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Instagram, Youtube, Twitter&Co: c’è un social a misura di Pmi?

Continua, con il fondatore e direttore di VareseNews, Marco Giovannelli, il cammino del nostro Social Corner, l’angolo che Confartigianato Imprese Varese dedica alle imprese interessate a esplorare le potenzialità offerte dai social network.

Vi ricordiamo inoltre che VersioneBeta, la scuola di formazione continua, abilità individuali e strumenti del lavoro di Confartigianato Imprese Varese con sede a Busto Arsizio si prepara a lanciare l’iniziativa “Marketing digitale: un percorso formativo per orientarsi nell’universo del Web”. Il primo incontro, in programma dalle 16 alle 20 di giovedì 9 febbraio, affronterà con Andrea Boscaro (The Vortex) il tema “Fatti trovare su Google”.

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Dici social e pensi a Facebook. È vero, il colosso di Mark Zuckerberg attualmente non è solo la più grande piazza delle chiacchiere virtuali ma – forte dei suoi 1,65 miliardi di utenti – può essere paragonato al più esteso “continente digitale” del mondo. Solo in Italia, in 28 milioni si connettono quasi ogni giorno alla piattaforma nata nel 2004 dalla mente di uno studente dell’università di Harvard.

Ma se Facebook è per molti “il” social network, nei fatti è ormai “un” social network, costretto a fare i conti con interlocutori sempre più aggressivi.

Ne parliamo anche questa settimana con un esperto, il fondatore e direttore di VareseNews Marco Giovannelli, docente di giornalismo all’Università dell’Insubria e al Master di giornalismo dello Iulm. E cominciamo da Instagram, «gigantesco sistema di condivisione di foto e video, finalizzato alla promozione dell’immagine, che assume un ruolo centrale in tutto il processo comunicativo» spiega. È quindi perfetto per tutte le attività la cui forza sta nel prodotto: mostrarlo è il messaggio più incisivo che si possa imprimere in termini di marketing, e Instagram è la piattaforma giusta per farlo.

«Instagram, però, non consente la forte interattività di Facebook: permette, certo, like e commenti, ma non le condivisioni – chiarisce il direttore Giovannelli – Tuttavia piace ai ragazzi, che lo utilizzano più di Facebook (che oggi ne detiene la proprietà, ndr), ed è quindi fondamentale per intercettare un target giovane». E se al momento i numeri di Instagram sono inferiori rispetto a quelli di Facebook, l’integrazione in atto presumibilmente aprirà a nuove prospettive. Conclusione: teniamolo d’occhio.

«Un altro strumento da non trascurare è Youtube (e, se dici Youtube, dici Google, ndr) – prosegue Marco Giovannelli – Un tempo era il social riservato ai video ma oggi, con Facebook e Instagram sempre più video-oriented, ha assunto una dimensione nuova, consentendo la condivisione dei video e la possibilità embeddarli e, quindi, di utilizzarli in molteplici contesti. I vantaggi di Youtube a beneficio delle imprese? Può contare su un enorme volume di traffico e garantisce un’ampia diffusione del messaggio che si vuole mandare ai clienti».

Allargando lo sguardo, non si può che arrivare ai 140 caratteri che da sempre dividono i social-addicted: «La potenza di Twitter – mette ordine nel disordine Giovannelli – è nell’engagement, ovvero nella possibilità di costruire una relazione specifica con un soggetto, con il quale non necessariamente c’è una reciprocità». Il docente cita un esempio, quello di Berto Salotti: «Erano un’azienda tradizionale specializzata nella produzione di divani. Poi hanno puntato sui social, costruendo una forte identità e Twitter è stato il mezzo con il quale si sono fatti conoscere da chi ruota attorno al loro mondo». Certo, per arrivare a replicare il caso-Berto, sono necessari «progetti di comunicazione molto efficaci, per non trasformare i messaggi in mera pubblicità, che non garantisce alcun ritorno relazionale».

Nell’elenco non può, infine, mancare LinkedIn. Ce ne parla ancora Marco Giovannelli: «Si tratta di un ambiente social professionale e con profilazione dei soggetti molto specifica. Non è la piazza del chiacchiericcio, ma uno strumento di lavoro e, in quanto tale, ha il vantaggio di favorire il business. Svantaggi? È meno utilizzato rispetto ad altre piattaforme e, al momento, ha qualche difficoltà di crescita». In attesa di capire se Microsoft saprà trasformare LinkedIn in un cannone, spostiamo l’attenzione su ciò che social non è. Ma non per questo è da sottovalutare.

Al contrario, conferma il fondatore e direttore di VareseNews: «Mi riferisco agli strumenti di messaggistica il cui principe, per diffusione, è WhatsApp che, tra le funzionalità, ha quella di costituire gruppi broadcast all’interno dei quali tutti possono pubblicare, messaggiare e interloquire. L’opzione alternativa è la costruzione di liste broadcast per l’invio di messaggi diretti a un massimo di 254 utenti alla volta. In questo caso, però, nessuno dei presenti in lista può vedere, o interloquire, con gli altri». Potenzialità? Immense, a cominciare dal messaggio diretto. Il rischio? «E’ uno strumento molto pervasivo ma anche invasivo: va usato con cautela».

Ma, qualora un’impresa decidesse di utilizzare tutti i social, come potrebbe integrarli? «Tanto per cominciare, mai produrre materiale identico per tutte le piattaforme, occorre invece pensare a qualcosa che le tenga unite – si avvia a concludere Giovannelli – Prendiamo il caso di Lorenzo Cherubini (Jovanotti) che, quando ha fatto partire il tour Lorenzo 2015, ha messo una foto su Integram e un video su Youtube. Quindi ha pubblicato un post su Facebook per raccontare come sarebbe stato il tour, affiancandolo al video. E ha postato su Twitter la foto di Instagram, l’hashtag #lorenzo2015 e un consiglio: “tutto ciò che ti serve sapere sul tour lo trovi qui”. Allegando il link al post su Facebook e il rimando al video su Youtube». Integrazione vincente. Successo assicurato (segue…)

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