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«Lo stop al mercato libero non bloccherà i prezzi dell’energia. I “furbetti” sono altrove…»

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«Non fermate l’energia libera, rendete davvero libero il mercato»
. Il Ddl concorrenza che sbarcherà in Senato a ponte pasquale archiviato, porterà quasi certamente con sé l’ennesima virata sul fronte del mercato libero dell’energia che dovrebbe slittare di un anno rispetto alla scadenza già fissata del primo luglio 2018.

Qualora la modifica inserita nel documento parlamentare dovesse passare – ed è probabile, essendo nel maxi emendamento sul quale il Governo porrà la questione di fiducia – energia e gas entreranno nel mercato libero tout-court solo dal primo luglio 2019. Garantendo, per un ulteriore anno, la sopravvivenza del mercato tutelato.

«Secondo il presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti (Pd), la fine del mercato elettrico tutelato, prevista nel 2018, avrebbe avuto come effetto un “aumento robusto” del costo delle bollette e il conto, sempre secondo il senatore, avrebbero dovuto pagarlo famiglie e piccole imprese che ancora non hanno voluto passare al mercato libero, preferendo usufruire delle tariffe determinate trimestralmente dall’Autorità per l’energia» premette Eugenio Massetti, delegato per l’Energia e le Utilities di Confartigianato Imprese.

E’ vero, infatti, che l’autorità per l’energia calcola queste tariffe sulla base dei costi all’ingrosso, fungendo da calmiere del mercato e, prosegue Massetti, «il ragionamento del presidente della commissione non è, ad oggi, sbagliato. Questo è quello che è successo in Italia, unico Paese al mondo, dove le tariffe tutelate si sono spesso mantenute al di sotto di quelle di mercato. L’opposto di quello che dovrebbe accadere».

Un paradosso non inspiegabile: «Non si è mai sentito che l’apertura del mercato alla concorrenza non abbia determinato una riduzione dei prezzi, specie in un periodo di contrazione della domanda di un bene e dunque di un eccesso di offerta. C’è molta più energia e gas di quelli che servono, sul mercato: ne è testimone la diminuzione dei prezzi degli idrocarburi. Solo nel caso in cui gli operatori facessero cartello, come spesso avviene nel mondo dei carburanti, questo può accadere. Ma in quel settore gli operatori sono pochissimi, in particolare le major petrolifere. Non è un caso che quando aprono i distributori indipendenti i prezzi diminuiscono. Ma il mercato dell’energia elettrica è un mercato in cui agiscono, in concorrenza tra loro, quasi 350 operatori: non è possibile fare cartello».

Dunque? Come si spiega il “mistero italiano” del mercato libero?

«Le motivazioni sono due – prosegue Massetti – Il primo è la presenza stessa del mercato tutelato: un paradosso. Come si può immaginare che, a fianco di un mercato libero, ne esista uno “protetto”? Posso farlo col pane base, o il latte: lascio libero il prezzo del pane e del latte e, per ristrette fasce di poveri, impongo un prezzo sul prodotto più basilare. Ma proteggo una piccola minoranza di soggetti. L’energia, invece, è tutta uguale».

E’ evidente che, per esistere, «il mercato protetto debba mantenere prezzi più bassi di quelli di mercato, con un effetto a catena: i prezzi più bassi disincentivano il mercato libero (23 milioni di utenti in Italia non lo usano) e questo fa inceppare il mercato libero stesso, che non opera sulla universalità dei consumatori, ma solo su una fetta, minoritaria e in gran parte energivora, che può trattare con maggiora forza il proprio prezzo».

«Il secondo motivo è “la politica”, cui tocca agire, con adeguate decisioni, presso l’Autorità per l’energia affinché vigili sui meccanismi del mercato libero e consenta loro di funzionare correttamente. Oggi invece avviene che in Italia esistono le bollette meno trasparenti possibili, per la cui lettura occorre una laurea in ingegneria, tali e tante e inspiegabili sono le componenti che la compongono, tutte deliberate dell’Autorità. Componenti che non compaiono nemmeno più, a meno che uno non le richieda con una bolletta particolareggiata. Oggi si fa un riassunto, come se questa fosse trasparenza. E’ nelle pieghe di queste componenti, non sul prezzo dell’energia, che agiscono i furbetti del quartiere. Vendo un basso prezzo della materia e poi aggiungono costi di ogni genere e tipo, imparagonabili tra loro se non da occhi espertissimi» .

Incalza Massetti: «Ce ne sarebbe anche un terzo di motivo: i monopoli territoriali di grandi aziende leader locali».

La soluzione non è bloccare il ddl concorrenza, dunque. «La soluzione è aprire veramente il mercato, cancellando la Tutela e cancellando il buffo esperimento della “Tutela Simile” (solo il nome… ), introdotta quest’anno come mostro bizantiniano per cui un utente rimane col prezzo protetto stabilito dalla Autorità, con l’aggiunta di uno sconto che gli operatori offrono (dopo aver aggiunto una componente, il prezzo di “commercializzazione e vendita”). Una componente inutile. Quando mai si stabilisce un prezzo per una attività (la commercializzazione e la vendita) che fa parte di per sé dei meccanismi di formazione del prezzo di un bene?».

Non si può dimenticare, prosegue il delegato per l’Energia e le Utilities di Confartigianato Imprese, «che nella bolletta elettrica, oltre alle componenti per la catastrofe del Vaiont e anticaglie simili, ce n’è anche una attraverso la quale i piccoli consumatori pagano qualche centesimo in più per megawatt/ora per abbassare i prezzi alle grandi Imprese energivore. E’ questo il “non mercato libero”?».

Confartigianato chiede altro, per le imprese e le famiglie: «Aprire il mercato in modo totale, assicurarsi che la concorrenza sia effettiva, rendere leggibile e trasparente la lettura delle bollette, eliminare tutte le componenti di prezzo incomprensibili ed inutili. Questo sì farebbe diminuire i prezzi».


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