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Home Da dipendente in Africa a imprenditore a Gallarate. E oggi, in Africa, ci vado per vendere

Da dipendente in Africa a imprenditore a Gallarate. E oggi, in Africa, ci vado per vendere

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La prima pressa da stiro prodotta dalla Gi.Emme.Pi. la si può ammirare ancora oggi: basterebbe cambiare il nastro per rimetterla in moto. E non è un pezzo d’antiquariato: il signor Giuseppe, che in questa azienda prossima a festeggiare i suoi 50 anni (nasce nel 1968) ci ha messo l’anima, potrebbe offendersi. Nei suoi occhi, invece, c’è tutta la cordialità dell’imprenditore abituato a correre nel mondo. E ad afferrarne le novità. Così si spiegano le presse da stiro per il settore tessile (ricami e pizzi, battitura macramé, tende), quelle per la termoadesivazione di colli e polsini di camicie, abbigliamento e capospalla, cinture di pantaloni. E le presse accoppiatura per l’automotive che fa tendenza: Maserati, Lamborghini, Porsche, Audi. Per questo settore i Provasoli lavorano da sette anni, hanno fatto passi da gigante sull’adeguamento tecnologico e parlano con orgoglio delle loro macchine a risparmio energetico. Ma cosa è la termoadesivazione? Semplicemente, tessuto e adesivo vengono scaldati e poi pressati l’uno sull’altro. E non si staccano più.

LA CRISI MIGLIORA LA MIRA
In questa azienda di Gallarate non c’è mai stata crisi, perché «le crisi servono sempre». Aiutano a migliorare la mira e a non cedere sulla produzione: nel 2016, dalla Gi.Emme.Pi di via Cappuccini 40/D a Gallarate, settanta macchine hanno raggiunto il mondo. La sola azienda  concorrente è italiana, ma i fratelli Massimiliano (52 anni), Fabio (44) e Sabrina (48) non hanno dubbi: «Abbiamo un prodotto che spacca, per un mercato selezionato».

Quella prima pressa conservata come esempio di dedizione e passione, ti invita a schiacciare il pulsante d’avvio. Perché nonostante i touch screen dell’Industria 4.0, l’automazione e la gestione da remoto, in questa impresa familiare si assicura la fornitura di pezzi di ricambio a macchine che hanno più di trent’anni. Lo stupore cede il passo all’organizzazione: la cura del cliente, e la sua soddisfazione, sono fuori discussione. Anche a chi chiede il digitale: «Le nostre presse adesivatrici in continuo si settano automaticamente: la scelta spetta a chi acquista, anche se innovare è ormai un must», dice Massimiliano. A tal punto che per l’Industria 4.0 i fratelli sono già pronti, «ma non lo sono i programmi gestionali di tante aziende che dovrebbero dialogare con le macchine. Le porte di ingresso sono chiuse e non basta una password per entrarci: a volte è indispensabile acquistare nuove licenze».

IL NIPOTE PUNTA SU SITO E SOCIAL
Bravi, attenti ma con un gap da colmare: «Non sappiamo raccontarci – dicono – ed è per questo che non molliamo sul fronte della comunicazione». Sito, Facebook, Instagram funzionano grazie a Marco, figlio di Massimiliano, mentre in officina – impegnato al taglio e alla saldatura delle lamiere – c’è Federico di 38 anni. Ma i fratelli non mollano neppure sulla fornitura di utensileria e parti pneumatiche: «Tanti pezzi arrivano direttamente da fornitori locali: i cilindri, per esempio, da Mozzate. E sono indistruttibili». Niente crisi, dunque, e nessun cartello – in tutti questi anni – con scritto “chiusi per ferie”. Staccare è un lusso, soprattutto quando si lavora con l’estero: «Max Mara, a volte, mi ha telefonato anche il 16 agosto», intercala Sabrina. Guai a non dare una risposta. Anche a Valentino, altro grande marchio del fashion italiano.

ACCONTO E TEMPI DI CONSEGNA AD HOC
Azienda nata quasi per caso da Giuseppe, che dopo un’esperienza in Africa come responsabile del settore elettrico per un’impresa belga inizia a riparare e rivendere presse per un’impresa svizzera, «la Gi.Emme.Pi. vende ovunque: non c’è Paese dove non ci sia una pressa per la termoadesivazione. A maggio, per esempio, ne abbiamo inviate due in Bangladesh», sottolinea Fabio. L’export trascina gli affari: nel 1981 l’azienda gallaratese ha iniziato a lavorare con la Russia (50 macchine in dieci anni), nel 1983 ha partecipato ad una missione ad Atlanta e tiene sott’occhio Francoforte, la città dove si tiene l’unica vera fiera dedicata al settore, la Texprocess.

Il segreto? «Non facciamo contratti con penale. Quando accettiamo un lavoro chiediamo al cliente il 30% di acconto e i tempi di consegna si calcolano dalla data in cui lo riceviamo», dice in modo pragmatico Sabrina.

I problemi, se ne vogliamo parlare, sono quelli che vivono tutte le imprese. Nazionali ma anche locali. E ne parla Sabrina: «Le tasse sono al 68,8% e paghiamo 2.000 euro all’anno di Tari per due sacchetti di rifiuti alla settimana: assurdo, no?».

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