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Essere o non essere sulle “bancarelle digitali”? Ecco cosa conviene alle Pmi

Terza e ultima puntata del nostro Social Corner con i consigli firmati dal fondatore e direttore di VareseNews, Marco Giovannelli, per aiutare le imprese a intercettare, e agganciare, le potenzialità offerte dal web per aumentare contatti e giro d’affari.

Cogliamo inoltre l’occasione per informarmi che VersioneBeta, la scuola di formazione continua, abilità individuali e strumenti del lavoro di Confartigianato Imprese Varese con sede a Busto Arsizio (via Francesco Baracca), visto il tutto esaurito del primo ciclo, ha aggiunto nuove date al ciclo “Marketing digitale: un percorso formativo per orientarsi nell’universo del Web”. Segnatevi subito in calendario la prima: il 30 marzo Andrea Boscaro (The Vortex), tornerà per spiegarci come farsi trovare su Google (dalle 16 alle 20).

marco-giovannelliCi sono parole forse poco note ai non addetti ai lavori dietro le quali si nascondono rivoluzioni con le quali utenti e internauti hanno imparato (con soddisfazione) a fare i conti. E con le quali non è detto che piccole e medie imprese non possano interagire con analoga soddisfazione.

I marketplace
Stiamo parlando dei marketplace che – Wikipedia alla mano – altro non sono che «il luogo reale o metaforico in cui avvengono degli scambi». Detto in altri termini, e sempre affidandoci al medesimo riferimento, i marketplace sono «i siti internet di intermediazione per la compravendita di un bene o un servizio», ovvero le immense bancarelle virtuali dei giorni nostri.

E nei mercati dell’era 4.0, ciò di cui si discute diventa, in qualche modo, sentiment condiviso e di tendenza. «Il marketplace più noto è Amazon, trasformatosi in pochi anni da immensa libreria in enorme mall, ovvero in un luogo nel quale è possibile trovare tutto (o quasi)» sintetizza il direttore e fondatore di VareseNews, Marco Giovannelli. Amazon, tra l’altro, è tanto friendly nella sua interfaccia quanto articolato nell’offerta: «Essendo una piattaforma internazionale ci permette di fare ricerche estese all’intero globo, al punto che nulla di ciò che in Italia è introvabile lo è davvero, almeno nell’universo parallelo di Amazon». Gli altri punti di forza di questo mall virtuale sono la gigantesca capacità di dati, la logistica e l’offerta di servizi: «In parole povere una Pmi può estendere, attraverso Amazon, il proprio circuito di vendita fino a trasformare il mondo in un potenziale acquirente». Ma come in ogni storia, il finale non è scontato: se le potenzialità sono palesi, i rischi non mancano. «Quando un prodotto funziona, Amazon lo spinge. Ma se il prodotto sfonda, ha tutto l’interesse a trasformarlo in un business proprio». E bye-bye Pmi. Da usare con cautela.

Wikipedia
L’abbiamo citata e ora vi spieghiamo il perché: stiamo parlando di Wikipedia, l’enciclopedia libera che ha mandato in soffitta i tomi novecenteschi e ha cambiato i connotati della consultazione. Cosa abbia a che fare Wikipedia con le piccole e medie imprese lo rivela Marco Giovannelli: «Esserci non è importante a priori, ma essere presenti dove serve può non rivelarsi una cattiva idea. Prendiamo, ad esempio, un’azienda in possesso di un brevetto innovativo per le cerniere delle porte: comparire su Wikipedia, nel contesto del più vasto argomento dei serramenti blindati, può rivelarsi performante in termini di nuovi contatti (e clienti)».  Studiamoci su.

Turismo ma non solo
All’elenco può forse mancare un riferimento alla “bibbia dei viaggiatori” TripAdvisor? Il marketplace che determina fortune o fallimenti d’una località turistica, oltre che essere imprescindibile approdo per ristoranti e alberghi, è uno strumento da non sottovalutare per le aziende: «Mettiamo – spiega il fondatore di VareseNews – che una bottega produca, a Torba, ceramiche di particolare pregio. Domandiamoci: perché non farlo sapere ai turisti?».
Opportunità da sfruttare

Emergere raccontandosi
Tirando le somme, vien da dire che gli strumenti per “farsi trovare” non mancano. Ma se è vero che il panorama delle vetrine è ricco, è altrettanto affollato. Il passo successivo è quindi “distinguersi”, emergere. Raccontarsi. «Lo storytelling resta valido, oltre che spalmabile su più piattaforme, ma deve diventare esperienza comunitaria, saper coinvolgere e incuriosire» rileva Giovannelli, che aggiunge: «Oggi la comunicazione aziendale non può ridursi a una reclame, deve viaggiare parallelamente all’attività stessa dell’impresa (produzione di qualità e alto livello di servizio al cliente) e deve confrontarsi con il digitale». Esserci o morire: «Nel 2015, su cento aziende fallite, solo 13 erano digitalizzate. Il messaggio è chiaro: non sarà la digitalizzazione a farti vivere, ma digitalizzarsi riduce la possibilità di morire perché apre all’impresa orizzonti nuovi, anche in termini produttivi».

Un impegno non facile: sottovalutarlo sarebbe un errore: «Soprattutto le imprese di piccole dimensioni, per comunicare su piattaforme tanto veloci, in evoluzione e complesse, devono rivolgersi a professionisti». L’alternativa è vedere il mondo girare e scivolarci sopra: «La direzione in cui va può non piacere ma girare la faccia è addirittura peggio». Eni, guardando la realtà negli occhi, s’è costruita una redazione che, per numeri, compete con i principali quotidiani d’Italia e che attorno a questo nucleo ha organizzato una rete di freelance in grado di costruire percorsi di narrazione a partire da ogni angolo della Terra. E’ la stampa, bellezza. O quello che la manderà in pensione?

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