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Home Mio marito russa: quando l’incubo riempie lo store. Grazie al web e a Google

Mio marito russa: quando l’incubo riempie lo store. Grazie al web e a Google


Padiglioni auricolari infiammati, tappi per le orecchie finiti e tentativi di porre fine all’incubo esauriti. L’instancabile russare del marito, a quanto pare, tormenta più di quanto si creda l’altra metà del cielo mondiale tanto che, quel che per molte è un infausto destino, per un’azienda s’è rivelato un formidabile megafono di business.

Miracoli di internet. O meglio, di Google e di chi lo sa ascoltare: è partito dal case study firmato Ikea Andrea Boscaro (The Vortex) per trasmettere il primo messaggio del ciclo “Marketing digitale, il percorso formativo messo a punto da Confartigianato Imprese Varese e VersioneBeta per accompagnare le imprese nell’universo del web. Quale messaggio? Il più banale e, quindi, il meno scontato: «Su internet dobbiamo ascoltare, non chiedere». Soprattutto quando sulla Rete ci andiamo per tentare di rafforzare contatti e affari. Obiettivo che Ikea ha saputo centrare recependo l’urlata richiesta inviata al “search” di Google dalle signore del globo: “mio marito russa, che faccio?”. Ascoltato il bisogno, il colosso del mobile amatissimo dalla donne, altro non ha fatto che battezzare con il nome “Mio marito russa” le schede-prodotto dedicate al sonno.

Risultato? A domanda, il motore di ricerca risponde indicizzando Ikea, che festeggia assieme alle sue clienti riempiendo gli store. Certo la strada dell’affare su internet non è in discesa: se ascoltare è, infatti, la base di ogni efficace strategia di digital marketing, la fase due consiste nel far arrivare chiara e forte la risposta, migliorando l’indicizzazione del proprio sito. «Il posto migliore in cui nascondere un cadavere è a pagina 2 di Google» avrebbe detto l’ispettore Sherlock dei giorni nostri. Quindi, secondo messaggio di Boscaro, «una volta ascoltati i bisogni, è necessario orientare la propria comunicazione in modo da soddisfarli». E avviare un’attenta analisi di motori di ricerca e social (Facebook e LinkedIn in testa) per comprendere come alzare al punto di giusto il tono della propria voce.

Gli strumenti non mancano e neppure i trucchi. Ne volete qualcuno? Ci affidiamo sempre a quanto trasmesso da Andrea Boscaro ad imprenditori e collaboratori delle imprese che hanno garantito il sold out al primo appuntamento di VersioneBeta. Tanto per cominciare, una volta individuate le parole chiave della domanda che arriva dal mercato a beneficio del nostro business – il famoso “mio marito russa” di Ikea – bisogna preoccuparsi di individuare le parole chiave per rispondere e inserirle al posto giusto. Che, nel sito, equivale a titoli, testi e didascalie e delle immagini. Poco importa la localizzazione (a questo, ormai, pensa Google), mentre è fondamentale indicare perfettamente ai clienti la strada del prodotto che vogliamo vendere.

D’altronde, non dimentichiamolo, Google è un “barbaro”, s’affida alla sapienza della folla. E premia le star, ovvero i siti capaci di generare fiducia e popolarità. Barbaramente parlando, diciamola così: chi più si fa linkare, meglio alloggia. È la legge del marito che russa, e dello store (pieno) che brinda.

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