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Home No inglese, no export. E per agganciare il mondo il web non basta

No inglese, no export. E per agganciare il mondo il web non basta

L’export vola sulle ali dei social? Sì, ma non solo. Perché le relazioni di business con clienti non italiani hanno ancora fondamenta ben piantate nel terreno delle relazioni umane, degli appuntamenti fieristici internazionali e, non meno importante, nella conoscenza linguistica.

E su questo, purtroppo, non sempre le aziende del Bel Paese riescono a mantenersi al passo con i competitor europei ed extraeuropei. «Il contatto diretto con potenziali nuovi clienti e partner, anche nell’epoca dell’e-commerce e del “tutto e subito”, è determinante per la costruzione di future intese» conferma Matteo Campari, del servizio internazionalizzazione di Confartigianato Imprese Varese, rilanciando il fattore-fiere.

«La fiera – prosegue – sarà anche uno strumento nato nel passato, ma continua a conservare la sua essenza sul rapporto diretto fra persone, e resta ancora oggi insostituibile». Di qui la scelta di Confartigianato di assistere le Pmi della provincia di Varese interessate a investire su questo genere di opportunità di business di altissimo livello.

«Certo non si può sperare che la partecipazione a una fiera, anche di notevole importanza, possa portare a ordinativi immediati, ma posso assicurare che si tratta di occasioni decisive per comprendere i trend del mercato, interpretarli, mettere in discussione le proprie convinzioni e competenze e agganciare nuovi interlocutori». La parte più difficile, però, inizia nel momento in cui si spengono le luci degli stand.

«Al ritorno non basta avere in tasca biglietti da visita, ma occorre consolidare i rapporti, inviare proposte commerciali e mantenere legami solidi». E questo è uno degli aspetti sui quali Confartigianato offre non solo supporto, ma anche metodo: «In caso contrario, tutto il lavoro fatto in precedenza si rivelerebbe uno spreco di tempo e di soldi».

E non è tutto: una volta incamerati conoscenze, biglietti da visita, rapporti ed eventualmente commesse, è indispensabile garantire al cliente internazionale un supporto completo. «Il che – prosegue Campari – significa conoscere almeno l’inglese. La formazione linguistica, in questo senso, è imprescindibile per chi sceglie di puntare sull’export».

Il caso classico è quello dell’assistenza: che fare se, quando squilla il telefono, nessuno è in grado di capire cosa chieda di preciso il cliente straniero, agganciato magari con grande difficoltà e dopo mesi di difficili trattative? «Essere reattivi nel momento giusto e con le persone giuste è la vera sfida per il futuro perché, soprattutto all’estero, puntualità e solerzia nell’assistenza sono valori determinanti nella scelta del partner commerciale».

Avere una figura preparata sia dal punto di vista linguistico che sotto il profilo tecnico, significa offrire un plus in termini di competitività e di opportunità. «Conoscere le lingue, sempre di più, sarà come avere in casa luce, acqua e gas… ovvero, un servizio essenziale».

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