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Home Italia batte Germania 17.000-4.000: record di leggi e regole, ma funzionano davvero?

Italia batte Germania 17.000-4.000: record di leggi e regole, ma funzionano davvero?


Le regole in Italia abbondano: ne contiamo 17.500, ma con quelle comunali, provinciali e regionali saliamo a 150mila. Francia e Germania, in due, superano di poco la metà delle nostre. Insomma, le regole non mancano e devono essere rispettate, ma così come sono servono proprio tutte? Una cosa è certa: la regola non deve essere l’eccezione e a questo tema – ampio, complesso e scomodo – è dedicato il Congresso Provinciale di Confartigianato Imprese Varese, il 14 maggio, alle Ville Ponti di Varese.

Ma cosa ne pensa la gente delle regole: sono troppe, sono poche, sono chiare? Girando per le vie della città di Varese, abbiamo scoperto che per almeno il 50% degli intervistati le regole sono troppe e per il 50% sono troppe ma ce ne vorrebbero molte di più. Ma devono essere rispettate «e chi può, chi ci governa, deve farle rispettare. Deve darsi una sveglia» dicono alcuni. La cosa che disturba tutti, perché di fronte ai furbetti ci si sente sempre impotenti, è che «chi dovrebbe dare il buon esempio, a volte, è il primo a non farlo».

Tra chi vorrebbe che tutti mettessero il casco e che le multe per divieto di sosta fossero un po’ meno e chi chiede «più disciplina», c’è anche chi pensa che «le regole per le cose serie siano poche e complesse e quelle per le frivolezze siano troppe». In pole position troviamo la burocrazia dilagante: «Ce n’è un sacco, e chi vuole aprire un’attività tutta sua…».

Nel nostro breve viaggio incontriamo anche due donne straniere: una spagnola, l’altra ucraina.

La prima non ha dubbi: «In Italia ci sono troppe regole. Per spiegarmi faccio il paragone tra Nord e Sud d’Italia – dice la giovane. Un mese fa sono andata a Napoli e vedo sfrecciare tre ragazzini su un solo motorino e addirittura senza casco. Qui a Varese, l’altro giorno, ho perso tre punti della patente e ho pagato più di 100 euro perché viaggiavo 5 chilometri sopra il limite di velocità. Le regole non devono essere uguali per tutti?». Dall’Ucraina la voce è diversa: «Qui sono straniera e non ho diritti, però sono contenta: in Italia ci sono meno regole rispetto al mio Paese, ma c’è più democrazia». Potrebbe bastare questo, e invece il punto è un altro: chi osserva le regole è fortemente indispettito, come è giusto che sia, da chi le evita.

Ecco perché le regole, troppe o troppo poche, «non sempre sono giuste» sottolinea una signora dall’aria ferrea che non manca di dire che «a comportarsi in un certo modo si impara da piccoli». Vista dall’estero l’Italia «è un Paese di menefreghisti»; vista dagli italiani, «qui non funziona niente. E’ un po’ la nostra filosofia: non ci sono leggi rigide, le persone non hanno un sufficiente grado di coscienza e chi sbaglia non paga», dicono gli intervistati.

Stupisce forse il fatto, però che a volere più leggi siano proprio i giovani. Con una chiave di lettura che potrebbe fare la differenza per avvicinarci al trend europeo: «Mettiamone anche di più, a patto che siano semplici e snelle».

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