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Home Bye bye Cina: volevano comprarmi, ho detto no. E ho fatto bene

Bye bye Cina: volevano comprarmi, ho detto no. E ho fatto bene


Il Made in Italy è un plus soprattutto per chi italiano non é: da un lato si compra perché c’è un valore culturale, dall’altro perché tutto si traduce in valore economico. Chi pianifica le partecipazioni ai grossi gruppi, o gli acquisti in massa delle grandi industrie di casa nostra, questo lo sa. E’ normale. La Cina è uno fra i Paesi dove il Made in Italy si apprezza e si paga bene. Un valore che è per pochi ma che da tutti è riconosciuto. Ecco perché la Cina ci tiene così tanto ad acquisire o entrare in società nei marchi Pirelli, Ansaldo Energia, Olio Sagra, Ferretti Yacht, Krizia, Fiorucci, Cerruti, Benelli, Telecom, Fiat, Eni, Enel. Tutte queste, e molte altre società, oggi parlano il mandarino.

PAURA SI, MA DEI CUGINI EUROPEI
A non volerlo parlare è Trasparano (Rino) La Cognata, titolare della Cos.Me.L., impresa specializzata in carpenteria e in lavorazioni meccaniche d’eccellenza di 30 dipendenti. Lui, che si dice “affezionato al mondo”, ai cinesi non ha voluto vendere. Lui, che il cuore ce l’ha diviso in due: una metà con i colori della bandiera italiana e l’altra con il colore rosso della Ferrari. Lui che dice: «Non è la Cina a doverci fare paura». Molti suoi colleghi la pensano diversamente, ma La Cognata crede che i «cugini europei in un’Europa che non c’è – i cechi, i polacchi, gli ungheresi, i rumeni – possano essere più pericolosi».

D’accordo, ma la Cina? «La guardiamo da lontano – incalza l’imprenditore – anche se questo Paese ci ha visti da vicino. Molto vicino». Il fatto: nel 2013, dopo anni di investimenti in tecnologia, macchine all’avanguardia e know how, la Cos.Me.L accetta la visita di una delegazione di tecnici e «imprenditori Paperoni» cinesi su invito di un loro cliente. In tutto undici persone «curiose, formali, educatissime», prosegue. Soprattutto, disposti a comprare: «Loro sono fatti così: il prezzo non è un problema, si guardano in giro, gli occhi si illuminano, scatta l’offerta». A tutto questo alla Cos.Me.L non erano pronti. Certo l’azienda va bene, gli investimenti nei momenti economici più difficili hanno dato i loro frutti, i figli di La Cognata – Stefania e Carmelo – sono in azienda. Tutto è pronto per un passaggio generazionale lento, pensato e funzionale al futuro dell’azienda.

NON E’ UNA QUESTIONE DI PREZZO
I cinesi, però, non demordono: in quel 2013 stanno pianificando l’acquisto di piccole e medie imprese che fanno parte della filiera dell’acciaio: «Dalle pentole alle macchine di precisione», chiosa l’imprenditore di Lonate Pozzolo. La Cos.Me.L faceva al caso loro: «Non ho venduto allora e non venderò mai: l’impresa è riconosciuta nella sua qualità (lavoriamo per ABB, Siemens, Danieli) anche dai tedeschi che comprano da noi». Bello ma risaputo: il Made in Germay, spesso, è Made in Italy. Appunto, l’Europa che non c’è. Trasparano ascolta: «Alle offerte presto sempre attenzione e all’educazione rispondo con educazione e con i fatti. Ma no, non ho accettato».

DA COMPETITOR A RISORSA
Però sul fronte di una possibile collaborazione La Cognata non nicchia affatto: «Con la Cina ci lavorerei eccome perché ho sempre pensato che un tuo competitor può diventare una risorsa preziosa. Quindi, come dico spesso, le porte della Cos.Me.L sono aperte a tutto il mondo: ma solo per portarci le mie macchine».

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