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Home E-commerce sì, ma con la testa e a misura di Pmi. E con un occhio alla “r” di “relazioni reali”

E-commerce sì, ma con la testa e a misura di Pmi. E con un occhio alla “r” di “relazioni reali”

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Andrea Boscaro non ha bisogno di presentazioni: fondatore del think tank dedicato al marketing digitale The Vortex, formatore specializzato in e-business, social media ed editoria digitale, amico di “Faberlab” e “VersioneBeta”, e autore numerosi volumi ( “Tecniche di web-marketing”, “Portare clienti nel nostro negozio con Internet”, “Fare politica Digitale” ed “Effetto Digitale”, tutti editi da Franco Angeli), venerdì 9 giugno – dalle 18 alle 20 – sarà di nuovo al Faberlab per parlare dell’ultima fatica letteraria (“Marketing digitale per l’ e-commerce. Tecniche e strategie per vendere online”).
E per confrontarsi, insieme al direttore di VareseNews Marco Giovannelli, con le imprese interessate ad affrontare un tema caldissimo, di estrema attualità ma spesso dai connotati confusi e poco chiari.
In attesa dell’appuntamento, che vi consigliamo di non perdere e per il quale vi consigliamo di prenotare subito un posto in prima fila, proviamo a offrire alle nostre imprese un’anticipazione che speriamo possa servire a sgomberare dubbi e perplessità.
Boscaro, aall’azienda fisica all’impresa diffusa: è questo il significato di e-commerce?
L’espressione “e-commerce” è stata, soprattutto nel nostro Paese, più foriera di ritardi e fraintendimenti che di vere opportunità di crescita. Le nostre imprese si sono fatte intrappolare negli anni dal conflitto di canale con la conseguente disintermediazione a vantaggio dei grandi marketplace – generalisti e verticali – e con la conseguente mancanza di una strategia di lead generation online. Oggi, con la frammentazione dell’acquisto online in più ambienti (siti dei brand, vendite private, marketplace, negozi online, …), possono emergere professionalità di online sales manager e digital export manager capaci di creare nuova occupazione ed in effetti reti di collaborazioni territoriali o di filiera.

E-commerce sì, ma come? E, soprattutto, per chi? Investire nell’e-commerce significa modificare il proprio paradigma aziendale: a chi lo consiglia?
Lo sviluppo di una strategia e-commerce è una strategia difensiva rispetto ad aziende che vedono modificarsi il percorso decisionale del proprio acquirente tradizionale ed è pertanto evidente che sia per queste realtà una scelta necessaria. Per quanto da affrontare con cautela e capacità di definizione delle priorità, l’e-commerce è poi una strada percorribili da chi intende avvicinare nuovi mercati e merceologie che sappiano rappresentare una risposta al “bisogno adiacente” a quello che oggi l’impresa soddisfa. Per tutti gli altri modelli di business- business-to-consumer e business-to-business – resta la necessità di comprendere che il digitale, e soprattutto i social media, offrono l’opportunità di farsi trovare e generare contatti commerciali.

Dialogare con un mercato che diventa, potenzialmente, infinito è un’opportunità. Ma anche un rischio. L’impresa del futuro dipenderà dai colossi (Amazon, eBay, social) o da sé stessa?
Voler raggiungere un numero infinito di clienti significa, in effetti, non creare le condizioni per raggiungerne nessuno. Mettere online un sito e-commerce produce molti meno accessi di aprire un negozio su strada, se non lo si promuove: allo stesso modo, caricare un’offerta su un marketplace non significa che essa sarà trovata. Per questo, l’impresa del futuro avrà nei marketplace dei canali che di per sé non rappresenteranno in alcun modo delle vie di esternalizzazione: sarà sempre più necessario definire strategie commerciali e di marketing – in parallelo a quelle presenti sul sito proprietario – per generarne valore.

Seo e Sem, parliamone: quali investimenti sono necessari a un’impresa di piccole dimensioni per gestire analisi, trend, analisi e strategie per migliorare le proprie performance?

Gli investimenti in Sem sono di carattere variabile e non hanno alcuna possibilità di creare notorietà per il brand o di influire sul posizionamento organico: essi pertanto debbono essere investiti con una pura logica di profittabilità. Gli sforzi legati alla Seo sono invece di carattere fisso, così come gli interventi per ottimizzare i rendimenti delle pagine di atterraggio sotto forma di conversioni: l’importo di tali sforzi deriva dal contesto competitivo in cui si trovano l’azienda e soprattutto il target a cui essa si rivolge.

Social network: è meglio esserci, magari anche con pochi investimenti o non esserci, se non si è in grado di investire?
E’ meglio esserci in ogni caso per poter monitorare e gestire eventuali commenti critici e, più in generale, la reputazione del brand. Nel caso in cui si vogliano generare ricavi è invece necessario prevedere un budget con lo stesso approccio del Sem.

Competitività e qualità: come coniugare artigianalità e digitale? E’ possibile, attraverso l’e-commerce, rilanciare il concetto di customizzazione.
Occorre passare dall'”e-commerce” al “r-commerce” dove “r” sta per “relazione”: sviluppare business online – non necessariamente con una transazione digitale – significa lavorare per accrescere referenze, recensioni, reputazione ed appunto relazioni… tutti aspetti in cui un artigiano, che ha una storia da raccontare – può eccellere.Ascoltare la Rete per dare risposte nuove a bisogni nuovi. Vero, ma come distinguere le verità della Rete da tendenze effimere e fake news?
Osservare con cura la fonte dell’informazione che viene postata e cercarne conferma: postare una fake news lede la reputazione di una persona ed ecco perché condividere informazioni richiede responsabilità in primo luogo verso se stessi. Ahimè, si nota come invece talvolta le fake news vengono postate “sperando” che siano vere.
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