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Home Politica, guarda le Pmi: con la pace crescono giovani e futuro

Politica, guarda le Pmi: con la pace crescono giovani e futuro

 

busto arsizio - serata economia in ricordo di marino bergamasci

Toglieteci tutto, ma non internet. Non oggi che sulla Rete viaggiano dati e affari, attraverso la rete dialogano gli oggetti e grazie alla rete cresce l’economia. Eppure sì, il mondo avrebbe dovuto fare a meno di internet se la logica della pace non avesse prevalso su quella della guerra. E se un gruppo di scienziati universitari, ai quali in tempi di cortine di ferro i militari hanno “strappato” l’allora progenitore dell’attuale Rete, non avesse scelto di cambiare le regole della storia, tornando a lavorare su quel che avevano “perduto” e trasformandolo nella più grande rivoluzione della storia recente. Internet è nato così: non dalla guerra, ma nonostante la guerra. Perché ciò che i militari si sono presi è finito per rimanere embrione, e ciò che la scienza ha messo a disposizione del mondo, è diventato patrimonio globale.

Internet, ma non solo internet: venerdì sera (10 marzo) a Busto Arsizio, in occasione della giornata dell’economia promossa da Confartigianato Imprese Varese in ricordo dell’ex direttore Marino Bergamaschi, sono stati i pro e i contro di due mondi a confronto a rincorrersi nella chiacchierata tra Raul Caruso, professore di Politica Economica all’Università Cattolica di Milano e autore del volume “Economia della Pace”, Gianfranco Fabi, editorialista del Sole24Ore, Giorgio Merletti, presidente nazionale di Confartigianato Imprese e Cesare Fumagalli, segretario generale dell’associazione.

Un incontro voluto dal presidente provinciale di Confartigianato Varese Davide Galli e dal direttore generale Mauro Colombo per riflettere sul tema di un’economia etica cara a Bergamaschi, ma anche alle imprese e all’associazione di viale Milano, ieri come oggi.

Perché dire impresa, soprattutto piccola e media impresa, significa dire “pace”. Perché è nel Dna delle Pmi nascere per «crescere e resistere nel lungo periodo» ha scandito Caruso, «investire in ricerca e crescita del capitale umano», essere portatrici di dialogo, apertura, reti e collaborazione, competere sui piani «della qualità e del valore aggiunto», «comporre conflitti e far crescere la soddisfazione». Quella dell’impresa, di chi ci lavora, del tessuto economico che le ruota attorno e del tessuto sociale che ne beneficia.

I GIOVANI AL FRONTE E QUELLI AL LAVORO
Pmi simbolo dell’economia di pace, vincenti nel disarmante confronto di Caruso con le logiche dell’economia di guerra, la stessa dove probabilmente internet sarebbe rimasto faccenda di pochi, dove i giovani inviati al fronte rischiano di diventare “capitale umano deteriorato”, a causa di una ridotta scolarizzazione e della contrazione della produttività («sarà questo il rischio che correrà l’America del militarista Trump?»). E dove, la crisi, restringe la collaborazione e, dunque, la diffusione di quella tecnologia della cooperazione che è l’antidoto dei nazionalismi. Un problema con il quale l’Europa, oggi, deve fare i conti. Così come deve farli con una immigrazione non facile da gestire, «che si propaga da luoghi dove noi, pagando le tasse, costruiamo armi da mandare in luoghi di guerra».

IL DIALOGO CON I GOVERNI DEI PORTATORI DI BENESSERE
Sul piatto della bilancia – al netto dei guadagni di colossi che anche in Italia producono per le economie di guerra (o, comunque, di difesa) – l’economia di guerra sprofonda. Quella della pace porta in dote il benessere che serve alla crescita. Le Pmi, paradigma dell’economia di pace, diventano quindi interlocutrici non solo fondamentali, ma indispensabili nel dialogo con politica e governi: «Imprese – parole di Caruso – fatevi sentire da chi ci guida. Dite loro “non fate la guerra, fate andare i nostri ragazzi a lavorare, non cedete alla superficialità dell’oggi, a visioni di breve termine e talvolta superficiali: mutuate la visione di lungo termine delle imprese”».

Nella sala di VersioneBeta, la scuola di formazione di Confartigianato, tanti imprenditori e tanti giovani hanno colto il messaggio, rilanciato da Fumagalli: «Il nostro ruolo di associazione ci chiede di essere operatori all’interno di un mondo che fa della composizione dei conflitti nella società, della responsabilità sociale, e del farsi portatori di interessi collettivi, il suo mestiere».

PAGAMENTI IN TEMPI CERTI E INNOVAZIONE
Tina Montanari, vedova di Bergamaschi, in sala con i figli Michele e Nicola, conferma che di questo – quando ai pranzi della domenica si discuteva di mondo e di futuro – il marito parlava. Di questo parla anche la Confartigianato d’oggi, a Varese e in Italia: «Ribadiamo con forza che va tutelato il valore dell’artigianato, riducendo la burocrazia, contraendo i tempi dei pagamenti, salvaguardando la capacità di creare capitale umano di valore in Italia e all’estero (due le missioni in corso tra Etiopia e Palestina per la trasmissione del mestiere artigianato ai giovani residenti in luoghi ad altissimo rischio di emigrazione a causa dei conflitti, ndr), sostenendo gli investimenti in innovazione (il laboratorio di prototipazione e stampa 3D di Tradate, Faberlab, è l’esempio di uno sforzo antesignano e significativo) e tutelando il valore aggiunto di un made in Italy di cui, da troppo tempo, si invoca la tracciabilità».

Ecco, l’economia della pace è l’economia delle Pmi. Politica e mondo bancario sapranno essere lungimiranti come gli scienziati che si ripresero internet, cambiando il mondo?

 

 

 

 

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