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Il lavoro è cultura: viva l’Italia del lavoro, per le imprese e i giovani

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«Viva gli artigiani, viva l’Italia!». Viva quelle imprese che possono nascere, crescere e lavorare senza ostacoli. E quel governo che collabora con loro. Giorgio Merletti apre l’Assemblea nazionale di Confartigianato, questa mattina a “La Nuvola” a Roma, con toni decisi. Collaborativi ma netti: «Le associazioni di categoria sono una nave per navigare nel mondo liquido. Ma l’Europa ci deve ascoltare e le istituzioni devono dare risposte concrete e flessibili, stimolare gli investimenti, creare occasioni di lavoro e abbandonare le scelte di austerità».

Mettendo al centro, secondo il principio etico delle piccole imprese, la persona. Un valore per tutti, anche per quell’Europa che «non può solo essere un insieme di regole e procedure da seguire», ha sottolineato con fermezza il presidente. Perché proprio in Europa ci sono 25 milioni di piccole imprese: senza di loro, è impossibile pensare ad un futuro fatto di sviluppo e crescita. Allora ben vengano la sussidiarietà e la proporzionalità perché, afferma il numero uno di Confartigianato imprese, «vogliamo essere imprenditori-cittadini orgogliosi di essere europei».

Principi che aprono le porte del futuro per un’Italia che insegue velocemente la digitalizzazione ma che, però, si trova ancora oggi a dover scontare la sua lentezza decisionale: il nostro Paese occupa il 27esimo posto tra i 28 della Ue per l’accesso alla banda larga ad alta velocità e solo il 15% dei cittadini è connesso, la metà della media europea.

La tecnologia è un treno sul binario del presente, e il riferimento diretto di Faberlab al fuori Expo ne è un esempio, ma non è tutto. Prosegue Merletti: «Gli imprenditori corrono, ma il Paese non li segue. Occupiamo il 50esimo posto nella classifica mondiale del fare impresa: nel 2014 eravamo alla 64esima posizione; ne restano ancora 36 da recuperare». Ci chiediamo, ancora, perché siamo così in ritardo? La lista dei problemi è lunga e Merletti non la risparmia ai tanti rappresentanti del governo – compreso Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo Economico – presenti all’Assemblea. Il carico fiscale al 42% (la Francia è al 47,5% ma dà altri servizi a imprenditori e cittadini), il cuneo fiscale al 47,8% (12 punti in più rispetto ai Paesi europei più avanzati), 14 miliardi di euro in meno di prestiti all’artigianato, debiti commerciali della Pa con le imprese per 64 miliardi di euro (per vedersi saldare le fatture, le aziende attendono in media 95 giorni contro i 30 imposti dalla direttiva europea recepita dall’Italia).

Il mare, tanto per recuperare la similitudine della nave, non è per niente calmo.

Giorgio Merletti non ha ricette ma proposte: «Bisogna insistere sulla revisione della spesa pubblica, sul riordino delle spese fiscali e sul contrasto all’evasione fiscale favorendo la compliance. Attendiamo invece le misure annunciate dal Governo per diminuire l’abnorme carico fiscale sulle imprese: l’aumento della franchigia Irap, l’accorpamento di Imu e Tasi, il riporto delle perdite ai soggetti in contabilità semplificata. Bene, invece, l’abolizione degli Studi di Settore. La fatturazione elettronica? Faremo la nostra parte, ma l’obbligatorietà deve essere accompagnata da sfoltimenti per non far perdere liquidità alle imprese».

Giovani e contratti sono gli ultimi temi toccati dal presidente. E i toni si alzano: «Occupiamo il 15esimo posto tra i 28 Paesi europei per la spesa a favore di giovani e famiglie, ma è finito il tempo del “chi studia non lavora”. In Italia nascono 319 imprese artigiane al giorno: autoimprenditorialità non è una brutta parola. Riduciamo la distanza tra scuola e lavoro e gli oneri per le imprese che offrono percorsi di formazione, incentiviamo l’apprendistato professionalizzante, quello di primo livello e l’alternanza scuola-lavoro: il lavoro è cultura».

L’alleanza tra impresa, lavoro e politica che caldeggia il numero uno di Confartigianato Imprese non si può fare attendere: «La contrattazione collettiva è un volano per la produttività e Confartigianato è l’unico ad avere un confronto con il sindacato sulla contrattazione decentrata, di prossimità o territoriale, aziendale. Vogliamo assicurare trasparenza a imprese e lavoratori ma anche nuovi strumenti di welfare per rispondere al loro benessere, tutela, sicurezza e sanità». Perché bilateralità e welfare sono gli strumenti ai quali dare un nuovo significato e un nuovo peso perché nuove sono le esigenze di imprenditori e lavoratori, di anziani e bambini. E per «un’associazione di volti come Confartigianato», dice il presidente, «ecco perché è importante l’alleanza fra impresa, lavoro e politica: per sostenere la ripresa, dare ai giovani il gusto del futuro ed esercitare la nostra responsabilità nei confronti del Paese».

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