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La paura non conviene: la sicurezza, in azienda, previene anche la crisi

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La paura ti cambia. E la paura della crisi, oltre alla crisi in sé, in questi anni è riuscita a cambiare talvolta profondamente il destino di molte aziende, anche in provincia di Varese. A rivelarlo non è la solita indagine economica né una rilevazione Istat. A dirlo è chi di aziende si occupa da anni, seppure non da osservatore economico.

Duccio Calderini è il responsabile dell’Unità Operativa Complessa Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro, sede di Varese, dell’Ats Insubria, l’Agenzia di Tutela della Salute che in occasione della riforma introdotta con la Legge Regionale 23/2015 ha raccolto il testimone delle Asl di Varese e Como. E quel che può derivare dal cocktail “congiuntura economica negativa-congelamento degli investimenti” l’ha visto con i propri occhi: «Mi è capitato di entrare in aziende dove la produzione viene ancora affidata ad apparecchiature del dopoguerra, risalenti agli Cinquanta o giù di lì. Come è possibile? Anche perché ho notato che, al contrario, chi ha innovato – e conseguentemente ha investito in apparecchiature e in sicurezza – ha risentito molto meno della crisi».

IN VENT’ANNI UN CALO DEL 40-50%
I conti sono presto fatti: l’aumento della sicurezza si traduce, per l’impresa, in una riduzione del rischio di infortuni e delle relative conseguenze, in oscillazioni al ribasso del tasso del premio Inail e nella possibilità di accesso ai bandi promossi a sostegno di progetti finalizzati al miglioramento della salute e della sicurezza dei lavoratori. Elenco parziale ma significativo: «Negli ultimi vent’anni, il numero degli infortuni è molto calato, nell’ordine del 40-50%, e si sono ridotti anche gli infortuni gravi e mortali» conferma Calderini, che aggiunge: «Sono diminuiti inoltre i controlli nelle aziende con esito sfavorevole rispetto al totale dei controlli fatti».

Indicatori positivi a conferma della buona incisività delle strategie messe in atto in Regione Lombardia – vedi ad esempio il Piano regionale 2014-2018 per la tutela della salute nei luoghi di lavoro – e dei percorsi formativi e informativi attuati: «Da quando, con il D.Lgs 81/08, il rispetto della normativa in materia di igiene e sicurezza del lavoro, deve essere garantito prima di tutto dai controlli degli organismi interni all’attività lavorativa (datore di Lavoro, dirigenti, preposti, servizio prevenzione e protezione, medico competente ecc.) la situazione è certamente migliorata» riferisce il dirigente dell’Ats, «e la consapevolezza dell’importanza della Salute e della Sicurezza del Lavoro è cresciuta sia nelle grandi industrie che nelle Pmi, dove le conseguenze della scarsa sicurezza possono rivelarsi addirittura drammatiche, fino a minare la sopravvivenza stessa dell’azienda».

TRE DIPENDENTI, UN INFORTUNIO, I CONTI DEL DANNO
Si pensi, ad esempio, «al caso di una ditta con tre dipendenti, titolare incluso – analizza Calderini – Qualora uno dei due collaboratori dovesse rimanere coinvolto in un infortunio serio, con prognosi largamente superiore ai 40 giorni, ipotizziamo a causa di carenze in tema di sicurezza, non solo il titolare ne dovrebbe rispondere a livello penale, con i costi correlati, ma la produzione subirebbe un’interruzione a causa del  sequestro del macchinario coinvolto; bisogna poi considerare le eventuali sanzioni per violazioni alla normativa in materia di Ssl, i costi per la messa a norma o la sostituzione delle apparecchiature, quelli legati alla sostituzione del lavoratore infortunato, i costi e i tempi per la formazione e l’addestramento del nuovo assunto, che magari non ha competenze all’altezza di quanto richiesto… e così via».

«Per questo dico che gli investimenti in sicurezza non devono essere vissuti come uno dei tanti oneri burocratici, ma come un’opportunità: gestire bene il problema, infatti, porta un vantaggio tangibile, anche economico, alle imprese e al loro “capitale umano”».

Un ruolo importante, in tal senso, lo svolgono le associazioni imprenditoriali, «perché fanno e possono fare molto per assistere le aziende».

La valutazione dei rischi e dello “stato dell’arte” di un’impresa è il primo passo per renderla sicura. «Ma attenzione – ammonisce il dirigente dell’Ats – rivolgetevi a consulenti preparati: le formule low cost, alla lunga, non fanno risparmiare». Un riferimento neanche troppo velato alle competenze di eventuali Rspp esterni.

CONTROLLI SUL 5% DELLE IMPRESE ATTIVE: 1.858 SU 37.164
In un quadro dove le variabili sono molteplici diventa quanto mai decisivo il ruolo dell’Organismo Territoriale di Coordinamento, istituito per individuare le specifiche esigenze e le criticità del territorio, coordinare  le risorse di tutti gli enti coinvolti (Ats, Inail, Ispettorato Territoriale del Lavoro, Inps, Arpa, vigili del fuoco, associazioni datoriali e sindacati, comitati paritetici ed enti bilaterali …), rendere i rapporti tra le istituzioni più funzionali, coinvolgere e supportare le aziende nell’adempimento degli obblighi previsti dalle normative. Nel contesto del Organismo Territoriale di Coordinamento, su indirizzo del Piano Nazionale di Prevenzione e del relativo Piano Regionale di Prevenzione, vengono anche programmate in modo coordinato le attività di controllo nelle imprese, che ogni anno devono riguardare almeno il 5% di quelle attive e con più di un dipendente.

Nel caso della provincia di Varese 1.858 su un totale di 37.164 nel 2016. «L’analisi del contesto e delle criticità, ci consente di mirare i controlli sui settori più critici e su quelli a più alto rischio, come ad esempio edilizia e agricoltura, lavorazione metalli, gomma-plastica, trasporti, chimica-farmaceutica e tessile, nonostante quest’ultimo abbia risentito in maniera rilevante della crisi». Ai controlli “programmati” si sommano quelli “non programmabili”, legati ad esempio alle malattie professionali e agli infortuni. Quelli gravi (mortali, con postumi permanenti o prognosi superiore ai quaranta giorni) in occasione di lavoro nel 2015 sono stati 1.873. E 15.516 il totale degli infortuni denunciati (con differenti livelli di gravità), di cui 9.289 riconosciuti come avvenuti “in occasione di lavoro”.

UN TREND DA CONSOLIDARE
Grazie anche a questo monitoraggio costante del territorio, Calderini ribadisce il trend positivo, da consolidare e rafforzare: «Notiamo che, anche grazie all’attività di associazioni come Confartigianato e alle professionalità che esprimono internamente, il numero degli infortuni è in calo, al netto ovviamente della diminuzione del numero di aziende attive sul territorio». La chiave di tutto, e a dirlo è un medico, è la prevenzione. Nella vita e sul lavoro.

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