solo. Se non hai le persone giuste attorno a te, non sei nessuno».

VEDERE IL FUTURO E RAGGIUNGERLO
Nell’amaro film di Paolo Virzì, il cinico valore attribuito da una perizia assicurativa al capitale umano – quello d’un cameriere travolto in chissà qualche angolo di chissà quale brandello di provincia di Varese – valeva suppergiù 218mila euro. Per Rasizza il capitale umano è valso, e vale, il successo. E una quotazione in Borsa, il 3 dicembre 2015, avvenuta in tempi record: 225 giorni. «Ma non è stato un processo casuale, c’è stata gente che ha lavorato per settimane fino alle 2 di notte». Da un cassetto, però, spunta quella che era già la previsione del grande salto. «Nel 2001, quando con uno studente della Liuc, oggi importante fiscalista, preparavamo il primo business plan di Openjob, a pagina 5 parlavamo di una prospettiva, la quotazione in Borsa». Perché il futuro è meglio vederlo in anticipo e poi fare in modo di realizzarlo. Lo fece Jobs dieci anni fa, dicendoci che in uno smartphone avremmo messo il mondo, l’ufficio e in parte anche l’azienda. Chi s’è fatto quattro risate, è uscito dal mercato. Chi s’è preso quattro risate in faccia, è diventato un gigante.

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