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«La matematica fa salire il Pil. Chi non la conosce vive benissimo ma…»

faberlab
Dire cose non semplici né scontate è difficile. Bisogna saperlo fare, e bisogna farlo nel modo giusto: chi ci riesce, però, aiuta l’interlocutore ad aggiungere un tassello di conoscenza al bagaglio di informazioni utili per sé e per il mestiere che fa. Con Angelo Guerraggio, matematico, docente all’Università degli Studi dell’Insubria e alla Bocconi, è andata così quando – venerdì pomeriggio al Faberlab di Tradate insieme a Michele Mancino – ha chiuso il ciclo di quattro incontri con cadenza quindicinale sul tema della comunicazione digitale promosso da Confartigianato Varese in collaborazione con VareseNews.

L’uomo dei numeri, cattedratico e saggista, scuote quando paragona la matematica all’inglese: «Tutti lo parlano? No, e vivono benissimo. Ma chi lo conosce ha una marcia in più, riesce a comprendere ciò che lo circonda e a interpretarlo utilizzando chiavi di lettura migliori e più efficaci».

Questo fanno i numeri: offrono chiavi di interpretazione e un punto di vista inedito per osservare l’impresa, l’economia e la finanza.

LA REALTA’ VISTA CON I NUMERI
Non è facile raccogliere una trentina di imprenditori e spiegar loro che “il Pil dell’Italia dipenderà da quanti teoremi matematici verranno realizzati quest’anno” o che, “alla base dell’analisi della realtà e della sua evoluzione, ci sono numeri, calcoli e formule” più che intuizioni, filosofia, creatività e umanesimo. Provocazioni? No, realtà: «Il matematico ha “la testa tra le nuvole”? Ditelo pure, ma non dite che il matematico è inutile. Perché tra i tanti teoremi che i matematici creeranno quest’anno, uno su cento sopravviverà alla selezione. Ma, quell’uno, sarà utile al Paese, anche economicamente».

A quel punto, averne contezza e una conoscenza da “sani dilettanti” potrà essere la chiave per arrivare prima, e meglio, di altri a capire dove andranno economia, finanza e mercati.

Sarà perché la matematica, oggi, è non solo utile, ma fondamentale per comprendere i fenomeni che ci ruotano attorno che sempre più famiglie s’interessano del rapporto dei figli con numeri e formule. E sarà per questo che, dopo la grande crisi degli Anni Novanta, le immatricolazioni a fisica e matematica stanno riprendendo quota anche nelle università.

I FABERLAB SONO IL MOTORE ECONOMICO DEL PAESE
Matematica oggi è applicazione, è analisi dei milioni di dati resi disponibili da pc e Big Data e relativa ricerca delle relazioni che vi intercorrono. È concretezza, valutazione e applicazione. Un po’ come lo sono «i Faberlab, il nuovo motore economico del Paese», così come decenni addietro lo furono le fabbriche.

Guerraggio scandaglia il mondo dal quale arriva, e nel quale vive, e l’obiettivo al quale è chiamato (a beneficio della collettività e, per riflesso, dell’economia): «La realtà è complessa, forse troppo per essere compresa fino in fondo. Troppe variabili, troppi dati, eccessiva rapidità di cambiamento. Un problema che la matematica può risolvere, costruendo una sorta di immagine semplificata, seppur realistica e formale, di quella stessa realtà». Immagine che, in gergo tecnico, altro non è che il “modello” matematico in senso stretto. «Si possono adottare modelli già esistenti oppure crearne di nuovi e valutare, alla fine, se la soluzione trovata è quella giusta, non troppo inficiata dalla semplificazione».

Questa è la matematica per le Pmi, per l’economia, per la crescita e per la finanza. Perché sì, esiste anche una “finanza matematica”, il cui sviluppo è avvenuto di pari passo alla diffusione dei cosiddetti derivati e all’interesse legato alla previsione dei loro prezzi.

LA MATEMATICA NELLA FINANZA
I derivati sono strumenti finanziari il cui valore dipende dalle quotazioni di un bene – il sottostante – e che fissano un pagamento futuro in funzione dell’evoluzione del valore del sottostante. E’ una sorta di assicurazione. Un modo di ammortizzare il rischio derivante dal mercato, dalle caratteristiche finanziarie del titolo, dalla situazione socio-politica ecc. Tutti fattori difficilmente prevedibili in sé e per l’incidenza che avranno. La diffusione dei prodotti derivati risale alla fine degli anni ’70. In Italia, la comparsa delle opzioni finanziarie, con l’indice azionario MIB30, è datata 1995.

L’elemento clou è il prezzo fissato per le opzioni ma, la valutazione di un’opzione, è un’operazione complessa (deve collegare in un’unica formula matematica tutte le variabili che intervengono nel fenomeno e nella sua evoluzione temporale) e, dal 1973 ha un nome: formula di Black e Scholes.

IL MODELLO ANNI SESSANTA
Il futuro, insomma, non è scritto ma si può analizzare, interpretare e tentare di canalizzare. Lo stesso vale per l’azienda: «Qualunque imprenditore, di qualsiasi sia la dimensione della sua azienda, deve conoscere le basi della matematica». L’impressione, invece, è che «nel nostro Paese l’innovazione tecnologica, alla cui base c’è la matematica, sia stata poco curata». Con risultati che ben allontanano questa Italia da quella degli anni Sessanta, quella uscita stremata dalla guerra, ma sospinta dall’informatica della Olivetti, dai Nobel all’Istituto Superiore di Sanità, da Enrico Mattei e Felice Ippolito: «Una singolare coincidenza di innovatori impegnati in campi nei quali la scienza rivestiva un ruolo fondamentale».

«Oggi – parole di Guerraggio – sembra che il sistema produttivo abbia compreso che è da lì che si deve ripartire, e che occorre farlo rapidamente, in un contesto internazionale dove sono molti i Paesi che hanno strappato, all’Italia, lo scettro dell’innovazione e della cultura scientifica».

Qualcosa, insomma, si muove. Anche a Varese, «dove la situazione non è perfetta ma è perfettibile». Dove la matematica non ha la testa fra le nuvole, ma ha voglia di confrontarsi – e di interagire – con l’economia e le imprese.

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