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Home «Ho puntato sui giovani in azienda. E oggi dico: ho fatto bene»

«Ho puntato sui giovani in azienda. E oggi dico: ho fatto bene»

E’ nato il percorso per le “Imprese formative di eccellenza” di Confartigianato Imprese Varese. Un’opportunità per valorizzare i migliori studenti del territorio, per favorire la competitività delle aziende e rafforzare i rapporti con le scuole. Un’opportunità che raccontiamo attraverso la voce di chi si è già messo in gioco. E può dire: «Ho fatto bene».

elettricista_giovane_ife«Una porta di ingresso per i giovani nel mondo del lavoro» Luca Corti, titolare dalla Corti Groupe Sas di Busto Arsizio non ha dubbi a riguardo. Due sono i ragazzi che hanno lasciato i banchi per il periodo da passare nella sua azienda che, dal 1996, si occupa di impiantistica industriale e civile. Gli studenti, entrambe in arrivo dall’Enaip, hanno avuto l’opportunità di mettersi alla prova per alcuni mesi con la formula dello stage o tirocinio formativo. L’esperienza è stata più che positiva.

Perché una esperienza di alternanza (tirocinio o anche alternanza scuola – lavoro) vale la pena per lo studente? «Io ricordo che a scuola ho studiato per tre anni un motore – racconta Corti – senza mai vederne uno. Ho anche costruito un trasformatore, ma poi sul lavoro non mi è mai capitato di fare una cosa del genere: i trasformatori sono pezzi che si acquistano già fatti. Entrare in azienda vuole dire poter imparare veramente il lavoro, al di là di quello che si studia a scuola».

Perché il gioco vale la candela anche per l’impresa? «Quando in azienda entrano ragazzi delle scuole, arrivano con tutte le assicurazioni e le certificazioni in regola e questo, soprattutto per il nostro lavoro è fondamentale poiché la legge ci impone che il lavoro sia fatto a regola d’arte, ovvero secondo il rispetto di tutte le regole a partire da quelle che riguardano chi lavora».

I giovani studenti devono però avere un tutor: questo non rischia di essere un “peso” per l’imprenditore? «I giovani hanno bisogno di imparare – dice Corti – quando arrivano non sono autonomi. La figura del tutor è obbligatoria e fondamentale. Nel mio caso il tutor ero io. Per questo dovevo per questo essere sempre al loro fianco. Ma quando trovi un ragazzo che ha voglia di imparare e di lavorare allora vuol dire che hai una risorsa importantissima da far crescere in azienda». E qui, per uno dei due ragazzi, è successo esattamente questo: uno risultato che premia tutti, dalla scuola all’azienda.

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