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Canada, il paese “decaffeinato” che vuole innamorarsi di Varese

Canada map with shadow effect presentation

Mentre i mutui subprime mettevano in ginocchio un gigante chiamato America, sgonfiando bolle immobiliari, serrando banche e riducendo a briciole le colossali fortune cullate dalla Borsa, otto ore d’auto e 790 chilometri più in là, l’altra economia d’oltreoceano reggeva il colpo, maturava un’identità, costruiva relazioni e tesseva opportunità. Per sé stessa e per il resto del mondo. Chiamatelo “miracolo canadese” o, come direbbe Corrado Paina, milanese residente da trent’anni a Toronto dove guida la Camera di Commercio dell’Ontario, miracolo di un Paese “decaffeinato”.

«Da noi si dice così –racconta dopo una visita nella sede di Confartigianato Imprese Varese che ha il sapore del ponte sull’oceano – L’America è febbrile, è caffeina pura. Il Canada no, ma è stabile, è la nazione per la famiglia, è il posto dell’immigrazione produttiva e proattiva, è la terra dell’integrazione che diventa elemento di stimolo e di forza».

CHIUNQUE DOVREBBE FARE I CONTI CON NOI
Il Canada è una terra d’opportunità che ha tanta voglia d’Italia: «Oggi – prosegue Paina – chiunque in Europa dovrebbe fare i conti con il Canada e con ciò che il Canada è diventato». Tanto più l’Italia, «con la quale c’è una grande maturità di relazioni, ma di relazioni tra persone che si conoscono poco. Ma io lo so, scoppierà l’amore, nostro compito è solo fare in modo che scocchi la scintilla».

Perché sprecare l’occasione? «Il Canada nella mappa dell’economia mondiale è un mercato appetibile, forse non dai ritorni incontrollati tipo Cina e India, ma importante, stabile e dalla forte identità economica e sociale». Un’identità rafforzata, sull’asse Toronto-Bruxelles, dall’accordo commerciale tra Ue e Canada (Ceta) che, votato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio scorso, semplificherà l’esportazione di beni e servizi, con vantaggi reciproci per cittadini e imprese.

Certo dire Canada non è come dire Usa, soprattutto in Italia, dove la foglia d’acero ha ancora assai meno appeal dei grattacieli di New York: «Lo sappiamo, io per primo ne sono consapevole. In Italia soffriamo di un po’ di provincialismo, l’andare in America viene visto come una conquista. Il Canada? Una meta come tante. Ma ribatto in cifre: oggi Toronto è una delle dieci città più importanti del mondo, è in altissima classifica per la qualità della vita ed è la decima Borsa internazionale».

PRAGMATISMO E BUSINESS PLAN CHIARI
L’importante è non imbarcarsi impreparati: vale per il turista, e ancor di più per le Pmi, perché diffidenza (o non conoscenza) sono reciproci. «Chi viene in Canada deve conoscerne la legislazione e deve recepirne il pragmatismo. Qui un incontro di lavoro dura venti minuti e non un’ora e mezzo, quindi in poco tempo devi dire ciò che fai, presentare piani reali e business plan ben strutturati, e dimostrare una progettualità ben definita». Ciò che invece rende Canada e Italia, Toronto e Varese, più simili di quel che geografia e distanze potrebbero far pensare, è l’essere entrambe “Pmi-land”.

«Forse quelle canadesi non hanno un’identità familiare come quelle italiane, ma ce ne sono moltissime, soprattutto fra Toronto e Montréal. Sono Pmi innovative che possono godere di un sostegno finanziario inimmaginabile in Italia». Come dire, perché non provare a farla scoccare davvero quella scintilla?

VENTURE CAPITAL E DISTRETTI AFFINI
Due pilastri, su tutti, potrebbero reggere il peso di un ponte sempre più affollato sulla direttrice Varese-Toronto. «Gli imprenditori italiani, in Canada, possono imparare, ad esempio, ad utilizzare il venture capital, conoscere una burocrazia snella e business-friendly, e acquisire un’apertura che rende le nostre aziende diverse rispetto a quelle europee, in genere più stratificate» prosegue il numero uno della Camera di Commercio dell’Ontario.

L’altro pilastro si chiama distretti: moltissimi coincidono con quelli lombardi e varesini, dall’aerospace alla meccanica, dal turismo ai beni strumentali.

Un alleato, Varese, a Toronto ce l’ha. E si chiama proprio Camera di Commercio dell’Ontario: «Per capirsi, per creare occasioni di business reciproche, occorre conoscersi. Noi diremo alle imprese canadesi chi è Varese, dove si trova, cosa fa, quali opportunità offre, che distretto rappresenta e da che economia viene sostenuta» assicura Paina.

UNA FINESTRA SU TORONTO
Lo stesso, questa è l’intenzione, farà Confartigianato Imprese Varese, che dopo l’incontro di Corrado Paina con i vertici dell’associazione e lo staff internazionalizzazione, ha scelto di guardare con grande attenzione all’altra economia d’oltreconfine. «Montanelli, trent’anni fa, sosteneva che Canada e Amsterdam fossero i due punti più illuminati della società. Io, trent’anni fa, mi sono innamorato di Toronto e di questo Paese che si fonda sul principio che nessuno è un non migrante, e che nessuno è realmente nativo» conclude il direttore generale dell’Italian Chamber of Commerce Ontario.

Benvenuti in Canada, «il Paese che non ha inseguito i cambiamenti, li ha voluti». Il Paese che ha voglia di conoscere Varese.

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